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Politica Ceglie Messapica

Il caso del presidio riabilitativo di Ceglie in parlamento: la sanità pubblica non piace

L'interrogazione di Cesa e l'interpellanza di Ciocchetti. Fabiano Amati: "Offensiva contro la legge pugliese per internalizzare la riabilitazione intensiva del centro, oggi gestito dalla Fondazione San Raffaele"

CEGLIE MESSAPICA - Le polemiche intorno al centro riabilitativo di Ceglie Messapica sbarcano in parlamento. Il caso riguarda una rarità in fatto di sanità: il centro dal privato passa al pubblico grazie a una legge regionale promulgata qualche giorno fa. Mercoledì 29 maggio il deputato Lorenzo Cesa (gruppo misto) ha presentato un'interrogazione a risposta scritta sull'argomento. Lo stesso giorno, il suo collega Luciano Ciocchetti (Fratelli d'Italia) ha concesso il bis sull'argomento, con un'interpellanza. Il primo firmatario della legge regionale, il consigliere Fabiano Amati (Azione), ha parlato di "offensiva parlamentare contro la legge pugliese per internalizzare la riabilitazione intensiva del centro di Ceglie Messapica, oggi gestito dalla Fondazione San Raffaele". Amati si sta impegnando nel difendere la scelta da attacchi di varia natura, non solo politica. Eppure un servizio in più in dotazione alla sanità pubblica dovrebbe essere sempre salutato come una buona notizia. O no?

Legge regionale con polemiche

Il centro di Ceglie Messapica, come noto, è privato, gestito dalla Fondazione San Raffaele. La riabilitazione intensiva da più di due decenni e con contratti prorogati è gestita così, con "la Asl Brindisi [che] paga, all'incaricato di pubblico servizio San Raffaele una tariffa pari a circa dieci milioni di euro annui", ricostruisce proprio Amati. Il 21 maggio viene approvata la proposta di legge: il Centro regionale di riabilitazione pubblica ospedaliera di Ceglie Messapica sarà di proprietà e gestione interamente pubblica, rientrando nell'organizzazione funzionale della Asl di Brindisi. Qualche giorno dopo viene alla luce almeno una lettera della Fondazione, inviata a un lavoratore, in cui si motiva la cessazione del rapporto proprio con l'internalizzazione della gestione del presidio riabilitativo. Intanto, lo stesso giorno dell'approvazione il consigliere regionale Luigi Caroli (FdI) avanzava qualche dubbio nel merito: "Che fine fa la gara indetta per la gestione? Il personale come verrà garantito, abbiamo previsto che dal privato al pubblico sia garantito almeno il passaggio del 50 per cento, come sarà scelto? E l'altro 50 per cento (tenuto conto che stiamo parlando di circa 150 lavoratori)?".

I dubbi di Cesa e di Ciocchetti

Otto giorni dopo l'approvazione della proposta di legge e due giorni prima della sua promulgazione, Cesa interroga: "La Regione non sembrerebbe aver tenuto conto del minor incasso derivante dalla mancata percezione del canone dovuto dal gestore privato". E spiega che c'è il rischio "che il presidio venga disattivato senza aver alcuna certezza dei tempi di riattivazione dello stesso come presidio a gestione diretta dell'Asl, anche a causa della cronica carenza di personale sanitario e dall'assenza di figure professionali idonee a lavorare presso un centro riabilitativo all'interno della dotazione organica del servizio sanitario regionale". Per Cesa esiste il dubbio che la legge regionale approvanda abbia profili di incostituzionalità. Sempre il 29 maggio Ciocchetti presenta la sua interpellanza, in cui esprime lo stesso scetticismo di Cesa. I dubbi sono sempre quelli, di natura economico-finanziaria. Il passaggio dal privato al pubblico lascia dunque perplessi, dato che la sanità da decenni va gestita come un'azienda e non come un servizio.

E l'affondo di Amati

Fabiano Amati sintetizza i loro dubbi con queste parole: "In buona sostanza, due parlamentari che sulla carta dovrebbero sostenere senza timidezza l'erogazione pubblica dei livelli essenziali di assistenza (Lea), perché eletti e pagati dai cittadini italiani, si preoccupano di difendere il privato incaricato di pubblico servizio". Quindi, il consigliere regionale di Azione prosegue parlando di "atti di sindacato ispettivo" che "mi hanno svelato l'esistenza di un contratto del 2008 tra Asl Brindisi e San Raffaele, sconosciuto alla Regione e dunque mai autorizzato e comunicato dalla Asl (anche nelle settimane scorse), dotato di una clausola nulla (violazioni di norme imperative) o annullabile in materia di durata, perché prevede la conclusione del rapporto di sperimentazione gestionale in coincidenza con una gara a evidenza pubblica, nella realtà mai espletata; una gara quindi, fantomatica, perché avrebbe dovuto essere bandita e conclusa nel 2009, ossia quindici anni fa".

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