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"Caos Brindisi Multiservizi: la sindaca circoscriva le responsabilità"

E' possibile circoscrivere, sia pure in ritardo e non per sua esclusiva colpa, le responsabilità che hanno spinto la società in house nella palude delle cosiddette sabbie mobili da cui appare difficile uscire

Ero e sono fortemente convinto, anche sulla base della mie conoscenze quale presidente del Collegio dei Revisori di alcuni Enti Locali, Brindisi  incluso, della precaria situazione finanziaria in cui da tempo si barcamena questo Comune e pensando di offrire un contributo, sia agli amministratori  che a tutela degli interessi generali dei cittadini, ho azzardato di rappresentare detto stato dalle colonne di questo organo di informazione, arrivando, con la possibile cura di evitare allarmismi di sorta, ad ipotizzare lo stato di dissesto per illiquidità di risorse finanziarie dell’Ente.

Invero, nessuno si è preoccupato di questa mia “farneticazione” neanche quando ho voluto aggiungere le fondate osservazioni rivenienti dalle problematiche della partecipata “Brindisi Multiservizi”, per la quale appena due mesi or sono avevo pubblicamente dichiarato “ormai i buoi sono pronti a scappare dalla stalla” nel senso di dover registrare atti, da parte di coloro che direttamente o indirettamente sono responsabili della drammatica situazione in cui opera detta società, tendenti a circoscrivere o ad eliminare motivi di coinvolgimento personale per le criticità esistenti nella gestione della partecipata.

Probabilmente avrei abbandonato l’argomento, visto il disinteresse degli “addetti ai lavori”, ma ho ritenuto riprendere il discorso, sulla base degli articoli pubblicati da questo organo di informazione in data 19 e 21 corrente mese riguardanti appunto problematiche della società suddetta, al fine di un possibile contributo per meglio inquadrare la questione specie con riferimento alla conoscenza di fatti rilevanti che potrebbero determinare scelte diverse per la risoluzione concreta della Brindisi Multiservizi.

Ed allora: non è il conferimento della sede alla Bms, da parte del socio unico,  l’ultima scoperta poiché ben altre ve ne sono che abbisognano di essere evidenziate e chiarite.  Prioritariamente, va precisato che sulla proposta di deliberazione consigliare, relativa ad un conferimento misto danaro ed immobile e previa una scatenata partita di ping-pong fra Collegio dei Revisori e dirigenti dell’Ente sulla valutazione del bene,  è stato adottato il 22 dicembre 2014 il provvedimento consigliare  di ripiano delle perdite degli esercizi 2012 e 2013 della società partecipata Brindisi Multiservizi.

Orbene, al di là del mancato rogito notarile del trasferimento del bene alla partecipata e tralasciando la illegittima consolazione di altro caso analogo,  il fatto eclatante, che richiede approfonditi accertamenti per la individuazione di eventuali reati, è rappresentato dalla attestata previsione (17 dicembre 2014) di un risultato positivo di esercizio da parte dell’organo burocratico, confortato da  lusinghiera previsione del Comitato di Governance di riequilibrio a breve termine dei conti della società e, sembra, con parere  favorevole  del Collegio dei Revisori a pochi giorni dalla chiusura dell’esercizio 2014.

E’ noto, invece, che detto esercizio  è stato formalmente approvato  dall’assemblea il 19 dicembre 2016  con la notevole perdita di circa un milione e quattrocento mila euro sicché il ripiano delle perdite di esercizio 2012-2013 appare viziato da surrettizie previsioni di bilancio positivo per il 2014.  Ma non basta. Non è appagante la decisione della sindaca, a margine dell’approvazione formale del bilancio 2014, di annunciare l’avvio dell’azione per individuare le responsabilità sulla perdita registrata nell’anzidetto bilancio.

Sicuramente opportuno sarebbe “ad abundantiam” e  senza scomodare il tranquillo consigliere politico della sindaca che forse ha capito di rivolgere la sua attenzione su altri interessi della città, leggere  la  deliberazione della Corte dei Conti n. 27/2016  che dedica, fra l’altro,  diverse pagine sulle irregolarità riscontrate nella gestione della società di che trattasi.

Interessante può essere, poi,  la lettura della delibera commissariale n. 2 del 16 marzo 2016, assunta con i poteri del Consiglio e trasmessa a tutti i dirigenti dell’Ente, che con riferimento alla Brindisi Multiservizi  alla data del 30 novembre 2015 dichiara sul corrispondente bilancio: l’equilibrio di bilancio della partecipata non scevra da una organizzazione gestionale rideterminata con assegnazione dell’incarico di amministratore unico ad un dirigente comunale ha trovato tra l’altro, causa, nella inversione di tendenza dei “conti societari tornati in equilibrio” e la proiezione del bilancio al 31 dicembre 2015 certificata dal collegio dei Revisori della società “danno conto di una attività amministrativa funzionalizzata  verso la sana gestione".

Nutrendo perplessità per la mancata approvazione del bilancio 2015 e sul relativo risultato di esercizio non conosciuto neanche ufficiosamente dall’amministratore unico e salvo qualche ipotesi da sogno di architettura ragionieristica-contabile immagino anche per detto bilancio una chiusura in disavanzo. Ed ancora. Dagli atti  del vertice amministrativo, dell’Ufficio di presidenza del consiglio, del Collegio dei Revisori, nonché dei dirigenti preposti ai rapporti con la società partecipata, potrà avere conferma, per esempio, del mancato esercizio da sempre del cosiddetto “controllo analogo “ da parte del socio unico che ha provocato la pessima situazione patrimoniale ed economica della Brindisi Multiservizi con risvolti finanziari sui bilanci del Comune.

In conclusione, sindaca, è possibile circoscrivere, sia pure in ritardo e non per sua esclusiva colpa,  le responsabilità che hanno spinto la società in house nella palude delle cosiddette sabbie mobili da cui appare difficile uscire. Non sempre, come per il caso in questione, può rimenarsi all’organo politico specifiche responsabilità che appartengono ad altri organi: vi era obbligo di informare da subito gli attuali amministratori di recente nomina in merito alle problematiche relative alla partecipata comunale a partire dalla confusionaria acquisizione degli appalti di opere, dall’esecuzione controllata delle stesse e dalla consequenziale fatturazione.

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