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In provincia di Brindisi il Pd perde otto a due. Tacciono i suoi presunti dirigenti

I numeri sono la base incontestabile su cui si può costruire un giudizio politico a seguito di una tornata elettorale. I numeri appaiono un po' noiosi, ostici e addirittura fastidiosi se poi vengono utilizzati per ragionare di politica. Qualche sconsiderato considera gli interventi in questa materia vuoti

I numeri sono la base incontestabile su cui si può costruire un giudizio politico a seguito di una tornata elettorale. I numeri appaiono un po' noiosi, ostici e addirittura fastidiosi se poi vengono utilizzati per ragionare di politica. Qualche sconsiderato considera gli interventi in questa materia vuoti! Ma con i dati bisogna avere la capacità di confrontarsi, nel bene e nel male. Non a caso lo stesso Renzi ha saputo utilizzare, anche in maniera eccessiva, per un intero anno, il famoso 41% ottenuto nelle ultime elezioni europee del 2014 costruendosi  così un successo che mi auguro non effimero e una rendita politica che gli ha consentito di apparire invincibile e vittorioso.

Ma Renzi ha capito anche che con la forza dei numeri bisogna saper fare i conti. La narrazione può affascinare, l'ottimismo a buon mercato può servire anche ad affrontare le difficoltà, ma la realtà la si misura con i numeri. E lo stesso Renzi di fronte agli ultimi risultati elettorali amministrativi ottenuti dal Pd  ha parlato di sconfitta. I numeri allora parlano e fanno politica come non mai. E i numeri ci dicono che il risultato del Pd, nell'insieme del voto regionale e amministrativo del 31 maggio e del 14 giugno, è stato in alcuni casi una sconfitta e, in altri, alquanto deludente.

I dati elettorali brindisini ho avuto modo, in precedenti interventi, di analizzarli e di offrire con l'umiltà della ragione e con la passione politica che mi accompagna qualche riflessione e qualche suggerimento. Insomma un altro avviso ai naviganti della politica nostrana. Purtroppo si continua a far finta di niente. A conclusione di questo turno elettorale, conclusosi con il ballottaggio, non solo quelle riflessioni fatte all'indomani del voto regionale, ritornano utili ma dovrebbero/potrebbero creare le condizioni per una vera e propria rivoluzione culturale e organizzativa del Pd.

Per queste ragioni ritorno sui numeri, sui dati elettorali relativi al turno elettorale amministrativo in terra di Brindisi anche dopo il ballottaggio. In provincia di Brindisi si è votato in 10 comuni (metà dell'intera provincia). In cinque di questi comuni è stato eletto il sindaco al primo turno e tra questi solo uno è espressione del Pd, quello di San Pietro Vernotico. Negli altri quattro comuni i candidati del Pd sono stati sconfitti.

A Torre Santa Susanna il Pd perde dopo aver amministrato questa cittadina con un sindaco che il partito non ha voluto ricandidare, il quale a sua volta ha reagito candidandosi come consigliere comunale in una delle due coalizioni di centro destra (un capolavoro). A Ceglie, Torchiarolo, Erchie, il Pd non ha toccato palla, i suoi candidati sono arrivati terzi. Nei cinque comuni dove si è andati al ballottaggio, se si esclude la interessante novità e vittoria di Conte a San Vito dei Normanni, a Mesagne il candidato del Pd viene sconfitto da un candidato che era espressione di una maggioranza uscente a guida Pd.

In questa città, Mesagne, si dice che si è chiuso un ciclo politico amministrativo formatosi attorno al Pd. È vero e forse era anche necessario. Ci sarebbe voluto, come in altri momenti della storia politica di Mesagne, più coraggio e più innovazione per partecipare a questa competizione con la umiltà e la consapevolezza della domanda, forte e diffusa di rinnovamento e cambiamento, da tempo presente nella società.

La chiusura di questo ciclo che ha comunque cambiato Mesagne e di cui hanno usufruito parte degli attuali vincitori, però, chiama in causa oltre che i  dirigenti locali, anche quelli provinciali e regionali con il segretario Emiliano in testa. Il carico di rancore, di risentimenti, di presunzioni che il voto di Mesagne ha determinato non deve avere il sopravvento sulla necessità di riflettere serenamente sul risultato di una inedita trasversalità civica che molti elettori hanno apprezzato e che altri non hanno condiviso non andando a votare, soprattutto in occasione del ballottaggio.

In maniera libera e convincente, il Pd di Mesagne è chiamato a misurarsi con questa sconfitta salvaguardando la sua autonomia culturale anche per combattere con rigore questo neo trasversalismo costruito e sollecitato da chi ha saputo e voluto mettere assieme uomini e storie fin troppo diversi. La risposta a questa sconfitta è un lavoro di lunga lena per ricomporre un fronte di centrosinistra più autentico e più inclusivo conquistando a questo impegno energie fresche e nuove

A Oria, Carovigno, Latiano il Pd non è stato della partita, non è arrivato neanche al ballottaggio. A Carovigno e Oria, poi il Pd ha giocato sin dal primo turno un ruolo di riserva e conclamata subalternità i cui riflessi si sono letti nelle dichiarazioni a sostegno dei candidati di centro destra impegnati nel ballottaggio. Insomma stando ai famosi numeri in provincia di Brindisi il Pd ha perso 8 a 2. Una sconfitta, inoltre, preparata da un gruppo dirigente che non è riuscito o non è stato all'altezza, sin dalla impostazione delle alleanze e delle liste, a dare e a darsi neanche un minimo di coordinamento.

