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"Piano di riordino: sanità brindisina ridotta ai minimi termini"

Fin dalla prima presentazione del “Piano di riordino” della rete ospedaliera della Puglia fatta dal governatore Emiliano abbiamo avuto la certezza che era ed è in gioco la stessa idea di sanità nella nostra Regione, con un attacco mortale portato  al cuore del servizio sanitario pubblico

BRINDISI - Riceviamo, e pubblichiamo integralmente, una lettera aperta di Sinistra Italiana di Brindisi ai cittadini, sugli effetti del Piano di riordino ospedaliero recentemete rimodulato dalla Regione Puglia.

Fin dalla prima presentazione del “Piano di riordino” della rete ospedaliera della Puglia fatta dal governatore Emiliano abbiamo avuto la certezza che era ed è in gioco la stessa idea di sanità nella nostra Regione, con un attacco mortale portato  al cuore del servizio sanitario pubblico. È in gioco la organizzazione dei servizi per i prossimi decenni, la salute dei cittadini tutti e il destino di tanti lavoratori e pertanto non siamo disponibili a tacere.

Con la chiusura di altri tre Stabilimenti Ospedalieri (Fasano, Mesagne e S. Pietro Vernotico) e la ipotizzata riorganizzazione della rete emergenza-urgenza, in particolare nella zona sud del territorio brindisino, l’art.32 della Costituzione rischia di non essere rispettato. Ancora, la Asl Br si attesta, nella previsione del Piano di Riordino,  agli ultimi posti nel calcolo del rapporto in termini percentuali dei posti letto, pari al 2,7 x 1000 abitanti,  contro una media nazionale e regionale di 3,7 come previsto dal DM 70/2015. 

Denunciamo  l’iperafflusso (tempi di attesa lunghi) che presumibilmente vi sarà sempre più al Pronto Soccorso degli ospedali che sopravvivono (“Perrino” di eccellenza, Francavilla di I livello, Ostuni di base),  poiché è facile immaginare che la gran parte dei pazienti acuti saranno avviati dal 118 o dai PPIT o preferiranno recarsi direttamente all’ospedale che da’ maggiori garanzie in termini di specializzazioni. Già oggi al Pronto Soccorso del “Perrino”  spesso si rimane per ore ed ore, per poi magari essere extra locati dove capita.

In ogni caso, se proprio ci deve essere (ma noi ribadiamo il nostro dissenso), che il ridimensionamento dei posti letto sia contemporaneo alla riqualificazione della rete ospedaliera residua, al potenziamento dei servizi territoriali e rispettoso dei bisogni della popolazione. Chiediamo servizi territoriali che siano in grado di garantire iter diagnostico-terapeutici rapidi ed efficaci, sia per evitare i ricoveri che per farli in maniera appropriata.

Che non vi siano liste di attesa così lunghe da far dirottare le persone verso il privato o che non ci si debba curare  affatto. Che non si debba ricorrere alla mobilità passiva. Che ci sia la dovuta attenzione all’ambiente inquinato e alla prevenzione e cura dei tumori nella nostra Provincia già dichiarata area ad elevato rischio di crisi ambientale con due Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri del 30 novembre 1990 e trenta luglio 1997. La salute è un bene comune, difendiamola.

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