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Bilancio di previsione, guerra aperta nel Pd: il segretario Elefante si astiene

Otto ore di confronto acceso in Consiglio comunale, scandito da accuse reciproche e attacchi anche personali, prima di arrivare alla conta per il bilancio di previsione 2015: 19 voti favorevoli, espressione della maggioranza di centrosinistra che ritrova Impegno sociale,  ma perde il consigliere del Pd Antonio Elefante, il segretario cittadino del partito

BRINDISI – Otto ore di confronto acceso in Consiglio comunale, scandito da accuse reciproche e attacchi anche personali, prima di arrivare alla conta per il bilancio di previsione 2015: 19 voti favorevoli, espressione della maggioranza di centrosinistra che ritrova Impegno sociale,  ma perde il consigliere del Pd Antonio Elefante, il segretario cittadino del partito, il quale  ha scelto di astenersi, così come aveva fatto sull’aumento della tassa per i rifiuti, rompendo in maniera netta, praticamente una dichiarazione di guerra. Al punto che il capogruppo ne ha chiesto la testa: “Commissariamento urgente”. 

Dopo le 23 di ieri (29 luglio) il sindaco Mimmo Consales e i “suoi”, quindi, hanno incassato la fiducia sulla manovra finanziaria per l’anno in corso, imbastita sull’aumento della tassa sui rifiuti contestata dalle opposizioni, ma sono costretti a fare i conti con una defezione pesante: quel “nì”, ossia il silenzio espresso da Elefante, che fa rumore eccome perché dice parecchio sulla situazione interna al primo partito della coalizione di governo cittadino, ormai sulla strada dell’implosione, dilaniato da tensioni intestine, se non proprio da guerre. 

“Non voto il bilancio per due motivi: innanzitutto non condivido il metodo perché non c’è stato confronto interno alla maggioranza, poi perché questa Amministrazione è stata impegnata a dare contributi per feste”, ha detto in Aula, mentre il suo vicino di banco Salvatore Brigante scuoteva la testa. “Elefante, ti prego, non puoi astenerti, vuol dire che stai sfiduciando il sindaco e tutto il centrosinistra. Qual è il metodo che volevi? Noi ci siamo riuniti dieci volte e non hai detto niente, sei rimasto in silenzio. Perché? Il confronto c’è stato eccome, ma sei stato tu a non essere presente”.
Rottura al cento per cento. Tanto che il capogruppo, all’uscita dell’Aula, ha fatto sapere di non farcela più: “Così non si può andare avanti, il Pd ha bisogno di un segretario nuovo, responsabile e rappresentativo, di conseguenza non c’è altro da fare, se non chiedere il commissariamento”.

Fuoco e fiamme in casa Pd. Ennesimo capitolo da scrivere dopo che la segreteria cittadina è stata azzerata dallo stesso Elefante, qualche ora prima di essere sfiduciato da gran parte dei componenti, tra i quali il presidente del Consiglio Luciano Loiacono e il capogruppo Salvatore Brigante, che pure aveva creduto nelle potenzialità del giovane Elefante, evidentemente disattese. E il segretario, appunto senza segreteria  (contraddizione in termini, ma questo è), aveva lanciato frecciatine al (suo?) sindaco, peraltro autosospeso dal Pd e agli assessori del partito, Antonio Monetti titolare dell’Ecologia e dell’Igiene Urbana, e Pasquale Luperti, responsabile dell’Urbanistica, tutti invitati a fare di più e meglio per il bene della città, avendo come bussola il programma elettorale presentato nel 2012.  Programma che - secondo Elefante  - sarebbe stato snaturato se non addirittura tradito dalla Giunta, colpevole anche di aver spostato il governo al centro con l’ingresso di Ugo Poli alla Programmazione economica come espressione appunto del Centro democratico (partito che a Roma non solo non conosce il neo assessore, ma neppure i due consiglieri comunali che hanno fatto quel nome, vale a dire Massimo Pagliara e Antonio Ferrari, altra storia). 

Alto tradimento per uno come il segretario cittadino che anche ieri in Assise, ha più volte ricordato di essere di sinistra, e che già in passato ha mostrato segni di insofferenza nei confronti della formula ereditata dalla presidenza di Massimo Ferrarese alla Provincia, tenuta a battesimo come Laboratorio politico. Pensare che Antonio Elefante sia rimasto solo sarebbe un errore, perché dietro di lui c’è qualcuno che ancora ha il suo peso in seno al Pd, anche se non si vede spesso: Giovanni Carbonella, ex deputato della Margherita, ex sindacalista, ufficialmente in pensione per fare il nonno, ma lontano da microfoni e telecamere, sempre sulla notizia, tanto da aver previsto (lui) che il segretario cittadino sarebbe stato sfiduciato e da aver deciso (sempre lui) di giocare d’anticipo, lanciando strali a Consales, il giornalista diventato sindaco dopo che lo stesso Carbonella lo ha presentato al Pd come il volto nuovo in grado di dare una svolta al partito prima di tutto e poi a Brindisi.

L’idillio, come si sa, è terminato da tempo. I due neppure si parlano più. Adesso sono impegnati su strade diverse. Quali? Quelle che dovrebbero portare alle prossime elezioni amministrative, perché è chiaro che la partita si gioca su questo piano: Consales vorrebbe fare il bis, avendo dalla sua parte – tra gli altri – big come Pino Romano, riconfermato consigliere regionale e ritenuto l’artefice del ritorno in Consiglio dei due di Impegno sociale, partito che adesso potrebbe essere a un passo dal rientro in Giunta; Carbonella non ne vuole neppure sentire parlare, tanto che ha già pensato al “suo” sindaco, quel Rosario Almiento, avvocato, attuale presidente della Stp, arrivato alla testa della partecipata sempre nella corrente dell’ex deputato. La battaglia, quindi, c’è tutta. L’astensione di Antonio Elefante è una dichiarazione di guerra.

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