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Affaire Mele, Tarantino: "Segnaleremo a Emiliano tutti i candidati equivoci"

"Quello di Pino Romano è un grave atto di sciacallaggio nei confronti di una sezione fatta di gente perbene. Segnaleremo le persone di altre liste (comprese quelle del Pd) che non sono in linea con i principi etici e morali indicati dal segretario regionale Michele Emiliano".

CAROVIGNO – “Quello di Pino Romano è un grave atto di sciacallaggio nei confronti di una sezione fatta di gente perbene. Segnaleremo le persone di altre liste (comprese quelle del Pd) che non sono in linea con i principi etici e morali indicati dal segretario regionale Michele Emiliano”. Il capogruppo uscente del Pd al consiglio regionale è stato il principale bersaglio degli strali lanciati stamani dalla sede del Partito democratico di Carovigno, dove si è svolta una conferenza stampa convocata a seguito della scomunica dell’alleanza fra la sezione locale del Pd e il sindaco dimissionario Mimmo Mele, in vista delle prossime amministrative. 

La bocciatura è arrivata direttamente dal segretario regionale, nonché candidato alla presidente della Regione, Michele Emiliano. Ma a detta di Pino RomanoCorrado Tarantino, esponente del Pd di Carovigno ed ex segretario provinciale, nonché presidente uscente del consiglio comunale, Emiliano “è stato tirato in ballo in maniera indebita” da Romano, promotore “di una manovra strumentale mirata a gettare discredito sulla sezione del Pd di Carovigno”. 

Tarantino è stato affiancato nel corso della conferenza stampa dalla segretaria Marzia Bagnulo e dalla presidente provinciale del partito, Rosetta Fusco. Se la linea della segreteria regionale non cambierà, il Pd presenterà una propria lista con un proprio candidato sindaco (“Non necessariamente un esponente del Pd”, precisa Tarantino), mentre Mele, con ogni probabilità, si candiderà a capo di una lista civica (a destra, Pino Romano).

Ma il Pd carovignese “non ha fatto nulla di male – afferma Tarantino – per meritarsi il commissariamento”. “Respingiamo al mittente – afferma Tarantino – il giudizio etico e morale espresso da Pino Romano attraverso un comunicato stampa. I dirigenti e gli iscritti al Pd di Carovigno sono persone serie e oneste. Nessuno di noi è stato mai rinviato a giudizio. Fra di noi non ci sono prescritti. La nostra è una delle poche sezioni con tesseramento vero e non gonfiato. Il partito lo finanziamo con il contributo dei singoli iscritti. Non siamo un comitato elettorale che si apre e si chiude alla bisogna. Non siamo nelle mani di uno dei ‘mamma santissima’ che ultimamente si vedono in giro anche nel Pd. A differenza di quelli che fanno la morale, ognuno di noi ha un proprio lavoro. Siamo professionisti, operai, braccianti, pensionati. Siamo quel partito che tutti vorrebbero. Andremo fino in fondo nella battaglia per l’etica e la morale nel Pd”.

 Michele EmilianoSu questo fronte, Tarantino assicura che Emiliano troverà nei democratici di Carovigno “i suoi più fedeli alleati”. “Manderemo i nostri curricula – afferma ancora Tarantino – al segretario regionale. Segnaleremo le persone di altre liste (comprese quelle del Pd) che non sono in linea con principi etici e morali. Saremo al suo fianco per denunciare e far valutare attentamente questi criteri”. (A sinistra, Michele Emiliano)

I democratici, del resto, per quasi due anni hanno amministrato la città con Mimmo Mele, “diventato sindaco di Carovigno – dichiara Tarantino – senza il sostegno del Pd”. “L’intesa fra il sindaco e il Pd è iniziata rispetto a un accordo programmatico. Quella scelta che l’assemblea cittadina aveva fatto in autonomia (il riferimento è appunto all’alleanza con Mele, ndr), perseguiva l’obiettivo di proseguire un rapporto interrotto prematuramente: non perché qualcuno aveva sfiduciato Mele, ma perché lo stesso Mele aveva deciso di dimettersi da sindaco per alcuni ricatti che una parte della maggioranza voleva fare. Non abbiamo fatto altro che proseguire un lavoro andato avanti per più di un anno”. 

Pino Romano dunque avrebbe “strumentalizzato” le dinamiche locali del Pd di Carovigno “per ergersi a moralizzatore della cosa pubblica – attacca Tarantino – nella speranza di poter beccare qualche voto in più”. Ma se la scomunica non verrà rimossa, “metteremo in campo – prosegue Tarantino – il nostro progetto”. 

“Faremo una battaglia – spiega Tarantino – a testa alta. Continueremo a denunciare i maltrattamenti e gli sfruttamenti subiti per mano di una Destra affarista e presuntuosa. Mi auguro che dopo tutta l’attenzione mediatica che c’è stata in questi giorni non si spengano i riflettori sul territorio. Bisogna fare chiarezza sulla gravità di alcune situazioni di carattere amministrativo perpetrate negli ultimi anni. Chiederemo attenzione su personaggi poco chiari che si muoveranno nelle elezioni amministrative intorno a Carovigno. Noi siamo al fianco dei nostri dirigenti che hanno fatto sempre battaglie per opporsi ai poteri e ai potentati consolidati. Non rinneghiamo quello che abbiamo fatto per i cittadini di questa comunità in un anno. Facciamo appello alle forze politiche e sociali della collettività che insieme a noi vogliono presentarsi alle amministrative per provare a governare questa città. Andremo avanti a testa alta, seguendo quello che ci dirà il nostro segretario regionale”.

