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Perchè "Brindisi ritorno al futuro" non ha volato alto

Queste elezioni amministrative, ancora una volta, hanno dimostrato come l'elettorato italiano è una scheggia impazzita, dal Nord al Sud

Queste elezioni amministrative, ancora una volta, hanno dimostrato come l'elettorato italiano è una scheggia impazzita, dal Nord al Sud. La crisi economica, l'alta pressione fiscale, il disagio sociale, la protesta contro le élite e la disaffezione politica, sanciscono come il voto del 19 giugno si è rivolto contro i partiti dell'opposizione e il partito di governo, il PD, che, per molti, non risolve i problemi e che nell'immaginario degli elettori rappresenta gli interessi forti.  Il rischio che corre l'Italia è che vada verso l'ingovernabilità:  con il bipolarismo abbiamo avuto vari governi, figurarsi con il tripolarismo.

In Puglia, l'effetto scheggia, si è fatto sentire particolarmente, e il risultato di alcuni comuni è stato, paradossalmente, ad effetto contrario, per cui chi stava in pole position al primo turno si è ritrovato al ballottaggio sconfitto. Dal voto escono con le ossa rotte i partiti tradizionali e trionfa il M5S, il più nuovo del nuovo, come messaggio e come ceto politico che ha saputo cavalcare il cambiamento, cambiamento esistenziale, sotto molti aspetti. 

In Puglia, due sindaci sono targati M5S: quello di Noicattaro e quello di Ginosa. Un fatto nuovo, visto che di sindaci pentastellati non ve ne erano in alcun comune pugliese.  E questo al di là degli sforzi fatti dal presidente Emiliano nel tentare di limitare i danni per le sue lotte interne: Taranto, Brindisi. A ciò si aggiunge il fatto inedito: "il biscotto", il tutti contro il Pd. In Puglia, in verità, ha funzionato meno rispetto in altre realtà dove si è votato.   

Fatto sta che abbiamo un quadro elettorale a macchia di leopardo e non ci sono più certezze né a destra né a sinistra. Entrambi gli schieramenti pagano il dazio di aver creato una rottura tra governati e governanti e in molte occasioni non hanno offerto il cambiamento alla domanda degli elettori.  L'uomo solo al comando, cioè la concentrazione del potere in una sola persona, ha subito un colpo fatale.

"Brindisi ritorno al futuro" sarebbe stato bello, invece, il sogno è finito in una notte di mezza estate.  I cittadini speravano che dopo l'amministrazione Consales ci fosse una discontinuità, invece il futuro si è tinto di antico, con i soliti noti, dietro la Nostra Signora dei " Miracoli".

Scherzi a parte, solo un miracolo potrebbe salvare Brindisi, gestita malamente da un ceto politico resuscitato e trascurata dai governi nazionali, che hanno usato il Sud, da cui hanno drenato risorse attraverso una pressione fiscale iniqua, come sacca di  consumi e come colonia.

Brindisi è stata tutto questo e ha pagato lo scotto maggiore, tra le città meridionali, per colpa di politiche economiche meridionali fallimentari e che hanno visto il processo di deindustrializzazione colpire al cuore Brindisi nella sua infrastruttura più importante, il porto, non più commerciale e di trasporto passeggeri, ma ridotto al solo scarico di carbone per alimentare la centrale elettrica Brindisi Sud.  

Le elezioni comunali hanno mostrato gli enormi e generici limiti politici di un personale improvvisato; non a caso l'astensionismo è figlio di una crisi inedita di cui non si vede il futuro: mezzi personaggi politici, notabilato rancoroso spacciatosi di sinistra, che ha votato al centro, politicanti alla ricerca di un nuovo assistenzialismo, sono una folla che si ritrova nel gattopardismo.

Ma con altrettanta onestà intellettuale diciamocelo:  non è che il centrosinistra allargato a trazione PD  abbia brillato con proposte in settori fondamentali e trainanti dell'economia brindisina, ambiente, servizi sociali, università, lavoro, non ha saputo gestire quel positivo deficit percentuale del primo turno, ma non ha saputo, forse, al ballottaggio, essere ancor più incisivo nel convincere gli elettori di essere la migliore coalizione in campo.

Probabilmente la coalizione, omogenea nei valori, disomogenea nella concezione partitica ed organizzativa, non era preparata a questa sfida, a questa campagna elettorale fatta solo di veleni e attacchi personali; una coalizione che ha dato l'immagine di una vecchia offerta politica appiattita al PD; bisognava volare alto come si augurava il presidente Emiliano, ma come ci auguravamo noi tutti.

Come Area Popolare, pur tuttavia, siamo orgogliosi del risultato delle urne; noiabbiamo un dna differente: non siamo attaccati alle poltrone, non abbiamo promesso nulla se non la voglia di esserci per fare, l’entusiasmo di una compagine unita, determinata, che vuole incidere con le proprie idee adoperandosi per questa Città che deve ritornare a misura d’uomo, al centro del Mediterraneo.

E lo faremo come classe dirigente, con le migliore risorse, con le nostre donne, soprattutto, che tanto hanno dato in termini di contributo umano, politico e valoriale.  Come sempre, per il bene supremo della nostra città.

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