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Una manifestazione dell'Uds a Brindisi

Una manifestazione dell'Uds a Brindisi

Peccato che quella degli studenti fosse solo una provocazione

La speranza è durata solo ventiquattro ore. Poi i ragazzi dell’Uds hanno svelato che la loro era solo una provocazione, non avrebbero presentato nessun candidato sindaco alle elezioni del 5 giugno e tanto meno due liste di appoggio

La speranza è durata solo ventiquattro ore. Poi i ragazzi dell’Uds hanno svelato che la loro era solo una provocazione, non avrebbero presentato nessun candidato sindaco alle elezioni del 5 giugno e tanto meno due liste di appoggio. La loro era solo una provocazione, un sacrosanto avvertimento ai partiti ed ai movimenti sinora scesi in campo impegnati più alla ricerca dei portatori di voti che di soluzioni efficaci ai mali di Brindisi. E soprattutto di discontinuità, di rottura con il passato, con la classe dirigente (i semprinpiedi) che ha colpevolmente provocato, favorito, per la sua ignavia, spesso interessata, il declino e la crisi della nostra città.

Uds, peccato non fosse vero - Una candidatura giovane che come dimostrano anche la qualità dei progetti espressi dai ragazzi nella loro conferenza stampa, a parte ogni altra valutazione di ordine politico (ma servono ancora?), avrebbe significato davvero una rottura forte, decisa, storica con il passato. Senza contare che, per i tanti senza partito come chi scrive, avrebbe rappresentato anche il piacere di tornare nei seggi ed esprimere  un voto denso di valori, primo tra tutti quello della speranza. Una merce, ahinoi, ampiamente esaurita.

Riccardo Rossi - A meno che di sorpresissime dell’ultima ora, il quadro dei candidati sindaco è ormai quasi completato. La sinistra candida Riccardo Rossi, un ingegnere dell’Enea, già consigliere nella scorsa legislatura e distintosi per proposte spesso non solo ragionevoli, per uno che era espressione anche dei radicali di No Carbone, ma anche ampiamente condivisibili come quella di affidare al Comune il patrimonio della Provincia, a cominciare dalla Cittadella della Ricerca (che colpevolmente la giunta Ferrarese ha ridotto a semplice condominio), rilanciando università e cultura in città.

Ma intorno a Rossi ed alla sua galassia di sigle si ha l’impressione che ci sia troppo manicheismo. Bravi ed originali nel loro impegno (basta vedere la presentazione pubblica in piazza della Vittoria) portano dalla loro parte tanti giovani, ma non hanno sinora saputo costruire un solido rapporto con quella “sinistra in sofferenza” ormai distante dal Pd “democristianizzato” anche a Brindisi ed alla ricerca di un riferimento.

Buono l’appello al mondo della scuola e della cultura, ma per evitare che resti solo affermazione di principio va sostanziato meglio. Rossi gode del sostanziale appoggio della Cgil, ma notoriamente oggi il sindacato della Camusso non è più un grande serbatoio di voti, dovrebbe sopperirvi con una massiccia presenza nelle periferie e nelle fasce dell’emarginazione sociale.   

Angela Carluccio - Pieni di luoghi comuni e di buoni propositi i programmi sin qui esposti dai candidati. Comincio da quello della signora Angela Carluccio, candidata sindaco della Grande Coalizione, quella che fa riferimento ai “moderati” di Rollo e Ferrarese, ai transfughi del Pd Salvatore Brigante e Luciano Loiacono, e a Carmelo Palazzo. La signora Carluccio è il più classico esempio di continuità politica famigliare. Democristiano di peso era il prozio Vincenzo Palma, che fu presidente della Provincia e assessore regionale al Turismo regalando ad Ostuni, città di origine della famiglia, i campionati del mondo di ciclismo del 1976.

Il padre della Carluccio, Bruno, nipote di Palma e il suo più valido collaboratore, fu anche sindaco di Brindisi nei primi anni Ottanta, sottoscrisse (in una “baracca”) gli accordi con l’Enel per la costruzione della centrale di Cerano, ma fu per altre banali ragioni che inaugurò la serie dei quattro sindaci di Brindisi arrestati in trent’anni. Quella vicenda non ricordo come è finita poi nei giudizi di fronte alla magistratura, ma la carriera di Bruno Carluccio, nonostante qualche tentativo per rientrare nel circuito della politica, fu irrimediabilmente compromessa.

Ho ricordato queste circostanze per evitare – come è accaduto con Emiliano per Luperti - che ce lo ricordi qualcuno, visto che a Brindisi vige la regola che tutti sanno ma nessuno deve sapere, ma anche chiedendomi cosa mai si sarebbe detto, e soprattutto scritto sui giornali, se a candidarsi a sindaco fosse stato uno dei figli di Antonino. Sono queste le referenze con cui l’avvocata Carluccio vuole convincerci di rappresentare il nuovo, la discontinuità rispetto al passato? O tale fondamentale garanzia la possono offrire coloro i quali hanno sostenuto e governato con Consales con gli occhi bendati o in altre “faccende affaccendati”?

