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Rosetta Fusco

Rosetta Fusco

"Rosetta e quel male oscuro del Pd brindisino da vincere"

Intervento di Ernesto Musio della direzione provinciale del Partito democratico: "Insana mancanza di autonomia"

Il Partito Democratico della provincia di Brindisi ha bisogno di riacquistare un po’ di serenità politica e un minimo di normalità democratica. “Sono ancora malato e credo che non guarirò mai. Però sono guarito per quel tanto che volevo disperatamente guarire, ossia non ho più paura di scrivere” dice autobiograficamente di sé depresso lo scrittore Giuseppe Berto nel suo romanzo “Il male oscuro”. Come per ogni malattia, non è rimuovendone le cause che si può tentare di guarire ma, all’opposto, solo facendole dolorosamente emergere e riconoscendole si può sperare in una possibile guarigione.

Partito Democratico

Il Partito Democratico della provincia di Brindisi soffre da tempo di una insana mancanza di autonomia, determinata da più livelli, nella scelta delle persone da “promuovere” alla sua guida, salvo eccezioni. Ciò ne ha trasfigurato col tempo fisionomia e caratteri essenziali, producendo un habitat di omologazione conformistica che ha spento quella vitale dialettica interna sulle “visioni” e sulle “cose”, e l’ha accesa sul protagonismo e il carrierismo. Così muore un partito. Ciò che resta è solo un inevitabile simulacro.

Anche se nell’era della mediocrazia tutto ciò può essere un “mal comune” del sistema politico odierno, non può né deve essere consolatorio il “mezzo gaudio” di rassegnarsi al corso delle cose esistente. Peraltro, soprattutto negli ultimi anni, il trasformismo interno ha travolto disinvoltamente ogni coerenza politica, se pensiamo al cambio subitaneo di casacca di alcuni/e, dopo la sconfitta referendaria, passati/e dal renzismo più renziano di Renzi al fronte antirenzista più sfrenato.

E’ autolesionistico poi non curare la vita democratica del partito, con il marchingegno politicista del “tutto cambi perché nulla cambi”, tipico dei gattopardi in odore di utili posizionamenti, e con l’aggravante della non elaborazione del lutto di chi legittimamente anela da tempo di far parte della platea dei “nominati/e”. Ma non è più tollerabile lasciare che un partito continui a vivere la condizione di una sordida conflittualità permanente e puntiforme nel territorio, la quale è funzionale a tutte le ambiguità utili a quell’ intenzionale e legittima eterogenesi dei fini, che forbiti eloqui di sapore neo demitiano, seppur godibili, mal celano, e lo espone persino ai tentativi di condizionamenti anche di chi se ne è appena andato.

Un partito o è una comunità dall’idem sentire ed essere o non è. E un partito senza organizzazione è un non partito. Ed è un partito improponibile alcunché, nonostante ogni lodevole sforzo propositivo e progettuale che dai singoli possa essere avanzato o prodotto. Il PD si deve dare quell’organizzazione, in ogni sezione, paese per paese, della quale da troppo tempo nessuno si è mai preoccupato. Per questo occorre una guida che si occupi esclusivamente del partito. Sì, occorre tornare all’abc, agli elementi basilari della pedagogia politica. Ce n’è bisogno come l’aria. Non conosco l’altro legittimo concorrente alla segreteria provinciale, e quindi non esprimo giudizi.

Conosco Rosetta. E’ innanzitutto una persona per bene. Inoltre la sua storia e la sua educazione politica la pongono al riparo da ogni tentativo di gettare tutto in rissa. E’ una democratica che è rimasta orgogliosamente comunista nel cuore –come tanti di noi-, e come tanti di noi –renziani, antirenziani, semirenziani, renziani di mezzo, o non renziani sostenitori del segretario che siano- sono come appaiono. Suscita la fiducia di chi, anche se non le si condivide, crede fermamente, ma anche laicamente (come ogni persona intellettualmente onesta), nelle sue idee.

Rosetta è fuori da ogni antico caminetto e da ogni giglio moderno. Non è etero dirigibile. Sa riconoscere autonomamente meriti e pregi, indipendentemente dalle anagrafi e dal genere. E può creare l’ambiente sano, fuori dalle comode e opportunistiche appartenenze a questa o a quella componente, affinché cresca in serenità una nuova generazione di ragazze e di ragazzi che prendano per mano il partito.

Ho partecipato con interesse, sia pur critico, al recente Convegno di Confindustria sul futuro industriale di Brindisi. Il convegno ha confermato, in un quadro necessariamente aggiornato dal prof. Federico Pirro, ciò che sappiamo dai tempi delle analisi del CERPEM, sulla condizione e il potenziale economico di Brindisi, il cui territorio continua a godere di una invidiabile dote infrastrutturale, fondamentale per ogni sviluppo. Non c’era il partito. C’erano i sindacati e altre rappresentanze sociali e politiche. Non c’era il PD.

Ecco, il partito deve ripartire dalle “cose” e non dalle persone. Gli iscritti e i futuri dirigenti provinciali e delle sezioni si devono occupare delle “cose” del territorio e su queste “cose” devono organizzare i cittadini, i lavoratori, i giovani, con proprie idee, una propria visione, i propri progetti. Nel ricco intervento di presentazione del proprio programma, Rosetta ha posto, fra altre cose, soprattutto il tema della riappropriazione di autonomia di questo territorio nel contesto delle politiche regionali, dalla sanità al ciclo dei rifiuti, dall’aeroporto all’energia, chiamando direttamente in causa Michele Emiliano. Inoltre ha illustrato il percorso di discontinuità con il passato, capace di far riacquisire al PD la propria utilità sociale, con i propri iscritti, i propri dirigenti, le proprie rappresentanze istituzionali. Con quella passione, quelle “ragioni del cuore” condivisibili, che accattivano e inducono a sostenerle.

                                                 

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