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Centrodestra inceppato su schemi che non vanno più, in Puglia il populismo è di sinistra

A destra, anche in Puglia, si stanno picchiando come fabbri. Perché anche in Puglia? Ovviamente perché lo sfacelo nazionale del berlusconismo non poteva lasciare indenne questa regione e poi perché ci sono ragioni intrinsecamente pugliesi

A destra, anche in Puglia, si stanno picchiando come fabbri. Perché anche in Puglia? Ovviamente perché lo sfacelo nazionale del berlusconismo non poteva lasciare indenne questa regione e poi perché ci sono ragioni intrinsecamente pugliesi.  Il centro-destra cementato da Berlusconi, e guidato in loco da Raffaele Fitto, nasceva dalla confluenza di due anime assai diverse: da un lato la tradizione del moderatismo democristiano impersonata da Fitto, dall’altra il movimentismo corsaro che ha avuto in Pinuccio Tatarella il suo splendido interprete. La destra vera ha avuto in Puglia un personale politico di maggior livello degli ex democristiani. Oltre alla famiglia Tatarella, vanno ricordati Mennitti a Brindisi e la Poli Bortone a Lecce. Finché il Berlusca dominava la scena l’amalgama era ben riuscito anche dopo l’improvvisa scomparsa di “Pinuccio”.

Ora che la scena restituisce un Berlusconi un po’ patetico, le antiche anime riprendono a dividersi secondo linee trasversali. Il fatto di fondo, quello sociologicamente profondo, è che questa destra, o centro-destra che dir si voglia, non rappresenta più il moderatismo nostrano né la borghesia pugliese. Che cosa è successo? E’ successa una cosa molto semplice. Anzi due. Sono arrivati Vendola e Emiliano. Entrambi credono di essere leader della sinistra e forse, almeno uno dei due, lo sono. Ma entrambi hanno ereditato il trasversalismo, e il populismo, importato da Berlusconi che né Fitto né altri sono riusciti a cogliere.

Paradossalmente finché in campo c’era D’Alema, i suoi avversari di destra sapevano con chi confrontarsi, anche se D’Alema aveva sfondato in ambienti lontani dalla sinistra. Accantonato D’Alema la sinistra si è trovata guidata da due competitor disinvolti che hanno scorrazzato sull’intera scena politica. Nichi è ormai al capolinea, almeno a quello pugliese. Emiliano no. Emiliano è il personaggio in cui si fondono elementi di antichità/modernità. E’, sia detto senza offesa, un vecchio boss della politica meridionale: piacione, amico di tutti, catalizzatore di interessi diversi, evocatore di scenari meravigliosi (gli piace, fare, come si dice da noi, lo “splendido”), indifferente alle appartenenze che usa come gli pare, talvolta è molto comunista, talvolta è parente di fascisti, è uno, nessuno, centomila.

Fin qui avevamo già visto tutto da Achille Lauro in poi. Però Emiliano è un uomo di spinta, vede i problemi, molti li risolve, ama la politica in modo viscerale, pensa davvero di avere una missione. Emiliano è in questo senso il più destra-sinistra che esiste.  Come diavolo possono fare i poveri orfani di Berlusconi a contrastare una forza della natura simile? Su scala nazionale hanno lo stesso problema con Renzi.

Se le cose stanno così appaiono chiare alcune circostanze: la prima è che Berlusconi non ha lasciato eredi, al massimo esecutori; la seconda che Raffaele Fitto, che è un cavallo di razza, si muove pensando a uno schema politico del passato, cioè a partiti normali che si alleano o si contrappongono. Non so se tornerà quel tempo. Tutta questa ventata di novità italiana, che appare molto moderna è, invece, la traduzione in italiano e in meridionale del modello politico personalistico americano senza avere i contrappesi di quello statunitense. Ogni leader domina e uccide i competitor e poi toccherà a lui soccombere.

La sinistra pugliese, ovvero quella cosa che per consuetudine ostinatamente chiamiamo ancora sinistra, ha avuto l’abilità di “rubare” a Berlusconi modelli, comportamenti, linguaggio. La destra invece è tornata ai dorotei. Svegliatevi. Gli uni e gli altri. Il tempo sta finendo.

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