Martedì, 18 Maggio 2021
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Acque Chiare, il Comune: "Ascoltiamo tutte le proposte, anche quella di una variante"

BRINDISI – La “patata bollente” su Acque Chiare è ora nelle mani del Comune. E’ questo l’elemento che si comprende chiaramente dopo aver letto con attenzione la lettera che l’assessore regionale all’Urbanistica Angela Barbanente aveva inviato tre mesi fa al sindaco di Brindisi. Se la Regione ha spiegato chiaramente di non avere la competenza per una sanatoria, ha al tempo stesso invitato il Comune a valutare sul piano giuridico l’ipotesi di una variante urbanistica.

Il villaggio di Acque Chiare sotto confisca

BRINDISI - La "patata bollente" su Acque Chiare è ora nelle mani del Comune. E' questo l'elemento che si comprende chiaramente dopo aver letto con attenzione la lettera che l'assessore regionale all'Urbanistica Angela Barbanente aveva inviato tre mesi fa al sindaco di Brindisi. Se la Regione ha spiegato chiaramente di non avere la competenza per una sanatoria, ha al tempo stesso invitato il Comune a valutare sul piano giuridico l'ipotesi di una variante urbanistica.

L'Amministrazione comunale, però, mostra una certa prudenza, considerata la delicatezza della questione, senza dimenticare che sul complesso residenziale pende un sequestro e un processo tuttora in corso per lottizzazione abusiva. "La variante al momento è solo un'ipotesi, esattamente come ce ne sono altre, che sono tutte al vaglio del Comune", afferma il vicesindaco Mauro D'Attis.

Il primo cittadino era stato molto chiaro, martedì scorso, quando ha ricevuto una delegazione dei proprietari delle villette di Acque Chiare, reduci da un'accesa protesta che aveva di fatto impedito il regolare svolgimento del Consiglio comunale. Ai titolari degli immobili che chiedevano un maggiore interessamento del Comune per una rapida soluzione del problema, Mennitti aveva risposto di non potersi sbilanciare sui tempi, che vi è l'intenzione dell'Amministrazione di portare la questione-Acque Chiare nel Pug (Piano Urbanistico Generale), ma anche di essere pronto ad ascoltare qualsiasi concreta proposta per una risoluzione del problema.

In questi giorni, i timori dei proprietari delle villette hanno riguardato per una fuga di notizie relative alla richiesta da parte della Regione di demolizione della struttura. Nella lettera della Barbanente del 29 marzo 2010, però, il punto di vista della Regione sembra essere un altro: ""Si rammenta - continua la lettera - che l'Accordo di Programma del 29 luglio 1999 per la realizzazione del complesso turistico alberghiero da parte della "Acque Chiare Srl" si configurava come strumento di attuazione delle previsioni delle leggi regionali n.34/1994 e n.8/1998, finalizzate ad incentivare l'occupazione nei settori produttivo a carattere industriale, artigianale, agricolo, turistico e alberghiero, e pertanto va valutata sul piano giuridico, da parte dell'Amministrazione comunale di Brindisi, la possibilità di attivare un procedimento di variante".

D'Attis commenta: "Demolizione? Noi stiamo pensando a soluzioni ben diverse da questa che è invece un'ipotesi estrema. Il Comune sta pensando di inserire la questione Acque Chiare nel Pug, mi sembra evidente che la demolizione non venga proprio presa in considerazione".

La Regione, dal canto suo, ha infine anche spiegato cosa rientri nelle proprie competenze e cosa no: "Per quanto riguarda la posizione dell'Amministrazione regionale nell'ambito del procedimento penale "in corso innanzi al Tribunale di Brindisi nei confronti di Vincenzo Romanazzi, Bruno Romano Cafaro, Carlo Cioffi e Severino Orsan, si sottolinea che la Regione è stata estromessa quale responsabile civile ed anzi ammessa quale parte civile, in quanto legittimata ad ottenere ristoro dei danni subiti a causa delle condotte ascritte agli imputati. Ciò premesso, si rappresenta che l'avvio di un procedimento amministrativo finalizzato a produrre una sanatoria che consenta la variazione della destinazione d'uso degli immobili non rientra nelle competenze dell'Amministrazione regionale".

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