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Brindisi capitale, una forzatura storica

Insieme a molti amici, ho seguito e seguo con interesse il dibattito, che si è sviluppato attorno al riordino delle province, approfondendo, anche dal punto di vista storico, le varie questioni che andremmo a sviluppare in occasione dell’incontro di studio che l’associazione Left ha organizzato per giovedì 22 novembre, presso il salone dell'hotel Orientale a Brindisi, per verificare tutti insieme se la riflessione debba rinchiudersi nei limiti angusti degli spazi geografici proposti dal riordino o piuttosto costituire l’occasione per ripensare le città, i territori e i servizi ai cittadini, alla ricerca di una prospettiva di futuro all’altezza delle aspettative e delle esigenze della nostra comunità.

Insieme a molti amici, ho seguito e seguo con interesse il dibattito,  che si è sviluppato attorno al riordino delle province,  approfondendo, anche dal punto di vista storico,  le varie questioni che andremmo a sviluppare in occasione dell?incontro di studio che  l?associazione Left ha organizzato per giovedì 22 novembre, presso il salone dell'hotel Orientale a Brindisi, per verificare tutti insieme se la riflessione debba rinchiudersi nei limiti angusti  degli spazi geografici proposti dal riordino o piuttosto costituire l?occasione per ripensare le città, i territori e i servizi ai cittadini, alla ricerca di una prospettiva di  futuro all?altezza delle aspettative e delle esigenze della nostra comunità.

Non mi hanno convinto e non mi convincono le posizioni e le iniziative prese da Massimo Ferrarese. Si tratta di punti di vista, che spero non siano dettate da ragioni di pura convenienza elettorale. Certamente si differenziano per cultura politica, amministrativa e istituzionale. Intanto va evidenziato il danno determinato dalla decisione intempestiva e troppa solitaria  di Ferrarese, che ha privato  i nostri territori, in un momento difficile della loro storia, di una regia condivisa,allargata e partecipata. Fortunatamente recuperata con tempestività dal nostro sindaco.

Ma io non intendo assolutamente polemizzare con le sue scelte, che comunque rispetto. Mi permetto solo di suggerire a Ferrarese di non insistere su quelli  aspetti storici per sostenere le sue tesi. Mi riferisco in particolare alla proposta di un emendamento per mantenere Brindisi città capoluogo in quanto è stata "capitale d'Italia". Un tormentone  che periodicamente qualcuno ripropone, quando non sa che fare, e come sbrogliare la matassa.

Ho cercato di capire, rileggendo documenti e studi storici, gli eventi di quel drammatico periodo, che portarono il re a rifugiarsi  a Brindisi e il ruolo che ebbe la città, nell?ambito delle vicende nazionali di quel periodo. Intanto credo, che caricare di troppi significati la nomina di Brindisi a  capitale d'Italia, sia  una forzatura storiografica, oltreché politica. Con questo non voglio certamente rimuovere la storia e i fatti, consapevole del loro valore e del significato che può aver rappresentato quel momento, che rispetto.

Rimane certamente un passaggio, anche se casuale e confuso, nella storia della ricostruzione democratica dell'Italia. Ci sarà pure un motivo per cui questa funzione, non è stata riconosciuta nell'anniversario dei 150 anni dell'unità d'Italia. E non si è trattato, né di una dimenticanza,ne' di un complotto contro Brindisi, ma, come credo, solo di  rispetto alla verità storica e al reale valore,  che si deve dare  ai fatti e ai luoghi degli eventi storici. Nei fatti che emergono dai tanti documenti di quel periodo, dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 il re  si dette alla fuga per paura di cattura, di rappresaglie e di ritorsioni da parte degli alleati tedeschi, che considerarono quell'atto un tradimento. L?intenzione era quella di fuggire in Sardegna . Brindisi, come rifugio del re, fu una scelta degli angloamericani in quanto ritenuta più sicura, piu' controllata e più vicina al percorso di avanzamento dello loro truppe,  dopo lo sbarco in Sicilia . Questa e' la storia.

Fu una scelta strategico - militare, risultato di una emergenza e forse anche per una convenienza dello stesso re in fuga, dati i suoi rapporti con la nobiltà e gli agrari salentini. Brindisi quindi non è stata mai dichiarata capitale d'Italia per motivi statuali e istituzionali, ma solo per motivi dipendenti da scelte militari degli angloamericani a seguito dell'armistizio. Oltretutto, Brindisi capitale d'Italia non ha mai svolto reali funzioni di capitale. Non a caso i ministeri  di quel governo furono momentaneamente dislocati tra Lecce,Bari, Taranto. Gli americani tra l'altro,quando arrivarono a Brindisi, presero il controllo di tutte le attività politiche,amministrative e civili.

La stessa riorganizzazione dell'esercito, per aggregarsi alle truppe angloamericane, avvenne a Maglie e non a Brindisi. Non a caso, man mano che gli angloamericani avanzavano verso Roma, la capitale fu spostata a Salerno. Erano trascorsi solo  pochi mesi dalla  permanenza formale a Brindisi. Per completezza, si deve anche aggiungere  che il centro della ricostruzione della democrazia, anche in quei mesi,  non fu Brindisi,  ma Bari dove fu organizzato il congresso dei comitati di liberazione nazionale, che dette avvio alla nuova Italia.

L?evento politico e istituzionale  nazionale piu' importante di quel periodo, fu organizzato lontano dalla capitale Brindisi,  che evidenzia il ruolo solo formale di capitale d?Italia. Questa  Brindisi se vuole rivendicare un ruolo nel riordino delle province non può forzare situazioni e status di un periodo, che inizia  con una fuga a settembre 1943 e finisce a febbraio 1944, con un viaggio di ritorno verso Roma. Storicamente e politicamente sarebbe una battaglia persa in partenza.

Caricarla di significati fantasiosi, di ruoli e funzioni inesistenti, non serve a risolvere le questioni,  fa solo rabbrividire gli storici, chi si avventurato per passione o per mestiere a studiare scrupolosamente quel periodo.

*comitato direttivo Associazione Left Brindisi

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