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Forza Italia assediata a destra: cedere non è la soluzione migliore

Forza Italia a Brindisi rischia di diventare ostaggio della sua ex ala destra. In verità, il partito di Berlusconi da molti anni non è più a trazione democristiana, con uno stato maggiore ed amministratori provenienti da quello che fu il partito di Fini

Forza Italia a Brindisi rischia di diventare ostaggio della sua ex ala destra. In verità, il partito di Berlusconi da molti anni non è più a trazione democristiana, con uno stato maggiore ed amministratori provenienti da quello che fu il partito di Fini (Alleanza Nazionale), ma oggi la maggior parte di quella componente ex An è fuori raccolta in associazioni e movimenti vari  - ecco il ritorno delle civiche – o confluita nel partito di Matteo Salvini o calamitata dal Pri rilanciato da Giovanni Antonino. Resta fedele ormai solo la parte moderata legata alla leadership nazionale di Silvio Berlusconi.

Mauro D'AttisModerati sono Mauro D’Attis certamente, o l’ex senatore di An Euprepio Curto che oggi chiede ai coordinatori di Forza Italia se chi fa gli inviti per la convocazione degli stati generali del 16 novembre è la promotrice Forza Italia oppure la Lega, che ha fatto la lista delle sigle gradite, pena la sua non adesione, e quindi se deve ritenersi ancora valido l’invito ricevuto da Progetto per l’Italia. Gli ex dc hanno preferito, chi prima chi dopo, lasciare la nave per trasbordare chi nel Pd chi nel listone che sta preparando Nando Marino.

La prospettiva del rischio è quella che alle prossime elezioni amministrative a Brindisi non ci sia più un centrodestra, ma solo una destra, cosa che comunque a livello locale non rappresenterebbe una novità storica. Certo la stoffa degli interpreti non è, fatte le debite eccezioni, la stessa del passato, e il campo è talmente frammentato che non lascia speranze di compattezza e durata nel lungo periodo amministrativo. Inoltre la logica delle relazioni politiche che si tenta nuovamente di imporre è quella dei pacchetti di voti.

Ernestina SiciliaIn sostanza, Forza Italia dovrebbe cedere pena la sconfitta elettorale certa, non essendo il suo gruppo dirigente attrattivo nei confronti dell’elettorato. A nostro giudizio, questo ritorno all’accantonamento dei programmi e dei progetti a vantaggio dei “muscoli elettorali” è una cosa che Brindisi non può permettersi. Sino ad oggi non conosciamo cosa si vuol fare del Piano urbanistico generale, del porto, del sistema industriale, della gestione dei servizi sociali, delle periferie urbane, del lavoro. I soliti elenchi non bastano. Quelli sono tutti uguali e tutti sanno farli. Le scelte reali sono un altro paio di maniche.

Perciò, se la campagna elettorale prossima dovrà essere molto diversa o meno, se dovrà giocarsi su un terreno serio di confronto e di proposta sui problemi della città, molto dipende da cosa deciderà di fare Forza Italia. Sappiamo che dalla fine dell’esperienza Mennitti il partito di Berlusconi a Brindisi non riesce più a trovare una soluzione forte da proporre per ritornare in sella a palazzo di città. Ed ora sa che il suo parterre di alleati non ha intenzione di accettare la leadership azzurra nella prossima competizione. (Nelle foto sopra, Mauro D'Attis ed Ernestina Sicilia)

Forza Italia potrebbe di conseguenza cedere alle pressioni, o resistere e affrontare il percorso più arduo di proporre una idea di città. Sarebbe, quest’ultima opzione, anche una bella sfida al Pd e al resto del centrosinistra e un tentativo di spostare in avanti l’asse della politica a Brindisi. L’unica cosa di cui oggi c’è davvero bisogno. Staremo a vedere.

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