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Analisi sull'acqua del canile: "Il laboratorio smentì che fossero sue"

Nell’inchiesta penale sulla gestione del canile comunale e nel bel mezzo del casus belli politico-amministrativo scoppiato in Consiglio comunale, spunta un giallo che attiene a una delle ultime analisi sulle acque nel rifugio: a Palazzo di città è arrivato un certificato del laboratorio “Sca-Servizi Chimici Ambientali”, ma la Srl non lo ha riconosciuto come proprio

BRINDISI – Nell’inchiesta penale sulla gestione del canile comunale e nel bel mezzo del casus belli politico-amministrativo scoppiato in Consiglio comunale, spunta un giallo che attiene a una delle ultime analisi sulle acque nel rifugio: a Palazzo di città è arrivato un certificato del laboratorio “Sca-Servizi Chimici Ambientali”, ma la Srl non lo ha riconosciuto come proprio. Quel documento non sarebbe partito dalla sua sede di Mesagne. C’è una lettera che lo dice, per fugare ogni dubbio. E allora chi fa fatto quelle verifiche? Come mai esiste quell’attestazione?

Il retroscena. Il particolare che sembra avere tutti i requisiti per diventare un retroscena è spuntato a margine dei lavori del Consiglio comunale di questa mattina (10 aprile), quando la struttura per i randagi di contrada Santa Lucia è diventato oggetto di una discussione alquanto animata tra i rappresentanti dei partiti di opposizione, con in testa Massimiliano Oggiano (esponente della lista La Puglia prima di tutto), e l’assessore titolare della delega al Canile, Antonio Monetti (del Pd), per effetto dell’interrogazione che il consigliere ha presentato.  

Non oggi, né ieri e neppure un mese fa, ma il 24 gennaio scorso. Data successiva a quella in cui sarebbe avvenuta la scoperta della certificazione da ritenere – a questo punto – non autentica se è vero che il laboratorio ha smentito in maniera ufficiale di averlo mai rilasciato. Perché il “caso” risalirebbe niente di meno che al periodo a cavallo tra novembre e dicembre.

Anzi, a voler essere precisi, sarebbe proprio quel documento non riconosciuto il motivo posto alla base della risoluzione del contratto tra il Comune di Brindisi e l’Ati (associazione temporanea d’imprese) Brunda di Brindisi e Terra Viva di Mesagne, vincitrici dell’appalto per la gestione della “casa” per cani, con il massimo ribasso. Importo a base d’asta pari a un milione e 500mila euro, lavori assegnati per 912mila, per la durata di tre anni, a partire dal 13 giugno 2013. Brunda per la parte della manutenzione, Terra Viva per gli aspetti nutrizionali.

L’assessore e la scoperta. A scoprire quel certificato di analisi è stato proprio l’assessore titolare della delega sul Canile, Antonio Monetti, dirigente del laboratorio di analisi dell’Ospedale Perrino, uomo di “mestiere”, insomma: “Mi sono trovato davanti risultati su accertamenti relativi alle acque interne alla struttura comunale anomali, incongruenti, per niente attendibili”, dice appena uscito dall’Aula consiliare, dove poco prima ha respinto gli attacchi di un agguerrito Oggiano.

L'ingresso del canile comunale“I tabulati presentavano quella che in apparenza era una regolare certificazione della società Sca che ha sede a Mesagne”, spiega. “Ma siccome conosco bene la professionalità del laboratorio di analisi, ho chiesto spiegazioni, non prima di aver comunicato il tutto al sindaco Mimmo Consales”.

“A quel punto ci siamo rivolti alla società e da qui ci hanno fatto sapere di non riconoscere assolutamente quel documento, nonostante la certificazione. Cosa sia successo siamo a primi a volerlo sapere. Di certo, per l’amministrazione,  ci sono gravi inadempienze, tali da giustificare la risoluzione del contratto, comunicata il 13 novembre, proprio dopo la scoperta di quel certificato poi disconosciuto dal laboratorio. Scoperta che va chiarita. Ed è proprio per questo motivo che il certificato è stato immediatamente trasmesso in Procura, assieme a tutto il carteggio che attiene alla gestione del canile, a partire dal capitolato d’appalto, per arrivare alle singole determine”.

L’inchiesta. Nel fascicolo che per ora è sul tavolo del procuratore capo Marco Dinapoli sono confluiti tutti i documenti acquisiti dagli uomini del Corpo Forestale dello Stato, tra cui i rilievi mossi dai dirigenti del Settore veterinario della Asl. L’ultima visita al Comune risale alla fine di marzo. Esiste anche una relazione del sindaco sulla storia dell’appalto, così come c’è da qualche giorno un esposto presentato dalla presidente dell’associazione Ugda, Paola Suà, che assieme ai volontari di un’altra Onlus, la Arcamica, ha chiesto di accedere al canile per vedere i box e le condizioni degli ospiti. Tanto da documentare tutto in un reportage fotografico. Alcuni scatti sono finiti su Facebook. Si vedono Angel e Frida pelle e ossa, rannicchiati su se stessi.

