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Centristi e Consales trattano la pace

BRINDISI - Il laboratorio si prende altre 24 ore: l'incontro tra segretari provinciali, cittadini e capigruppo della maggioranza di centrosinistra è slittato alle ore 10 di martedì, presso la nuova sede del PD in via Conserva. Prendere tempo serve a rasserenare gli animi e ricomporre le fratture che negli ultimi caldissimi giorni si sono aperte tra Udc/Noi Centro ed il sindaco Mimmo Consales. Col passare delle ore scendono le probabilità di una rottura e aumentano quelle di una pace e del rilancio dell'azione di governo. Lo confermano le dichiarazioni di una "gola profonda” del gruppo Ferrarese, che - nell'anonimato - ha accettato di spiegare meglio a BrindisiReport.it le ragioni della crisi. E come andrà a finire.

BRINDISI - Il laboratorio si prende altre 24 ore: l'incontro tra segretari provinciali, cittadini e capigruppo della maggioranza di centrosinistra è slittato alle ore 10 di martedì, presso la nuova sede del PD in via Conserva. Prendere tempo serve a rasserenare gli animi e ricomporre le fratture che negli ultimi caldissimi giorni si sono aperte tra Udc/Noi Centro ed il sindaco Mimmo Consales. Col passare delle ore scendono le probabilità di una rottura e aumentano quelle di una pace e del rilancio dell'azione di governo. Lo confermano le dichiarazioni di una "gola profonda" del gruppo Ferrarese, che - nell'anonimato - ha accettato di spiegare meglio a BrindisiReport.it le ragioni della crisi. E come andrà a finire.

Le dimissioni della Baldassarre. «In realtà la vicesindaco aveva già deciso da giorni di rimettere il mandato. Tra lei ed il primo cittadino i rapporti erano ormai inesistenti e sempre più tesi. La perquisizione della Digos e la notizia dell'inchiesta della magistratura su Culturamiamo e sulle proroghe alla News hanno accorciato i tempi, convincendo la Baldassarre a dimettersi subito. Noi volevamo cogliere l'occasione per dare una migliore impostazione alla giunta, del resto lo stesso sindaco non ne era contento, e questo lo possono confermare tutti». Sul ritiro "in autotutela" della firma dalle delibere finite nel mirino della magistratura, il giudizio è netto: «Non abbiamo condiviso la decisione della Baldassarre. Ma si tratta di un fatto personale». Un fatto che però getta un'ombra preoccupante sull'accaduto, perché rafforza il sospetto che, come sette mesi fa sostennero le opposizioni, dietro quegli atti ci fosse qualcosa di poco chiaro, e lancia un messaggio inequivocabile alla procura: l'ex vicesindaco è a disposizione dei magistrati per raccontare quel che sa. Del resto la Baldassarre è moglie di un bravo avvocato: non poteva non conoscere gli effetti del suo "segnale".

I nomi. In questi giorni ne sono circolati tanti, anche a sproposito. C'è chi ha sostenuto che Ferrarese, rimasto fuori dai giochi e senza poltrona, puntasse all'Asi e volesse piazzare Marcello Rollo al posto della Baldassarre, però con delega all'Urbanistica. Ipotesi smentita ieri dallo stesso Rollo. Il nostro interlocutore aggiunge qualche dettaglio: «L'Urbanistica non ci interessava prima e non ci interessa oggi. Rientreremo in giunta con le stesse deleghe. Anche le dicerie sulla nostra volontà di escludere Fracesco Cannalire dall'esecutivo, perché indagato, non hanno fondamenta. Così come non abbiamo espresso riserve su un altro nome, quello di Francesco Renna. Non poniamo condizioni sulle persone, critichiamo il metodo delle decisioni in solitudine da parte del sindaco, che neanche ci avvisa. Ma per Renna e l'estromissione della Fiorentino lo stesso Consales ha già chiesto scusa».

Le richieste. Cosa chiedono allora i centristi? «Tre cose. La prima è l'azzeramento della giunta, per dare a Consales e alla città un esecutivo più forte. La seconda è una maggiore collegialità sulle scelte, perché i padroni della locomotiva non sono il PD o una sua parte, quella che fa riferimento a Tomaselli, tanto per intenderci. La terza è un chiarimento sugli atti alla base dell'inchiesta giudiziaria: non possiamo avere un sindaco indagato e uscircene con un comunicato di due righe. Siamo convinti che il primo cittadino non abbia commesso reati, ma dobbiamo spiegarlo alla città». Resta dunque il diktat dell'azzeramento. Ciro Argese, segretario provinciale dell'Udc, aveva detto che senza di esso i centristi non si sarebbero seduti al tavolo delle trattative. «Lasciamo stare le cose che si dicono. Non possiamo lasciare la città senza governo. Martedì saremo presenti all'incontro».

L'offerta di Brigante. Il laboratorio va dunque verso il suo ricomponimento, ma intanto il consigliere regionale e comunale Giovanni Brigante lancia un messaggio al sindaco: «Le crisi e le maggioranze non si fanno sui giornali, ma bisogna portare l'argomento in Consiglio Comunale. "Sviluppo e Lavoro" è disponibile a valutare l'ipotesi di un programma condiviso, trasparente e scritto alla luce del sole, per il bene della città. In questo caso sosterremmo l'esecutivo, ma si dovrebbe trattare di una giunta all'altezza del compito. Lo faremmo indipendentemente da chi ne facesse parte. Ma deve essere chiaro che le maggioranze si formano in Consiglio».

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