Domenica, 24 Ottobre 2021
Politica

Radiografia del voto al Pd a Brindisi: quando il crollo passa per vittoria

Tutto va bene madama la marchesa! Mi sembra questo l'adagio di quanti, pur avendo responsabilità politiche e istituzionali, avrebbero, invece, il dovere e il compito di valutare il risultato elettorale del 31 maggio. Sembra che tutti abbiano vinto o si siano salvati. Ma tutti sanno che non è così

Tutto va bene madama la marchesa! Mi sembra questo l'adagio di quanti, pur avendo responsabilità politiche e istituzionali, avrebbero, invece, il dovere e il compito di valutare il risultato elettorale del 31 maggio. Sembra che tutti abbiano vinto o si siano salvati. Ma tutti sanno che non è così. E se a livello nazionale per varie ragioni tutti cercano di tirare dalla propria parte il risultato di questo voto, in periferia c'è un silenzio assordante se non fosse per le solite recriminazioni, gli schiamazzi attorno alla composizione della prossima giunta regionale o la ricerca di responsabilità per i voti persi o non ottenuti.

A Brindisi poi al silenzio si aggiungono la incapacità, la superficialità e la mediocrità degli attuali dirigenti politici locali, compresi quelli del Pd, carichi, più che di idee e di progetti, di rancori e sempre alla ricerca di nemici interni, ma lontani da ciò che si muove nella società e che con il voto ha dato un altro segnale di sfiducia e di allontanamento. Il voto non è un sondaggio. È l'espressione di un giudizio e di una assunzione di responsabilità dei cittadini. Non prenderlo in considerazione o non saper trarre  insegnamenti e conseguenze ci si fa solo del male.

Con il voto, i cittadini parlano e chiedono. Il malessere sociale, le scelte del governo, il lavoro, il fisco, hanno pesato anche in questo voto. Ai partiti spetta dare risposte e, se necessario, cambiare comportamenti, linee, gruppi dirigenti. Scambiare la partecipazione al voto come un semplice e ricorrente sondaggio è il più grave errore che possono fare un dirigente, un partito, soprattutto se è un partito, come il Pd, che ha tutte le responsabilità di governo a livello locale, regionale e nazionale.

Nel passato, dalle analisi del voto si facevano scaturire iniziative, adeguamenti, e quando necessario anche nuovi gruppi dirigenti. Ma si tratta del " passato" quando a prevalere erano le ideologie, la militanza identitaria, il radicamento sociale, l'autorevolezza dei gruppi dirigenti e dei rappresentanti istituzionali. Un passato che nessuno può pensare di far ritornare, ma che non può essere l'alibi per giustificare un "oggi" fatto di  partiti senza ideali e principi, di dirigenti che non danno conto più a nessuno, di iscritti che si riducono a galoppini, di candidati occasionali e ambiziosi.

Forse per questo, da queste elezioni, sono scomparsi i partiti a tutto vantaggio presunto dei singoli candidati. E non a caso gli unici ad avere un risultato di un certo interesse sono stati la Lega e i 5 Stelle che hanno fatto una campagna elettorale più come partito che come somma di candidati. Sui tabelloni per la propaganda elettorale, ormai inutili, superati e costosi, esteticamente ingombranti ,non un simbolo di partito ma solo manifesti di candidate/i. Non c'è' stata, inoltre alcuna iniziativa di chiusura della campagna elettorale regionale organizzata neanche dal Pd, per non parlare delle liste e degli altri partiti, ma solo iniziative al chiuso, dei candidati.

Mi si dice che questa è roba vecchia, ed è vero, ma la roba nuova non si vede e quando si vede non sembra che dia risultati e fa rimpiange il passato. A Brindisi città  questo è stato ancora più evidente. E quando i 5 Stelle o qualche "nostalgico" del Pd sono andati nei quartieri i risultati si sono visti. Al quartiere Sant'Elia alcuni vecchi dirigenti del Pd, spontaneamente, senza una sede e senza una organizzazione, hanno fatto campagna elettorale "porta a porta" ottenendo un risultato superiore del 5% rispetto a quello cittadino.

Ma  si dice che il Pd ha vinto ed è il primo partito in città. Certo, ma bisogna chiedersi di che vittoria si tratta quando si diventa primo partito con il 19%! Un 19%,tra l'altro uguale, al 19% preso dal Movimento 5 Stelle che in città consolida gli ottimi risultati del 2013 e del 2014. Un movimento che ormai si caratterizza non solo come protesta antipolitica ma anche come protagonista di una proposta di cambiamento a tutti i livelli e con energie fresche, competenti, competitive anche per le stesse prossime scadenze amministrative.

