Ambientalisti: "Enel rinunci a processi"

BRINDISI - Solidarietà a Greenpeace e non solo: “Enel rinunci al processo e al risarcimento danni milionario richiesto all’organizzazione”. E’ quanto chiedono in un ordine del giorno che sarà proposto al Consiglio comunale Riccardo Rossi e Roberto Fusco.

Roberto Fusco

BRINDISI - Solidarietà a Greenpeace e non solo: “Enel rinunci al processo e al risarcimento danni milionario richiesto all’organizzazione”. E’ quanto chiedono in un ordine del giorno che sarà proposto al Consiglio comunale non appena si riunirà Riccardo Rossi del gruppo ‘Brindisi Bene Comune’ e Roberto Fusco di ‘Si democrazia’. L’altro ieri infatti è iniziato a Brindisi il processo a carico di 13 attivisti di Greenpeace che l’8 luglio del 2009 in concomitanza con il G8 all’Aquila inscenarono una protesta presso la centrale Enel di Cerano: alcuni di loro si arrampicarono sulla ciminiera e fecero apparire un’enorme scritta ‘Stupid’.

“La centrale a carbone di Enel Federico II di Cerano – scrivono – è ritenuta una delle Centrali elettriche a maggiore emissione di CO2 in Europa. Secondo lo studio dell’Agenzia europea per l’ambiente, contestato da Enel, risulta essere la piu’ inquinante d’Italia, causa di danni economici di tipo sanitario valutabili tra i 536 e i 707 milioni di euro all’anno”.

“Lo studio dell’agenzia olandese indipendente denominata Somo, anche questo contestato da Enel – proseguono - valuta in 119 all’anno le morti premature per effetti dovuti alla centrale Federico II di Cerano”. Per altro: “pende dinanzi al Tribunale di Brindisi procedimento penale nei confronti di alcuni dirigenti dell’Enel per problematiche connesse all’uso del carbone (dispersione di polveri)”.

Quindi: “Stante la criticità della situazione ambientale di Brindisi, accertata anche da leggi dello Stato, è opportuno che a tale situazione prestino attenzione tutti gli organismi, enti ed associazioni mondiali di tutela dell’ambiente e Greenpeace è uno dei maggiori organismi mondiali operanti a difesa dell’ambiente, e che le sue azioni hanno comunque la finalità di richiamare l’attenzione degli organi preposti sulle situazioni di criticità ambientale, stimolando così interventi normativi o amministrativi tesi a migliorare tale situazione”, i due consiglieri chiedono che il consiglio esprima solidarieta’ a Greenpeace e che l’Enel si attivi per revocare ogni forma di richiesta nei confronti dell’associazione.

A tale nota si contrappone invece la presa di posizione dei lavoratori della centrale Enel, costituiti nel comitato “Energia ambiente e territorio”.

“Siamo contenti che Enel, l’azienda per la quale lavoriamo, abbia deciso di costituirsi parte civile contro alcuni attivisti di Greenpeace chiamandoli a rispondere dei danni provocati a un impianto che produce buona parte dell’energia elettrica che tutti gli italiani utilizzano”, scrivono.

“L’azione di Greenpeace del luglio 2009 a Brindisi non ha nulla a che vedere con la trasparenza e il diritto di critica. Si è trattato di un vero e proprio blitz che ha visto questi personaggi forzare un cancello di ingresso alla centrale, calarsi con delle corde da una ciminiera alta 200 metri per imbrattarla con delle scritte e stazionare sul nastro trasportatore interrompendo di fatto per alcuni giorni la produzione della centrale mettendo a repentaglio la stabilità del sistema elettrico nazionale. Si sono introdotti con la forza in una proprietà privata e l’hanno danneggiata. Questo non ha nulla a che vedere con la la libertà di espressione."

"Per questo ci lascia senza parole la presa di posizione di alcuni politici che senza conoscere le vicende del territorio hanno criticato le azioni intraprese dalla nostra azienda a tutela della propria immagine e anche del personale dipendente: oltre mille persone che tutti i giorni lavorano onestamente nella centrale di Brindisi per garantire un servizio alla collettività nel rispetto delle leggi. Ci chiediamo come avrebbero reagito i suddetti politici se le stesse persone avessero rotto la loro porta di ingresso, si fossero introdotti nelle loro case impedendo qualsiasi accesso e avessero cominciato a rompere oggetti e a scrivere sui loro muri."

"Così, tanto per inviare un segnale di protesta ai governanti contro le emissioni delle caldaie a gas domestiche, per lo spreco di acqua potabile, per l’uso indiscriminato di automobili, per l’utilizzo di prodotti inquinanti nelle pulizie domestiche. Non è il diritto di critica a essere messo in discussione ma le modalità con le quali questo viene messo in essere. Diversamente si rischia di giustificare anche la violenza che invece va condannata sempre e comunque e non solo quando questa tocca in prima persona”.

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