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"Nessuna garanzia occupazionale per i lavoratori di Edipower e dell'indotto"

"Prima di chiedere la chiusura dell'impianto Edipower/A2a, si pensi a un piano occupazionale per i lavoratori diretti e dell'indotto". I lavoratori di Edipower si inseriscono con una nota sindacale nel dibattito politico sul destino del polo petrolchimico di Brindisi

BRINDISI – “Prima di chiedere la chiusura dell’impianto Edipower/A2a, si pensi a un piano occupazionale per i lavoratori diretti e dell’indotto”. I lavoratori di Edipower si inseriscono con un comunicato stampa nel dibattito politico sul destino del polo petrolchimico di Brindisi. Il documento che lo scorso 17 marzo è stato approvato con i soli voti della maggioranza al termine del consiglio comunale monotematico, spingeva per la dismissione dell’impianto. I documenti presentati dall’opposizione, invece, bocciavano il piano industriale presentato da A2a, con particolare riferimento al prospettato utilizzo di Ecoergite (combustibile rinnovabile alternativo al carbone, derivante dal trattamento dei rifiuti) nel processo di combustione.

Il confronto, in realtà, è ancora aperto, visto che il presidente delle assisi comunali Luciano Loiacono, nel corso della seduta del consiglio svoltasi lunedì, si è assunto l’impegno di convocare nuovamente una conferenza dei capigruppo sulla questione energetica, con l’obiettivo di dar vita a un documento unitario. Ma i lavoratori di Edipower, attraverso una nota dei sindacati confederali (Cgil Filctem, Flaei Cisl, Uiltec) chiedono adesso maggiore considerazione. 

Anche loro si mostrano sensibili alla questione ambientale. “Abbiamo più volte espresso – si legge nella nota - la necessità di ricercare il miglioramento continuo degli impatti ambientali e valutare le linee programmatiche contenute nella normativa europea che indicanoGli striscioni dei lavoratori di Enel ed Edipower priorità nelle azioni da applicarsi nelle diverse fasi della gestione dei rifiuti (cosiddetta gerarchia dei rifiuti) prevenzione alla creazione, preparazione per il riutilizzo, riciclo, recupero di materia attraverso una differenziata spinta, recupero di energia dalla frazione non riciclabile e, solo come ultima opzione, lo smaltimento in discarica.  La normativa vigente – prosegue la nota - indica il recupero di energia tra le azioni necessarie per l’attuazione di un sistema sostenibile di gestione dei rifiuti in quanto consente la riduzione dell’utilizzo di combustibili fossili, di conseguenza di C02 e diminuisce il quantitativo di rifiuti da inviare in discarica”.  

Ma dalle forze politiche, a detta dei lavoratori, emerge solo un condivisione trasversale sulla “richiesta di chiusura dell’impianto Edipower/A2A, senza nessuna garanzia per i lavoratori diretti e dell’indotto, in totale circa 200 famiglie”.  Le ipotesi di deroghe alla legge Fornero per i lavoratori dell’Area Sin di Brindisi e alla legge 122/2010 sulle ricongiunzioni onerose dei contributi previdenziali, contenute negli ordini del giorno presentati dall’opposizione sempre in sede di consiglio monotematico, “non garantirebbero inoltre gran parte dei lavoratori Edipower dato che oltre il 65% ha un’età media ben lontana da possibili pensionamenti e non dà alcuna soluzione ai lavoratori dell’indotto che, da oltre un anno, sono senza sostegno economico”. 

La centrale di EdipowerPer questo “Filctem, Flaei,  Uiltec – si legge ancora nel comunicato - chiedono ai vari soggetti che oggi rivendicano la chiusura di siti produttivi, la stessa determinazione a ricercare preliminarmente soluzioni esigibili che garantiscano tutti i lavoratori e la loro continuità occupazionale. C’è bisogno di valutare tecnicamente e con onestà intellettuale i progetti per la parziale modifica dell’assetto di combustione e il dimezzamento delle emissioni, in linea con la richiesta di riduzione degli impatti nella bolla ambientale di Brindisi, il funzionamento di un solo gruppo e la demolizione dei gruppi 1 e 2”.  

Questo genere di investimenti, infatti, a detta dei lavoratori, consentirebbe “di aprire nuovi cantieri; una ripresa, seppur limitata, della produzione; la garanzia per gli attuali addetti e nuove assunzioni; di dotare il territorio di un programma innovativo in campo energetico, favorendo Ricerca, Università e, al contempo, assicurando la piena sostenibilità ambientale dei cicli produttivi, attraverso il costante monitoraggio garantito da Arpa, Ispra e Istituto Superiore di Sanità”.    
                        

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