Donne e leggi elettorali: la Francia dà lezioni alla vecchia politica pugliese

Il Consiglio regionale della Puglia ha nei giorni scorsi approvato la nuova legge elettorale archiviando di fatto la doppia preferenza uoma-donna, cioè la possibilità di andare a votare con un sistema che avrebbe consentito di esprimere una o due preferenze e, in questo secondo caso, l'obbligo che i due nomi indicati sulla scheda elettorale fossero stati di un uomo e di una donna

Il Consiglio regionale della Puglia ha nei giorni scorsi approvato la nuova legge elettorale archiviando di fatto la doppia preferenza uoma-donna, cioè la possibilità di andare a votare con un sistema che avrebbe consentito  di esprimere una o due preferenze e, in questo secondo caso, l'obbligo che i due nomi indicati sulla scheda elettorale fossero stati di un uomo e di una donna. L’introduzione della così detta doppia preferenza di genere, in sostanza, avrebbe consentito all’elettore di esprimere due preferenze (anziché una, come previsto dalla normativa previgente) purché riguardanti candidati di sesso diverso, pena l’annullamento della seconda preferenza.

Di fatto la nuova legge elettorale della nostra Regione non contiene alcun articolo a sostegno della pari rappresentatività uomo-donna e conferma, con la “forza” di un voto segreto condiviso da maggioranza e minoranza, la volontà di alcuni nostri  rappresentanti politici di  tenere “lontane” le donne dai luoghi dell’esercizio del mandato politico ottenuto attraverso il voto. Quanto accaduto è grave sotto diversi punti di vista. Indica, prima di tutto, il grado di arretratezza della ns classe politica, della distanza tra la stessa e il movimento civile che nel frattempo “occupa” trasversalmente l’intera società, con un procedere forse lento ma indubbiamente inarrestabile.

Esprime, nella sua complessità, la paura del cambiamento e l’attaccamento al qui ed ora di gran parte dei nostri politici, che rinunciano di fatto ad interrogarsi sulla realtà e si trincerano dietro a sterili tecnicismi. Convince, sempre più, del tradimento del significato più profondo della rappresentanza politica che pur in assenza di vincolo di mandato, dovrebbe essere responsabilmente esercitata in favore di coloro, tutti e tutte, da cui è stata attribuita. Non è, seppur grave, peraltro, solo un problema di parità di genere.

E segno di un modus pensandi della classe politica che dovrebbe preoccupare tutti coloro che non sono “politici” di professione: chi, tra i politici, riesce a rappresentare gli interessi non personali ma collettivi, non propri ma altrui, non dei poteri già forti ma di quelli ancora deboli? Dov’è oggi la politica che con senso di responsabilità pensa allo sviluppo di una comunità piuttosto che ad assicurarsi un “immediato futuro”?  Sarebbe riduttivo leggere la mancata introduzione della doppia preferenza nella nuova legge elettorale pugliese come esito della storica contrapposizione uomo-donna. Essa è piuttosto la vittoria, che spero sinceramente momentanea, del vecchio sul nuovo.

Mentre da noi va in onda questa puntata in Francia il 28 gennaio l’Assemblea Nazionale ha approvato  un progetto di legge sulla parità di genere proposto dal ministro per i Diritti delle donne e già approvato dal Senato il settembre scorso: prima dell’entrata in vigore dovrà essere riesaminato in seconda lettura dal Senato. Si tratta di un progetto di cui si stanno occupando anche i giornali internazionali perché rappresenta un modello generale che potrebbe essere replicato anche in altri paesi. La legge parte dalla premessa che nonostante nel campo della parità siano stati fatti «considerevoli progressi» nella legislazione internazionale, nel diritto interno e nella Costituzione, un risultato reale non è ancora stato raggiunto e questo si può ottenere facendo partecipare in modo sistematico tutti i ministeri e solo coinvolgendo la società nel suo complesso.  

“E’ una legge per tutte e tutti” che prevede una serie di norme per rendere effettiva la parità di genere nelle istituzioni, rendendo più severe le sanzioni finanziarie per i partiti che non si presenteranno con liste paritarie alle elezioni o che avranno uno scarto maggiore del 2 per cento tra il numero dei candidati di ciascun sesso. Le sanzioni consisteranno nel taglio di una parte dei contributi pubblici. Ecco la nuova legge elettorale della Regione Puglia sarebbe potuta essere una legge per tutte e tutti.

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