Mercoledì, 27 Ottobre 2021
Politica

Papa Francesco: una nuova occasione storica per il dialogo sinistra-cattolici

Questo papa o piace o non piace. Molti anche a sinistra lo trovano troppo “popolare”. Lo avrebbero voluto più Papa nel senso classico, lontano, carismatico, precettivo. Francesco raccoglie la breve eredità della semplicità di Albino Luciani, il piccolo papa durato poco più di un mese che riuscì a dire in poche settimane cose rivoluzionarie, compreso quella che “dio è anche donna”

Con Carmine Di Pietrangelo e Vittorio Stamerra abbiamo intrecciato da tempo, con Carmine è il tempo di una vita, un dialogo sulla sinistra. Non vi voglio annoiare. Non siamo vecchi brontoloni, né nostalgici, anche se la nostalgia è un sentimento vitale, parla di futuro non di morte.  Vorrei proporre a questa discussine, dopo l’articolo di Carmine che ho letto e apprezzato, un tema che lui stesso ha sollevato quando ha citato papa Francesco.

Questo papa o piace o non piace. Molti anche a sinistra lo trovano troppo “popolare”. Lo avrebbero voluto più Papa nel senso classico, lontano, carismatico, precettivo. Francesco raccoglie la breve eredità della semplicità di Albino Luciani, il piccolo papa durato poco più di un mese che riuscì a dire in poche settimane cose rivoluzionarie, compreso quella che “dio è anche donna”.

La novità di Francesco non è nel suo sentimento popolare. Non è un papa di sinistra come Ratzinger non era di destra. Lasciamo perdere queste categorie su questi argomenti. Francesco è il Papa che pone al centro del suo messaggio di pastore il tema della Misericordia che è una categoria di fede (Dio è misericordioso) ma è anche una modalità di coniugare divino e umano entro le grandi braccia dell’accoglienza e della solidarietà.

In un mondo in cui, come molti secoli fa, la fede arma non le coscienze ma gli odi, in un mondo senza leadership generose, in un mondo dominato dalla grande finanza in cui i progresso innegabili provocati dall’industrializzazione e dalla globalizzazione si accompagnano  ingiustizie durissime (siamo tornati al lavoro schiavistico, qui nelle nostre campagne, non in paesi lontano), il Papa non presenta un Dio arcigno, precettivo, ossessionato dal nostro peccato originale e dalla nostra propensione al peccato, ma un Dio che perdona, che  perdona tutti, anche chi non crede.

Gli basta sapere che c’è voglia di riconoscere l’esistenza dell’esigenza del perdono, cioè il riconoscimento che siamo nel mondo a contatto con altri. Non è un messaggio politico. Tuttavia per un mondo come il nostro che ha vissuto la grandezza del dialogo fra sinistra e cattolici, sia nella versione socialista sia in quella comunista, è un’occasione gigantesca.

Togliatti ci diceva che dovevamo dialogare con una “sofferta coscienza cattolica” per salvare il mondo dal disastro nucleare. Berlinguer riabilitò la fede nel suo diritto ad essere parte della vita pubblica e non si chiese se fosse o no sofferta. Noi oggi che siamo, in Italia, governati da cattolici privi di principi, sentiamo che il messaggio del Papa è rivoluzionario perché apre dove la società chiude, spalanca dove la cultura rattrappisce, invita dove la ragione spingerebbe a radunare solo gli amici più stretti.

Il Papa non è un capo politico. Non lo è neppure Francesco. La politica però non può ignorare il suo messaggio in una stagione in un cui tutte le  prospettive palingenetiche sono fallite. Il cammino della Chiesa è lungo e pieno di passaggi discussi e discutibili, anche recenti. Oggi la Chiesa di Francesco si mette in sintonia con un mondo che non accetta la regola della guerra, della esclusione, dello sfruttamento. E noi dove siamo, a questo punto?  

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