“Bisogna fare chiarezza e allo stesso tempo è necessario assicurare le giuste cure ai cani ospiti”, continua Monetti che di randagi ne ha ospitati sette a casa sua. “Credo di aver fornito all’opposizione tutte le risposte che volevano iniziando dai dati sui cani che non ce la fanno: il 12,09 per cento al mese, stando alla relazione del dottor Aldo Barletta. Percentuale ritenuta fisiologica, ma per me sempre alta. L’obiettivo è azzerarla, mi rendo che non si tratta di una cosa semplice nei fatti posto che il rifugio è in una zona paludosa, dove prolifera la filaria che attacca il sistema emopoietico, con conseguenze sui reni che filtrano il sangue. Senza contare che non ci sono grandi finanziamenti disponibili. In ogni caso, l’impegno del Comune c’è. Oggiano e gli altri possono stare tranquilli. Altro che dimissioni, quelle sono fesserie”.

L’opposizione e le dimissioni. Facile a dirsi. Il commercialista brindisino a un passo dall’essere candidato alle regionali con Francesco Schittulli presidente, di calmarsi non ne vuole sapere: “L’assessore farebbe bene a dimettersi visto che risposte concrete non ne ha date. Anzi. Prima mi ha detto di essere un visionario e mi riferisco alla nota diffusa alla stampa dopo l’interrogazione presentata da me e da altri colleghi di opposizione, poi guarda caso il Comune decide di procedere alla risoluzione del contratto. Evidentemente chi aveva ragione a preoccuparsi delle condizioni dei cani era il sottoscritto, purtroppo”.

I timori di Oggiano sono stati condivisi da Mauro D’Attis di Forza Italia; Giampiero Pennetta del Movimento per Schittulli; Antonio Pisanelli di Futuro e Libertà e da Ilario Pennetta della lista Brindisi Avanti Veloce. “Niente è stato detto su cosa mangiano e cosa bevono quei cani, nulla sul fatto che quelli che escono dalla struttura per essere adottati muoiono subito dopo. Per quale motivo? C’è qualche patologia? Certo che c’è. Ma nessuno dice niente, se non che sono sensibili agli animali”.

Scuola Marinaio d’Italia. Alla carica l’opposizione anche sul fronte della Scuola Marinaio d’Italia che necessita di interventi strutturali e di una palestra: 200 alunni sono stati trasferiti presso la media Kennedy, dove sono stati sospesi i laboratori d’eccellenza. “Mi chiedo per quale motivo non è stato acceso il mutuo di 800mila euro”, sbotta Oggiano che risulta primo firmatario dell’interrogazione. “Evidentemente aspettavano fondi da Renzi che non ci sono stati. Non sarebbe meglio, allora, cercare soluzioni temporanee che consentano di affrontare  il Pof (piano dell’offerta formativa, ndr)?”. In Consiglio è stato chiesto di avere la disponibilità del vecchio asilo che si trova in via Primo Longobardi, locali di proprietà della Provincia, e della scuola Sant’Antonio.

Poi è stata la volta dell’accoglienza turistica. Cosa farà Brindisi in vista dell’arrivo della navi da crociera? A quanto pare poco se tutto resta com’è, vale a dire limitato ad incontri con le associazioni di categoria e con l’Autorità portuale. Negozi aperti – pare – quando i turisti sbarcano. E poi? Da vedere.

I vigili trasferiti. In chiusura, sempre per mano dei “contestatori”, è stato affrontato il caso di tre vigili urbani spostati con “mobilità d’ufficio”: è la situazione nella quale si sono venuti a trovare tre capitani del comando, Vincenzo Carella e Vincenzo Mione, finiti nell’ufficio Ambiente e Giancarlo Prezzemolo nella Ripartizione Casa, dopo essere stati protagonisti di vicende di cronaca sollevate dalle testate giornalistiche. “Tutto regolare, visto che gli stessi ufficiali avevano fatto richiesto di essere trasferiti lo scorso anno”, hanno fatto sapere dal Comune. Ma i capitani hanno presentato ricorso al Tar, rivolgendosi all’avvocato Nicola Massari.

Gli assenti. La seduta del consiglio è stata sciolta giusto in tempo per pranzo. Motivo? Non c’era il numero giusto, quello legale, per garantire la prosecuzione dei lavori. L’opposizione ha chiesto la conta. E allora, stop. Del Pd erano assenti Salvatore Brigante, Salvatore Valentino ed Enrico Latini. Mancavano anche Italo Licchello e Tony Muccio. “Ma erano giustificati”, precisa il capogruppo del Partito Democratico, Antonio Elefante, anche segretario cittadino. “Brigante era a un convegno a Trani, Valentino di turno in ospedale e Latini in convalescenza”. Come a dire, non ci sono colpe o strumentalizzazioni della maggioranza se il Consiglio è stato sciolto. Se ne riparlerà la prossima volta.

La guerra fredda sui conti - Sullo sfondo del Consiglio, la guerra fredda tra maggioranza di centrosinistra e opposizione di centrodestra sullo stato di salute delle finanze pubbliche, dopo che il Collegio dei revisori dei conti non ha rilasciato la certificazione per il patto di stabilità, arrivando alla conclusione che sia stato eluso. Se fino a ieri le schermaglie sono andate avanti a colpi di comunicati stampa e opinioni affidate ai social network, sembra che lo scontro frontale sia vicino, se non proprio dietro l’angolo: secondo le voci che si rincorrevano in Aula stamattina, il fuoco dovrebbe partire in occasione della prossima riunione della Commissione consiliare al Bilancio, dove bersaglio sarebbe il neo presidente Giampiero Pennetta.

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