Sempre in città qualcuno si è avventurato ad affermare che i voti alle liste di Emiliano sono voti del Pd. Lasciamo perdere queste amenità e superficialità, ricordo solo che i voti a queste liste sono la somma di voti di candidati che con il Pd e con questo Pd non hanno niente a che fare, anzi.... e difficilmente in altre competizioni potrebbero trovare altrettanta convenienza, sottoposti come sono ad una certa "mobilità" e volubilità. Voglio ritornare, però, come ho già scritto in un precedente intervento, sull'astensionismo, al non voto che si è determinato in città. A Brindisi ha votato meno del 43% degli aventi diritto, la percentuale più bassa delle città capoluogo.

Facendo un gioco aritmetico, tolti i voti dati alla lista della Lega di Salvini e a quella dei 5 Stelle che passano, per i superficiali, come voti di protesta antipolitica, sottratti i voti nulli e le schede bianche, solo meno del 20% degli aventi diritto in città ha votato per Emiliano, per i partiti e le liste che lo hanno sostenuto. Lo dico non per sminuire il risultato di Emiliano ma per offrire qualche spunto di riflessione in una città dove alle forze di centrosinistra, dal Pd a tutte le liste che amministrano il Comune, si sono aggiunte due movimenti che in consiglio comunale sono all'opposizione, quello di Roberto Fusco e quello di Giovanni Brigante.

Tutta "questa potenza" ha convinto solo 14.265 elettori brindisini su 74.300 aventi diritto. Sono solo questi i voti ottenuti da Emiliano a Brindisi. Nelle precedenti elezioni regionali del 2010, Vendola prese 21.835 e il solo il Pd ne prese 7.700 a fronte dei 5.590 di questa tornata. Tutto questo mentre le forze di centro destra, presentandosi divise come non mai, subiscono un vero e proprio tracollo elettorale. Sono dati che nessuno può sottovalutare e che indicano una situazione di grande malessere, di sfiducia e disinteresse che dovrebbe preoccupare il sindaco, il suo partito e i suoi attuali sostenitori.

Fare i conti con questi dati che non sono segnali transitori vuol dire mettere le mani nell'organizzazione del consenso e della politica brindisina per come si è espressa in questi ultimi anni. Ma tra "festa del bere e del mangiare", le dimissioni del vicesindaco, la ennesima riunione per la quinta giunta Consales, il dosaggio delle poltrone, difficilmente si troverà lo spazio, la sensibilità per ragionare sul voto dei brindisini e sui problemi di questo territorio: una città  senza più la Provincia, con una Autorità Portuale senza futuro e con un porto senza progettualità, con un apparato industriale, se si esclude quello aeronautico, in via di esaurimento e senza prospettiva, con un questione ambientale mai risolta e con un disagio sociale sempre più consistente, con tassi di disoccupazione tra i più alti che la storia ricordi.

Ma uscendo dai confini cittadini mi preme inoltre far notare che nei 10 comuni dove si è votato per il rinnovo delle amministrazioni locali, il Pd nei 5 comuni dove è stato eletto già il sindaco al primo turno, ha eletto solo il sindaco di San Pietro Vernotico, mentre negli altri 5 dove si va al ballottaggio il Pd è presente solo in due comuni (Mesagne e San Vito dei Normanni), negli altri tre il ballottaggio non lo riguarda proprio.  Non certamente un bel risultato per il partito di Renzi!

Infine due notazioni a latere: a Francavilla Fontana, comune dove il sindaco è anche segretario provinciale del Pd e presidente della Provincia, il suo partito alle regionali ha incassato solo qualcosa in  più dell'11%. Mentre a Carovigno, comune di un ex segretario provinciale del Pd, artefice e propugnatore di una stramba alleanza, il Pd ha preso alle amministrative locali il 6%,facendo scomparire una gloriosa storia della sinistra da quel comune.

Insomma c'è materiale non solo per riflettere ma anche per interventi urgenti e straordinari, per aprire il PD ad un vero rinnovamento, a forze sane della società e non certamente a ceti politici logori e logorati in attesa di legittimazione dall'alto e di cooptazione. Da elettore spassionato di questo Pd e da suo fondatore in Puglia, spero solo che Emiliano prima di dimettersi da segretario regionale sappia aiutare i democratici brindisini a ritrovare un partito e dei dirigenti all'altezza.

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