Per un Pd a totale direzione renziana e affini, come è quello brindisino, non è un bel risultato. Ma malgrado l'evidenza dei risultati, ad oggi, nessuna riflessione e nessuna conseguenza per questi presunti dirigenti. Imitassero almeno Renzi che, per molto meno ,ha avuto il coraggio di parlare di sconfitta. Voglio evidenziare, infine, due elementi che contraddistinguono questo turno elettorale, l'astensionismo e un trasversalismo civico che si ripropongono e si rafforzano.

Sull'astensionismo ho già scritto e si sta scrivendo. Il fenomeno non è più da considerare, come una volta, indifferenza, stanchezza, disinteresse, antipolitica. È ormai una delle scelte politiche che il cittadino può compiere. E' un giudizio politico ed una reazione consapevole alla mancanza di un'offerta politica credibile e riconoscibile. E quando l'astensionismo diventa una scelta per molti elettori di sinistra significa che questa sinistra anche con le sue articolazioni interne non è credibile e né convincente. Il della città di Brindisi e' un esempio. Ha votato meno del 43% e per farlo capire meglio a chi dovrebbe trarre le dovute conseguenze,in città non ha votato più del 57% degli aventi diritto.

In questa tornata elettorale si è rifatto avanti un "trasversalismo civico", fatto di liste che si sono organizzate più che attorno al Pd, che sembra aver già perso la sua attrattività e la sua funzione centrale del sistema politico italiano e locale, attorno a uomini di centrodestra o a singole personalità. È successo in Italia ed anche nei nostri comuni dove vince a chi fa più liste e mette assieme più candidati. Astensionismo, trasversalismo civico, a cui si possono aggiungere i voti de Movimento 5 Stelle, della Lega, mettono in discussione tutto e tutti.

Allora hanno un futuro gli attuali partiti e i rispettivi dirigenti affermatisi in questo ultimo periodo? Il sistema politico ed elettorale pensato fino a qualche mese fa è ancora utile e sostenibile? Come e dove si selezionano, si promuovono, si rinnovano le classi dirigenti? In questi mesi i nemici di Renzi non sono stati (e non lo sono) i "masochisti della sinistra", ma quanti hanno deciso opportunisticamente di essere renziani per stare con il vincitore di turno, per continuare a fare i capetti nei propri territori o per avere qualche prebenda. E tra questi molti sono quelli che si definivano ieri dalemiani, poi bersaniani e adesso renziani!

In Puglia come a Brindisi i risultati elettorali non possono essere né rimossi e né nascosti. Sono dati che richiedono umiltà nella valutazione, disponibilità e capacità di ascolto e di iniziativa. Innovazione e relazioni. La pur necessaria "connettività" in rete non può essere scambiata con la insostituibilità della "collettività" che per una forza organizzata e di sinistra rimane fondamentale.

Ci vogliono scelte coraggiose e condivise oltre che una idealità valoriale che renda il Pd anche quello di Brindisi, riconoscibile e come tale conveniente non per ceti politici indistinti alla ricerca di collocazioni, ma per protagonisti di cambiamento, di futuro, di uguaglianza, di solidarietà, insomma  di politica che ha tutto questo come proprio fondamento. Per questo bisogna ritornare nei quartieri, nei luoghi di lavoro, di studio, tra i tanti lavori e tra i giovani, nelle professioni rendendo riconoscibile il Pd. Serve anche per prepararsi alle prossime scadenze elettorali imminenti o meno che siano.

Infine una annotazione che è anche una esortazione. Emiliano, da candidato presidente della Regione e da segretario regionale del Pd ha parlato in più occasione della sua insoddisfazione per lo stato del partito di Brindisi. Mi risulta che ha promesso a molti di voler contribuire a cambiare il Pd di Brindisi e i suoi gruppi dirigenti. Lo ha detto innanzitutto a quelli che lo hanno sostenuto attraverso le liste che si sono richiamate a lui e lo ha fatto capire ad altri.

Da elettore spassionato del Pd che vive in questo territorio, da apolide di sinistra, spero che Emiliano mantenga qualcuna delle promesse fatte e aiuti i democratici brindisini a ritrovare un partito più serio, più sereno, più autorevole e più inclusivo e soprattutto più utile a tutto il territorio per le sue  battaglie per il lavoro, l'ambiente, lo sviluppo. E sorge una domanda: può dirigere questa fase e dopo questi risultati elettorali, un segretario provinciale che contestualmente è anche sindaco della sua città e presidente dell'amministrazione provinciale?

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