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I lavoratori davanti all'ingresso della Jindal

I lavoratori davanti all'ingresso della Jindal

Rischiano il posto dopo il cambio d'appalto: protesta alla Jindal Films

I cambi d'appalto continuano a riservare brutte sorprese ai lavoratori dell'indotto delle grandi aziende. Dodici operai che effettuano opere di pulizia all'interno della "Jindal Poly films", multinazionale attiva nella produzione del film di propilene, hanno presidiato i cancelli dello stabilimento

BRINDISI – I cambi d’appalto continuano a riservare brutte sorprese ai lavoratori dell’indotto delle grandi aziende. Dodici operai che effettuano opere di pulizia all’interno della “Jindal Poly films”, multinazionale indiana attiva nella produzione del film di propilene, hanno bloccato stamani i cancelli dello stabilimento in via Enrico Fermi, nella zona industriale di Brindisi. Lo hanno fatto per pochi minuti: fino a quanto i poliziotti della Digos non li hanno invitati a presidiare l’ingresso della fabbrica, senza però intralciarne le attività. Ma perché si è arrivati a questo?

Nella giornata di lunedì, da quanto riferito dagli operai, è scaduto il contratto d’appalto fra Jindal, che nel novembre 2012 ha rilevato il gruppo industriale Exxon Mobil, e la ditta appaltatrice Lucente: quella per la quale lavoravano i 12 manifestanti appunto. “Fino a lunedì – dichiara un lavoratore – abbiamo lavorato regolarmente. Stamani siamo rimasti all’esterno dell’impianto perché i nostri badge non sono più attivi”. Gli operai, supportati dai sindacati Cobas e Fisascat-Cisl, chiedono chiarimenti alla Jindal. Non sanno, infatti, quale ditta è subentrata nella gestione del servizio (a tal proposito sono giunte delle voci che però non trovano riscontri ufficiali), e soprattutto non sanno che ne sarà di loro.

“Alcuni di noi – dichiara uno degli operai più anziani – lavorano per in questo stabilimento da più di 20 anni. Quasi tutti abbiamo delle famiglie da mantenere. Non possiamo restare in mezzo a una strada”. I sindacati, a questo punto, chiedono un confronto diretto con Jindal e la ditta subentrante presso il Mercato del lavoro. “Dovremmo vederci – dichiara Roberto Aprile, segretario provinciale dei Cobas – L'ingresso dello stabilimento Jindal-2mercoledì mattina. Stando alle informazioni in nostro possesso, l’appalto è stato assegnato a una cifra che non può garantire il mantenimento dei livelli occupazionali nel settore delle pulizie previsti dal precedente capitolato. Almeno otto persone corrono il rischio concreto di restare senza lavoro. E se la situazione non si risolverà, bloccheremo i cancelli”.

La scarsa tutela dei lavoratori dell’indotto dai continui cambi d’appalto che si registrano nelle grandi aziende, in particolar modo nel petrolchimico, è stata al centro di un ordine del giorno approvato all’unanimità dal consiglio comunale nella seduta di lunedì.Tale documento dà mandato infatti al “presidente del consiglio, sentita la conferenza dei capigruppo, a costituire un gruppo di lavoro e monitoraggio composto dal sindaco, dal presidente del consiglio e da sei consiglieri comunali (tre della maggioranza e tre dell’opposizione) che si confronti con i vertici del gruppo Eni, alla presenza del prefetto, delle parti sociali, nonché dell’ispettorato del lavoro, per concordare un protocollo, partendo da quello sottoscritto in prefettura il 5 ottobre 2009 finalizzato ad assicurare una clausola sociale per la salvaguardia dei livelli occupazionali nei passaggi di cantiere, da inserire nelle gare di affidamento dei lavori alle ditte appaltatrici. Il tutto – si legge ancora nell’ordine del giorno – unitamente alle clausole tendenti a garantire anche il rispetto della legalità e della sicurezza del lavoro, quale criterio da tener conto nell’ambito delle gare, superando ma modalità del massimo ribasso”.

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