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"Città sull'orlo del baratro, questa improponibile giunta va resettata"

"Non si faccia finta di niente! Brindisi sta precipitando in un vortice drammatico caratterizzato da cinismo e disperazione, da corruzione e ribellismo"

Dal sociologo e filosofo di origine polacca Zigmunt Bauman, testimone del suo tempo ed assieme uno degli interpreti critici più acuti, morto, come noto, di recente, ereditiamo l’essenza del suo saggio fondamentale, quello sulla “modernità liquida” che è diventato una sorta di bibbia interpretativa del pensiero sociologico e  filosofico contemporaneo. In effetti, in contrapposizione con il tempo della “modernità solida”, quella novecentesca, fondata sul primato delle ideologie e delle concezioni del mondo e della vita, Bauman introduce il nuovo paradigma della modernità liquida.

E questo per dire  che nel tempo dominato dalla velocità delle innovazioni, dall’obsolescenza organizzata, e dei cambiamenti, dall’industria alla post/industria, dalle ideologie alla fine delle ideologie, dallo stato nazione, alla globalizzazione, le idee, le convinzioni non hanno più tempo per solidificarsi, per diventare cioè il “nuovo canone”. Tutto, dalla vita pubblica a quella privata, cambia con tale velocità da non permettere e consentire una vita stabile (v. art. di Michele Cozzi, Gazzetta del Mezzogiorno del 10 Gen. 2017).

Società liquida, quindi, diventata ormai una etichetta per questo nostro mondo in cui non si hanno più punti di riferimento certi, in cui i valori sono in crisi ed alle sicurezze di un tempo si sono sostituite incertezze per il futuro personale e sociale. E tale principio socio/filosofico con tutti i suoi negativi risvolti, sembra abbia fatto piena presa nel nostro “milieu” cittadino. 

Ed in effetti, le vicende che stanno caratterizzando in questi giorni la vita cittadina, con particolare riferimento a quelle politiche, non fanno che dimostrare la valenza dell’assunto cennato, dando la netta sensazione che è in essere l’insorgenza di una “gravissima emergenza cittadina”, che inevitabilmente finirà per completare il quadro socio/politico esistente, che definire pessimo appare un eufemismo.
Da una sia pur approssimativa analisi dello stato sociale, economico e culturale del territorio comunale non può che evincersi uno stato di collasso diffuso.

La città è nella morsa di un degrado tale da far indignare non poco chi vorrebbe vivere una realtà normale. Dopo il travaglio elettorale ed i primi mesi della nuova amministrazione si è vissuti nella speranza di una rivitalizzazione del tessuto sociale: ci ritroviamo, di contro, in una situazione talmente drammatica da far pensare alla irreversibilità della stessa.

Dovessero essere elencate le bolle di crisi che ammorbano l’aria di Brindisi, rendendola quasi irrespirabile, occorrerebbero intere pagine. Non per nulla ci (ri)troviamo ad occupare gli ultimi posti nelle graduatorie delle città meno attrezzate per consentire una dignitosa vivibilità.
Città ad elevatissimo rischio ambientale, disoccupazione dilagante, criminalità sempre più spregiudicata, evidente debolezza del sistema economico ed imprenditoriale. Ed ancora, entrando più nei dettagli, strade di accesso alla città prive della benché minima, sia pur essa ordinaria, manutenzione, parchi pubblici ed aiuole carenti di interventi manutentivi, strutture scolastiche e sportive abbandonati al loro destino. 

Ed ancora. Gravissima situazione igienico sanitaria a causa di un servizio di raccolta rifiuti che ha ampiamente dimostrato di essere inefficace, mal pensato e gestito nel peggiore dei modi. Pur nella sua ampiamente appalesata inadeguatezza strutturale, che sta inesorabilmente ultimando di demolire quei piccolissimi residui di civismo esistenti, appare quasi come infierire su di un morto il fatto di addebitare all’attuale gestore della civica amministrazione tutte le cause che hanno determinato l’insorgenza di un panorama così desolante. Ciò che si ha di fronte agli occhi non è altro che il risultato di anni di malgoverno, ancorato ad arcaiche metodologie politico/gestionali poco propense a rappresentare gli interessi della collettività, sia su scala locale, quanto e principalmente su scala nazionale e, quindi, inadeguate a dare la stura ad un pur minimo progetto strategico verso cui coalizzare le tante risorse pure presenti.

E per tali motivi il cittadino, ormai da tempo, vive una situazione di rigetto nei confronti della politica in senso lato, aggravati anche da ciò che di scandalistico offrono gli amministratori da operetta, dalle leggi e regolamenti varati e puntualmente disattesi, dalle palesi ed irrazionali progettualità che si tenta di intraprendere. Situazione di rigetto questa che sfocia in un massiccio astensionismo elettorale che decreta in maniera inequivocabile una rappresentatività non autentica.

E questo è avvenuto in città in occasione delle ultime consultazioni amministrative. In nome di una “stravagante” democrazia, Brindisi viene oggi amministrata da una pseudo maggioranza, eletta da appena il 20% degli aventi diritto al voto, che per la sua composizione assomiglia più ad un “guazzabuglio” che ad un coeso e composito raggruppamento politico, inevitabilmente sottoposto a pressioni, esercitate in nome di una fantomatica “visibilità”, della quale genesi si percepiscono, ahimè, i poco nobili motivi, che determinano, e questo è accaduto già tre volte in sei mesi di vita, rimpasti o revisioni di giunta assolutamente esiziali ai fini dell’attuazione di un programma, ammesso che ve ne sia uno.

Non si faccia finta di niente! Brindisi sta precipitando in un vortice drammatico caratterizzato da cinismo e disperazione, da corruzione e ribellismo. La politica, si fa per dire,  continua a prendere a calci il “diritto”, gli amministratori si adeguano ed i faccendieri occupano gli uffici.  In queste ore la nostra città è sull’orlo del baratro e per evitare tale infausta evenienza si ha bisogno di uno scatto di orgoglio, di un sussulto civico che obblighi, attraverso pacifiche manifestazioni pubbliche,  una resettazione, tanto per usare un termine da “modernità liquida”, dell’attuale inguardabile ed improponibile governo cittadino. 
 
             

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