Nel pomeriggio è arrivata anche una nota di Mimmo Mele sulla vicenda che lo vede coinvolto. 

“Alla luce della vicenda Mele – Pd sollevata a Carovigno dalla stampa e dai vertici regionali del Partito Democratico – afferma Mele - ricordo che l’apertura al PD cittadino non è fatto nuovo e improvviso ma risale a oltre 1 anno fa ed è stata intrapresa in maniera partecipata per portare avanti un progetto comune ovvero il rinnovamento politico, sociale e culturale della città di Carovigno dopo almeno un decennio di amministrazione Zizza”. 

Dopo aver elencato gli obiettivi raggiunti nei 19 mesi di governo cittadino, Mele si sofferma sulle ragioni delle sue dimissioni. “Nessuno  - afferma il sindaco uscente - parla delle reali motivazioni delle mie dimissioni. Le mie dimissioni sono state causate da ben noti motivi ovvero da richieste di Mimmo Mele-3-5lottizzazione politica, da tentativi di condizionamenti tanto scellerati da andare in senso opposto al bene comune”. “Nell’impossibilità – prosegue Mele - di accettare tali condizionamenti ho deciso di dimettermi, di circondarmi di forze buone e di ripartire. Per cui oggi, con o senza PD, non mi sento indebolito bensì più forte di prima, perché mi baso su queste forze, nulla di più se non la grinta e la tenacia di sempre”.

“Quanto alle dichiarazioni dei moralizzatori e del capogruppo del PD in Regione, Pino Romano, dico che di certo non accettiamo la morale da chi, in associazione con altri personaggi, tutti salvati dalla prescrizione (anche Mele, però, si salvò con la prescrizione dal processo collegato all'arresto del 1999 al casinò di Venezia quando, secondo l'accusa, stava riciclando i soldi di alcune tangenti, ndr) - secondo intercettazioni del Nas -  compivano azioni 'al fine di commettere delitti di turbativa d’asta, abusi d’ufficio, falsi in atto pubblico, corruzione e rivelazione di segreto di ufficio” nelle vicende che ruotano intorno agli appalti della Asl Brindisi'”.

“Ebbene  - afferma ancora Mele - mi rifiuto di pensare che la politica sia un’industria e faccendiera, lo dicono i fatti, lo dice la mia storia politica e personale. Non voglio piatire lapidi o fare la vittima ma voglio togliere il velo di ipocrisia dalla storia di otto anni fa. Dopo otto anni attendo ancora l’esito di un processo che non doveva neppure tenersi data la condanna ad un anno e otto mesi riconosciuta alla Zenobi per estorsione (sentenza del marzo 2014). Eppure nonostante il reato a me imputato sia stato prescritto ho chiesto la sentenza: non cerco prescrizioni ma una sentenza piena di assoluzione. E dunque non serve rivangare la storia di otto anni fa per ricoprire qualche pagina di giornale e nascondere così lotte interne partitiche alla pubblica opinione”.       

“Nel 2013  - conclude il sindaco uscente - avevo iniziato un progetto e da questo intendo ripartire nella consapevolezza che le buone intenzioni, l’onesta intellettuale, le opere iniziate saranno premiate alla prossima tornata elettorale. Perché solo agendo onestamente si ottengono risultati e solo informando in modo corretto si genera la conoscenza da cui nasce la vera consapevolezza”.

La risposta di Giuseppe Romano è arrivata in serata, e si concentra nuovamente sul Pd di Carovigno. “Se c’è qualcuno che deve chiedere scusa, non a me ma a tutti quelli che credono nel Pd e che dall’atteggiamento del Pd di Carovigno si sono sentiti offesi, sono quelli che credevano di usare il Partito democratico come una proprietà privata e a vantaggio dei propri obiettivi personali”, dicecapogruppo del Pd alla Regione Puglia, Pino Romano.

“La mia contrarietà all’accordo che tanto ha fatto discutere è nota a tutti da tempo. Si tratta infatti di una posizione che ho avuto modo di ribadire più volte, pubblicamente, in occasione di comizi nelle piazze. Ero contrario all’apparentamento al ballottaggio, ed ero contrario all’ingresso del Pd in giunta. Purtroppo, però, registro - dice ancora Romano - che da allora le cose sono addirittura peggiorate e che nel Pd di Carovigno, di cui ho fatto bene a chiedere il commissariamento, i valori sono stati davvero smarriti”.

Municipio di CarovignoRomano invita poi “questi personaggi a non tirare in ballo la criminalità con l’intento di creare suggestioni nell’opinione pubblica. Io e il segretario Emiliano la criminalità l’abbiamo affrontata davvero e sul campo: Emiliano da magistrato e io sul piano politico. Entrambi ci siamo sempre schierati in prima fila contro la Sacra Corona. Ma questa è un’altra storia”. “Quello che deve ricordare chi oggi parla di droga e prostitute – sottolinea Romano – è che in questo caso specifico bisogna parlare anche di corruzione tra i motivi per cui ci si oppone all’accordo”.

“Per fortuna la nostra presa di posizione ha portato un risultato: il Pd correrà da solo, con i suoi valori che, anche se a Carovigno stanno vacillando per colpa di qualcuno, saranno presto recuperati grazie alla passione di tanti altri. Questo avverrà - conclude Romano - con buona pace di quanti possono frequentare e fare quello che ritengo più giusto nella loro vita privata. In quella pubblica, però almeno nel Partito democratico ci sono delle regole non scritte che riguardano il nostro patrimonio culturale, etico e politico, che a nessuno è permesso violare”.

       

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