Martedì, 26 Ottobre 2021
Politica

Argese dal prefetto: “Ho fatto il nome di chi promette posti per voti"

Senza fine la telenovela in onda da Ceglie Messapica, dove i protagonisti continuano ad alimentare il vento dei veleni che spira sulla campagna elettorale per le comunali: Ciro Argese è andato dal prefetto per consegnare il nome del candidato che prometterebbe posti di lavoro in cambio del voto, mentre Nicola Ciracì ha intrapreso la strada che lo porterà in Procura, forse già domani

CEGLIE MESSAPICA – Senza fine la telenovela in onda da Ceglie Messapica, dove i protagonisti continuano ad alimentare il vento dei veleni che spira sulla campagna elettorale per le comunali: Ciro Argese è andato dal prefetto per consegnare il nome del candidato che prometterebbe posti di lavoro in cambio del voto, mentre Nicola Ciracì ha intrapreso la strada che lo porterà in Procura, forse già domani.

Il contesto. Stavolta non ci sono stati annunci urbi et orbi dai rispettivi profili di Facebook, dove i sostenitori di entrambi sono sempre pronti a rilanciare, condividendo i post. I due nemici giurati pensavano di colpire l’altro con annessi supporter in contropiede, puntando su un basso profilo e invece no. Impossibile passare inosservati se si varca la soglia del Palazzo che ospita gli uffici della Prefettura, per di più a metà mattinata, altrettanto impossibile se le frequenze di Ceglie ribattono la notizia di un esposto pronto a partire a firma del parlamentare.

Risultato, l’uno e l’altro sono stati costretti ad ammettere le azioni di “guerra”, pur non essendo candidati al comune di Ceglie, ma super impegnati, quello sì. Argese in favore dell’uscente Luigi Caroli per Ncd-Area popolare e Ciracì per Angelo Maria Perrino per gli azzurri non berlusconiani.

Ciro Argese-2Ciro Argese. “Sì, è vero sono stato dal prefetto questa mattina”, afferma Argese, coordinatore provinciale di Ncd. “Non potevo tacere quello che sembra stia accadendo a Ceglie Messapica, dove mi dicono ci sia un imprenditore candidato che si dice pronto a fare assunzioni in cambio di voti e che, di contro, userebbe l’arma del licenziamento in caso di mancato sostegno elettorale”.

Mezz’ora per parlare della situazione che si sarebbe venuta a creare, per lo meno stando alle vox populi. Argese il nome e il cognome del tizio cegliese, suo concittadino, l’avrebbe fatto e sembra che subito dopo la stretta di mano fra i due, le generalità siano state trasmesse a chi di competenza, da leggere come la Digos.

Pare, infatti, che la Prefettura abbia garantito massima attenzione per il corretto svolgimento della campagna elettorale a Ceglie. Ma conferme ufficiali, vista la delicatezza dell’argomento non possono arrivare. Argese, del resto, non aggiunge altro, se non l’ennesima frecciata a Ciracì: “Apprendo che si non candida al Comune e fa bene. Sa perfettamente che il rischio è quello di non farcela. Altro che passo indietro per rasserenare gli animi. Dopo tutto quello che ha detto in conferenza stampa? A proposito, anche io sono pronto a convocare i giornalisti a Brindisi”.

C’era da aspettarselo in effetti. Mica Ciracì poteva essere l’unico a chiamare i cronisti con tv al seguito. E allora, in agenda andrebbe inserito anche questo appuntamento a stretto giro.

Nicola Ciraci?-2Nicola Ciracì. Sull’agenda personale di Ciracì, una data è stata già segnata dopo l’incontro scoppiettante con la stampa: l’incontro con il procuratore capo Marco Dinapoli, che sarebbe imminente a sentire i bene informati per esporre fatti che riguarderebbero la gestione della res publica. “In Procura ci andrò, questo è sicuro. E farebbe bene ad andarci anche Argese se ha qualcosa di serio da dire e denunciare. Non serve a niente fare le passerelle, né tanto meno può venire a fare lui lezioni di morale a me”.

Eccolo là, l’affondo. “E’ un poveraccio che per me può parlare solo di caporalato e non di politica, visto che il suo partito è arrivato al governo di Ceglie solo dopo il ribaltone e lui stesso in provincia è passato dal centrodestra al centrosinistra, per arrivare a presentarsi gli elettori con il sedicesimo simbolo. Patetico”. Chi li ferma questi due? A stare dietro ad Argese e Ciracì (in rigoroso ordine alfabetico) si corre il rischio di fare la trottola.

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