Lunedì, 17 Maggio 2021
Politica

Idomeni, vergogna d'Europa e la generosità dei volontari del Sud

Non c’è pace per gli oltre 12.000 profughi di Idomeni. Pochi giorni fa è stato raggiunto l’apice del disastro in un violento scontro (dove non sono mancati gas lacrimogeni e proiettili di gomma) avuto da loro con i poliziotti della Macedonia

Non c’è pace per gli oltre 12.000 profughi di Idomeni. Pochi giorni fa è stato raggiunto l’apice del disastro in un violento scontro (dove non sono mancati gas lacrimogeni e proiettili di gomma) avuto da loro con i poliziotti della Macedonia, la nazione che gli nega  il passaggio opponendo a tutti, donne e bambini compresi, una gelida rete metallica. Un inferno sotto il cielo azzurro che rischia di esplodere da un momento all’ altro.

Per fortuna, in questi giorni angosciosi, sono stati assistiti da oltre 300 volontari provenienti da tutte le nazioni. Riusciamo a contattare telefonicamente il palmese Enzo Infantino, attivista per i diritti umani, che è da poco tornato dalla Macedonia ma che  sta già preparando la sua ripartenza. Infantino ci racconta di una situazione estremamente precaria dove se non fosse per l’operato del volontari , che hanno con pazienza messo  in piedi delle cucine ed anche una scuola, i migranti sarebbe stati lasciati in balia dell’abbandono più totale.

Insieme a loro vi sono rappresentanti di Medici Senza Frontiere , Intersos, Save the Children e anche una piccola rappresentanza dell’Unhcr. Di personale o delegazioni dell’Unione Europea, invece, neanche l’ombra. Si è intravisto soltanto qualche membro del governo greco, un fatto che non fa una grinza perché i greci sono interessati da vicino a quello che succede ad Idomeni territorio confinante con la Macedonia.

A chi pensa e dice che “farebbero meglio  a tornare a casa loro” dobbiamo ricordare come la stragrande maggioranza dei profughi sono siriani, iracheni, yazidi e afghani. Tutti provenienti da Paesi in guerra e quindi, nel pieno rispetto del diritto internazionale, aventi diritto all’ asilo politico. A questo punto, e forse sarebbe ora, dobbiamo noi europei fare letteralmente pace con il cervello e capire se le regole del rispetto dei diritti umani, da sempre sbandierate da tutto l’ Occidente come motivo di vanto ed orgoglio, debbano essere rispettate oppure no.

Molti dei profughi sono bambini ed alcuni di essi sono rimasti soli perché hanno perso il padre o la madre durante il viaggio verso l’oasi della speranza. Se invece decidi di farti un giro per l’intero campo e chiedi dove vogliono andare, tutti ti risponderanno che il loro traguardo è la Germania o qualche nazione nordeuropea. Il mondo che abbiamo costruito  e voluto ci sta scoppiando tra le mani? Di sicuro accanto a questo dramma dobbiamo ricordare i tanti errori commessi dall’ Unione Europea, prima fra tutti quello di aver ben rimpinguato le casse del governo turco con 3 miliardi di euro senza aver invece neanche dato un soldo bucato a tutte le altre nazioni impegnate nell’ emergenza profughi, Grecia e Macedonia comprese.

Per ora la situazione si fa sempre più incandescente, dato che  a Idomeni arrivano sempre più persone e quelle che ci stanno non hanno alcuna intenzione di allontanarsi. In questo cupo e grigio scenario possiamo tracciare una riga di vanto per tutti i meridionali. Quasi tutti i volontari indipendenti, che stanno facendo del loro meglio per aiutare delle vite umane, provengono dall’ Italia meridionale. La prossima settimana è prevista la partenza da Bari di una nave carica di  medicinali , coperte e viveri raccolti da una delegazione calabrese  proveniente da Palmi e Morano Calabro. Piena solidarietà quindi con chi soffre.  Meno male, il nostro Sud è anche e soprattutto questo.

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