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Carbonella: "Le colpe del partito e della giunta, e il direttorio pateracchio"

Gli accadimenti, che hanno caratterizzato di recente la turbolenta vita del Pd di Brindisi, devono far riflettere quanti(sempre meno purtroppo) ancora credono nella funzione “nobile,”che i partiti sono chiamati a svolgere nell’interesse della comunità

BRINDISI - Gli accadimenti, che hanno caratterizzato di recente la turbolenta  vita del Pd di Brindisi, devono far riflettere quanti(sempre meno purtroppo) ancora credono nella funzione “nobile,”che i partiti sono chiamati a svolgere nell’interesse della comunità rappresentata. D’altronde, non si può certo nascondere la  crescente disaffezione dei cittadini sia nei confronti dei partiti che della “politica” in generale.

Come dare torto al cittadino comune, se lo spettacolo, a volte indecoroso, che la politica offre è tale da allontanare anche chi è  consapevole  che la Politica resta, nonostante tutto,se ben praticata, lo strumento principale per la crescita sociale, culturale ed economica di un Paese civile e democratico. Tale situazione diviene ancor più intollerabile, stante  il grave disagio sociale ed economico, in cui versano diversi strati della popolazione, che vivono un presente denso di difficoltà e guardano al futuro con sempre maggior timore e preoccupazione.

Un minimo di sensibilità politica e sociale dovrebbe indurre politici ed amministratori ad immedesimarsi  più in queste problematiche, che segnano la vita della gente, che crogiolarsi in dimensioni di inaudita autoreferenzialità  che inaridisce ogni possibilità di ripristinare la necessaria credibilità tra l’azione politica e le aspettative di soddisfare i bisogni primari che la gente richiede.

Fatta questa premessa e tornando alla situazione attuale del Pd  di Brindisi, al quale è giusto riconoscere, che  nel recente passato ha dato prova di saper reggere tutte  le competizioni elettorali:  elezioni amministrative, elezioni europee, primarie a vari livelli, quanto  accaduto a mio parere, non può essere considerato come suol dirsi un fulmine a ciel sereno.

Cosi come ritengo che nessuno sia esente da colpe e responsabilità, ognuno ci ha messo del suo. Detto ciò e per non correre il rischio di apparire vago nella ricerca delle cause, che hanno prodotto la crisi attuale, il mio convincimento risiede nel fatto che l’intreccio tra la vita del partito con quella dell’amministrazione comunale, della quale il Pd  è “socio” di maggioranza, ha subito delle “devianze”.

Devianze dovute al mancato equilibrio tra la funzione dei nostri rappresentanti in consiglio e giunta e il necessario raccordo col partito, che doveva essere maggiormente considerato e coinvolto preventivamente sulle scelte, che si andavano ad assumere.

In sostanza, vi è stata una sorta di rincorsa da parte di taluni, se non di tutti, a non disturbare il “manovratore,”indipendentemente da ciò che poteva pensare il partito. A sua volta anche il “manovratore,”pensando che tenendo tutti “buoni”avesse meno problemi, ha alimentato una folle rincorsa individuale nel legittimare se stessi anziché esaltare la funzione collettiva e, di conseguenza l’azione del partito.

Se si aggiunge che il Partito ha sempre mal digerito i tanti rimpasti di giunta, che hanno via via sempre più scolorito la connotazione di centrosinistra di questa amministrazione e le conseguenti scelte di carattere economico sociale, non era difficile ipotizzare una frattura politica che puntualmente si è verificata.

La natura dei  problemi, sopra accennati  inoltre, non potevano che incidere negativamente sui rapporti interni al partito, da qui la crisi attuale e il conseguente ed inevitabile commissariamento peraltro, già in essere, a seguito delle dimissioni del segretario cittadino.

A tal proposito, mi dispiace dirlo, ma l’infantile tentativo di mettere su un direttorio, una volta presentate le dimissioni da parte del segretario Elefante, testimonia che anche persone esperte, che sono da decenni in politica sono andati in confusione mettendo in atto pateracchi in palese  contrasto con le norme statuta-rie, che regolano la vita del partito.

In conclusione, non  è difficile prevedere che il commissario, nell’assumere il compito di gestire il partito cittadino, si adopererà per ripristinare un dialogo interno con tutte le componenti, che avranno modo di esprimersi dentro il partito, anziché pontificare come spesso avviene all’esterno di esso, oltre a reiterare la richiesta di azzeramento della giunta, come già deciso sia a livello regionale che provinciale (Giovanni Carbonella - già segretario generale Cisl Brindisi e deputato).

 

  

   

  

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