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Almiento: "“Io candidato sindaco a Brindisi? No grazie, resto alla Stp”

"Grazie a chi ha pensato a me e continua a fare il mio nome in vista delle prossime amministrative, ma non posso. Non ci sono le condizioni per mantenere anche solo aperta l'ipotesi di una mia candidatura a sindaco di Brindisi per il Pd"

BRINDISI – “Grazie a chi ha pensato a me e continua a fare il mio nome in vista delle prossime amministrative, ma non posso. Non ci sono le condizioni per mantenere anche solo aperta l’ipotesi di una mia candidatura a sindaco di Brindisi per il  Pd: il mio contributo alla politica locale resta come tecnico, come avvocato chiamato alla Stp, ma non può essere esteso oltre perché essere primo cittadino di Brindisi richiede un impegno di 24 su 24”.

Non è un “gran rifiuto” quello di Rosario Almiento, penalista del Foro di Brindisi, presidente del consiglio di amministrazione della Società Trasporti Pubblici, alimentato dal “chi te lo fa fare” che si sente spesso non appena ci sono new entry in politica. Ma un’analisi della situazione attuale in cui versa la città, tale da richiedere un impegno costante – senza soluzione di continuità – e totalizzante che, al momento, non trova corrispondenza con altri impegni, quelli legati alla professione forense e all’incarico nella partecipata.

Ecco perché il penalista ha scelto di rompere il silenzio, restituendo al mittente, con il garbo che lo contraddistingue, la candidatura ipotetica, circolata con insistenza in alcuni ambienti del Pd, partito del quale Almiento non ha la tessera, ma a cui è vicino. Tanto da essere considerato (a torto o a ragione, dipendente dalle correnti interne al Partito democratico) in “quota” all’ex deputato della Margherita, Giovanni Carbonella, dal momento che proprio il vecchio onorevole  - esattamente tre anni fa  - pensò all’avvocato come possibile candidato primo cittadino per la coalizione di centrosinistra aperta all’Udc e alla lista Noi centro di Massimo Ferrarese, all’epoca presidente della Provincia.

Quel nome, quel curriculum legato ai maggiori processi pendenti davanti al Tribunale (vedasi Acque Chiare e prima ancora quello scaturito dall’inchiesta sulla presunta tangentopoli brindisina), portarono Carbonella  a credere di aver trovato la persona giusta per svecchiare il Pd e aprirlo alla società civile, seguendo le indicazioni arrivate dai centristi, i quali di fronte alla candidatura dello stesso ex parlamentare fecero segno di no con  la testa, ritenendolo la negazione del rinnovamento.

Chi ha memoria storica di quel periodo, ricorda che Almiento e Carbonella ebbero una serie di incontri. Qualcuno parlò persino di pressing dell’ex Margherita, nonché sindacalista, con l’obiettivo di strappare il fatidico sì dell’avvocato, ma niente da fare: il penalista disse no. Per le stesse ragioni per le quali oggi ha deciso di uscire allo scoperto per non alimentare ulteriormente i rumor e lasciare aperto il confronto, nella convinzione che ci siano altri nomi spendibili. Quali? Non si sbilancia. Del resto, neanche potrebbe.

“Oggi come tre anni fa torno a ringraziare chi come Carbonella e altri hanno pensato a me, ma non posso che ribadire quel che dissi all’epoca e cioè che non ci sono i presupposti anche solo per mantenere in piedi l’ipotesi della candidatura”, dice Almiento. “Il motivo è uno solo: mi rendo perfettamente conto che diventare il sindaco di una città sicuramente sofferente come Brindisi, alle prese con criticità ereditate da lontano,  richiede un impegno che non può e non deve conoscere limiti di orario”.

“In altri termini – prosegue Almiento - chi intende candidarsi deve sapere bene che si tratta di una scelta totalizzante, completamente assorbente. Il primo cittadino deve lavorare solo per la sua città, appunto. Io ho già assunto impegni che intendo portare a termine: ho il dovere di continuare a seguire i clienti dello studio e ho anche il dovere di proseguire nel lavoro in seno alla Stp ed è in questi termini che resta il mio impegno in politica, come esterno, da tecnico”.

Niente da fare. I sostenitori di Almiento se ne faranno una ragione. I detrattori, da intendere come gli appartenenti all’altra(e) corrente(i) del Partito democratico, saranno contenti. Certo è che la guerra interna in chiave elettorale è partita eccome. Il duello tra il segretario cittadino Antonio Elefante e il capogruppo consiliare Salvatore Brigante ne è la prova: l’uno contro l’altro armato, separati dal bilancio di previsione 2015, alle prese con dichiarazioni belliche affidate a veline e post su Facebook. E meno male che il Pd era alla ricerca dell’unità. Mai estate fu così calda.

  

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