E perché i buoni propositi di cui si fa portatrice oggi la signora Carluccio dovrebbero risultare credibili vista la compagnia che si è data, così politicamente colpevole della triste esperienza Consales? E delle attività degli enti di secondo grado, a partire dell’Asi, che non si sa quanto legittima o meno, quando si parla? Possibile che il chiodo fisso si chiama sempre Enel? Sono quarant’anni che dietro questo mortale paravento la classe dirigente e politica brindisina nasconde le sue vergogne. Ora basta, si guardi oltre.

Cerano tra vent’anni, o forse meno, sarà un inutile catorcio, si pensi già da oggi al dopo, e non sempre ai soldi dell’Enel che possono pure assolvere l’anima ma intasano (anche di metastasi!) i polmoni. E si smetta di esaltare la partecipazione alle primarie della “Grande Coalizione”. Al voto si sono presentati 4mila e passa cittadini, e vi partecipavano pezzi da novanta del voto di preferenza da Luperti a Salvatore Brigante, da Rollo a Ferrarese e via dicendo. Più o meno quanti furono quando a confrontarsi nelle primarie furono i cugini Giovanni e Salvatore Brigante, quest’ultimo supportato pure dagli extracomunitari portati al seggio dalla madre di Oreste Bianco.

Nando Marino - E poi c’è Nando Marino, l’unto del Signore (non si illuda, quello vero non centra). Sta imparando il gergo e i riti della politica, non è facile ma lui ci mette tanta buona volontà. Ve lo immaginate il 25 Aprile se sarà “costretto” ad omaggiare la lapide di Vincenzo Gigante? Il Pd gli ha messo accanto Corrado Tarantino, che era segretario del partito anche quando fu scelto Consales. Tra i più stretti collaboratori anche un vecchio “transumante” (rivendico il copyright) della politica e di consulenze. La sua specializzazione è scrivere documenti e tracciare nuovi scenari.

Il guaio è che è in trincea sin dal 1978 quando diventò a soli 25 anni segretario provinciale, lombardiano, del Psi. Fu, credo nel 1990, anche sindaco di Brindisi e fu due o tre anni dopo, ingiustamente arrestato. Dopo circa quarant’anni di transumanze nelle stanze del (sotto)potere  della politica (fu anche dirigente importante ai tempi di Forza Italia), si è riabilitato con le dimissioni dalla giunta Consales. Dimissioni mai sino in fondo chiarite, soprattutto dopo quanto non detto dall’ex assessore Luperti durante la conferenza stampa per illustrare la querela ad Emiliano.

 Insomma se Marino è l’uomo nuovo, il candidato di rottura con il passato, chi gli sta intorno è espressione della più stantia continuità. E profonda è la contraddizione tra chi rivendica il rinnovamento e poi per le logiche elettorali (i numeri) e di schieramento, lo costringono ad accettare l’inclusione nelle liste delle più disinvolte piroette.

Come quelle del deputato mesagnese Toni Matarrelli, candidato a Montecitorio con le primarie finite sotto processo, eletto deputato con Sel e poi transumato in “Possibile” di Civati. Se c’è uno specialista in piroette quello è proprio Matarrelli. A fare l’elenco dei suoi volteggi ci si perde. A Mesagne ha ispirato un’alleanza tra ex Sel, civici e fascisti pur di battere il Pd; contemporaneamente sempre a Mesagne fa votare Emiliano (compiacente…) per far eleggere consigliere regionale un civico, rinviato a giudizio perché accusato di fare la cresta sui ticket della Asl.

Si tratta dello stesso Matarrelli che a suo tempo determinò la fine di Sel a Brindisi, scegliendo la candidatura di Consales e non quella del vendoliano Giovanni Brigante. Ora dicono che stia sostenendo Nando Marino, prima sottotraccia, ora apertamente vista la reazione stizzita di Giovanni Brigante, tra i fans della prima ora del candidato pupillo di Emiliano.  Matarrelli presenta una propria lista, o dà suoi nomi (in particolare quello del tuturanese Vito Gloria) per le liste di Marino? E il Pd che a Mesagne ancora si lecca le ferite come reagirà? Alla maniera disinvoltamente inclusiva di Emiliano, la cui manina ha lasciato traccia nell’operazione sin dall’inizio? E con “Possibile” di Brindisi, che da settimane sta con Riccardo Rossi e sta lavorando pure alla lista, come si mette Matarrelli, e soprattutto Civati che ha promesso una sua venuta durante la campagna elettorale?          

La destra - Che dire della destra ufficiale? Sembrano dei marziani. Con i tempi che corrono, non so se lo schieramento politico che sta delineandosi in città sarà questo, ma se perdurerà l’assenza dei grillini, forse è vicino. Quelli del centrodestra, come i marziani, non sono della partita. A destra, anche a seguito dell’accordo con i fittiani di Cor, si collocherà la “Grande Coalizione” che, puntando almeno al ballottaggio, spera di assorbire ciò che resta della fu baldanzosa armata berlusconiana.

Al centro, non può essere diversamente con il carico di “usato” indistinto che si è caricato, non può che esserci il Pd democristianizzato di Marino ed Emiliano (Matarrelli, per coprirsi a sinistra, non è merce spendibile). Lo spazio a sinistra tocca irrimediabilmente a Riccardo Rossi, ed allo schieramento Smart. Incaponirsi con Michele Errico, chiudere pregiudizialmente al Pd, lasciare in libera uscita Fusco, ha significato chiudersi nel proprio recinto. Errori cui ora è impossibile rimediare.

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