C'è bisogno di nuovi partiti per progettare, mediare gli interessi e fermare i personalismi

In altri interventi ho sostenuto come siano ancora necessari i partiti politici. Sono scomparsi i partiti di massa che la mia generazione ha conosciuto, quelli in cui ha militato e con i quali ha contribuito a trasformare la vecchia società italiana del secondo dopoguerra in direzione del progresso e del miglioramento della condizione umana

In altri interventi ho sostenuto come siano ancora necessari i partiti politici. Sono scomparsi i partiti di massa che la mia generazione ha conosciuto, quelli in cui ha militato e con i quali ha contribuito a trasformare la vecchia società italiana del secondo dopoguerra in direzione del progresso e del miglioramento della condizione umana. I lavoratori, con le loro organizzazioni e i loro partiti, sono stati i maggiori protagonisti di quelle trasformazioni e fondamentali per molte delle emancipazioni che oggi vengono date per scontate. Ho nostalgia di quei partiti, ma mi riferisco a quella nostalgia che Peppino Caldarola ha definito sentimento politico.

Ma non ho alcun rimpianto per quei partiti. Da tempo avevano esaurito la funzione propria. Non si possono riproporre e né farli diventare un modello. Non c'è ombra di dubbio che quella forma organizzativa di rappresentanza degli interessi e di partecipazione alla vita delle comunità che nel secolo scorso ha caratterizzato la vita delle democrazie occidentali abbia fatto il suo tempo: sono veramente in pochi a negarlo. Per le forze di cambiamento e soprattutto per la sinistra il problema è capire che cosa li ha sostituiti e li sta sostituendo.

I partiti di massa sono finiti per quanto riguarda tutte quelle funzioni che avevano a che fare con la raccolta del consenso e con l'organizzazione della partecipazione politica. I partiti di oggi  hanno progressivamente demandato ad altri organi, ad altre agenzie, ad altre figure alcune funzioni che i partiti di prima svolgevano quasi in modo esclusivo.  Le stesse leggi elettorali, locali, regionali e nazionali, non sono ancora riuscite a dare risposte adeguate e convincenti al bisogno di una nuova "forma partito". 

Ma di nuovi partiti politici c'è bisogno.  Per le stesse funzioni di governo che ormai sembrano caratterizzare unicamente la vita e l'essenza di tutti i partiti, sono necessarie forme di rappresentanza organizzata degli interessi soprattutto in occasione di momenti e di processi decisionali su questioni di interesse generale.

Le funzioni procedurali dei partiti nei confronti degli assetti democratici e amministrativi della società costituiscono ancora una esigenza di cui sarebbe rischioso e problematico fare a meno. Senza di essi, a prevalere, soprattutto nelle amministrazioni locali, sono i singoli e i loro ricatti che contribuiscono a snaturare così maggioranze, progetti politici e a minare ulteriormente la credibilità delle istituzioni. I partiti sono necessari anche come struttura di organizzazione del processo decisionale e soprattutto come occasione e luogo di aggregazione di volontà e interessi che altrimenti si esprimerebbero in ordine sparso rendendo difficile se non impossibile la negoziazione o la mediazione degli interessi in gioco.

Per capire il senso di quanto sto sostenendo basterebbe dare uno sguardo alle diversità sostanziali e contrastanti dei vari rappresentanti del Pd pugliese e brindisino su materie su cui esercitano, tutti, funzioni di governo (riforma delle autorità portuali, giudizio sulle società partecipate, Ferrovie Sud-Est, Acquedotto Pugliese, riordino ospedaliero, decarbonizzazione, Ilva ,Torre Guaceto, rifiuti, urbanistica, Tap, Xylella, trivelle, ecc.). A queste considerazioni dall'apparenza politologica voglio aggiungere anche quelle relative alla necessità, per i partiti, di ritrovare e far ritrovare le ragioni dell'appartenenza.

Un partito (che non è mai una ditta, né una caserma) non può vivere solo di procedure, di filiere del potere, di maggioranze e minoranze costruite su tesseramenti equivoci e raccogliticci. Tanto meno può vivere solo di disciplina e regole. Un partito è una comunità di senso, è una ragione che prescinde dall'interesse immediato e che può travolgere argini emotivi e sentimenti. E se questo vale per tutti i partiti vale ancor di più per un partito che è fatto da eredi della vecchia sinistra e del centro sinistra, oltreché da quelli che si definiscono nativi del Pd.

Penso sempre che per la sinistra governare e amministrare non è solo quello di praticare della buona amministrazione ma quello anche di saperla coniugare all'indicazione di un orizzonte di senso, ad un'idea di società. Un'idea di società che dovrebbe nascere dallo stretto contatto con essa per individuare i suoi bisogni e le sue aspirazioni, in una parola con il mondo della vita, delle persone.

I continui e stimolanti richiami dell'attuale Papa Francesco per il miglioramento della condizione umana dovrebbero ricordare alla sinistra che non è fuori dalla storia impegnarsi per una società migliore e più giusta, in cui l'uomo possa riconoscersi ancora come uomo e non come semplice parte soccombente della razionalità della tecnica o della compatibilità del mercato. Penso per questo ad una sinistra capace non solo di capire le trasformazioni della società, sapendone intercettare le domande di cambiamento ma anche di "andare oltre la situazione data".

E' questa la sfida per chi, nelle sue coerenze, oggi vuole impegnarsi (dentro e fuori lo stesso Pd) per una sinistra non ripiegata su se stessa e non omologata verso la grande convergenza al centro sotto l'egida del Partito della Nazione(col soccorso di Alfano, Verdini e il taglio delle ali, come si dice). Operazione questa, dopo i casi della città di Brindisi, di Ostuni, di Francavilla Fontana, già in fase di avanzata sperimentazione in provincia di Brindisi.

PS - Dovevo questo considerazioni a Peppino Caldarola, a Vittorio Stamerra e a quanti hanno voluto riprendere le mie riflessioni sui partiti di una volta. Alcuni che hanno studiato il greco mi hanno ricordato che la parola "nostalgia" risulta dalla composizione di due termini greci: "nostos" che significa ritorno in patria e "algos" che dice dolore o tristezza per l'impossibilità di questo ritorno. La nostalgia è "canaglia" perché il richiamo al passato è forte ma impraticabile! E di questo bisogna essere consapevoli. Per quanto mi riguarda lo sono da tempo! Rimane però per quelli come me un bel sentimento a cui è difficile rinunciare.

       

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