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Il Bernie Sanders che manca ai giovani italiani

E' triste svegliarsi in un Paese dove il premier sbeffeggia chi legittimamente, applicando il dettato costituzionale, è andato a fare il proprio dovere recandosi ai seggi per il referendum del 17 aprile, mentre negli Usa un certo Bernie Sanders, settantenne, riesce ad entusiasmare i giovani americani

E’ triste svegliarsi in un Paese dove il premier sbeffeggia chi legittimamente, applicando il dettato costituzionale, è andato a fare il proprio dovere recandosi ai seggi per il referendum del 17 aprile, mentre negli Usa un certo Bernie Sanders, settantenne, riesce ad entusiasmare i giovani americani con i suoi discorsi sulle disuguaglianze sociali, sul lavoro, e sui privilegi accordati alle grandi compagnie.

Tanti giovani italiani sono andati a votare domenica, molti per la prima volta, appena diciottenni, per una causa che ritengono giusta e che in un paese democratico va rispettata. Confutata, criticata, discussa, ma rispettata. A chi parli il presidente del Consiglio, anche capo di un partito che dovrebbe essere guida della sinistra italiana, non sono certo loro.

Ha saldato il conto Pinuccio, ieri sera, replicando al tweet di Renzi “Risultati ottimi. I lavoratori hanno vinto, qualche consigliere regionale ha perso. Adesso al lavoro per un'Italia più forte”. Da Bari la risposta è stata “quando non si vota tu vinci sempre”. Un fatto è certo: Renzi sta allontanando sempre più il Partito democratico da quella parte della società italiana che spera in un cambiamento che ha una sostanza molto più ampia e profonda delle riforme costituzionali.

Il Paese dove si era formato un grande partito di massa della sinistra che lavorava per un sistema democratico avanzato, si è ridotto ad assistere alla crescita dei movimenti sociali innovatori in altre realtà dell’Europa e del mondo, e non ha nessuno che parli come Sanders, bocciato frettolosamente come populista, ma non dalla stampa estera più attenta.

Le idee, gli ideali ritornano, spinti dalle grandi contraddizioni del capitalismo moderno. Quella che trattiene in accampamenti fangosi di confine le masse in fuga dalla guerra, quella che chiude i valichi, non è l’Europa che tanti cittadini sognavano. Le ingiustizie del sistema previdenziale, la disoccupazione giovanile, i tagli alla scuola e alla ricerca non rendono più forte l’Italia.

Le collusioni emergenti tra politica, banchieri e petrolieri, rivelano, assieme alle indulgenze dilaganti e alle autoassoluzioni, quanto sia marcia buona parte della struttura su cui dovrebbero poggiare le riforme stesse. Ma nessuno, nel principale partito italiano, ha il coraggio di staccarsi davvero, almeno idealmente, dalla nave madre. Un vecchio bucintoro pieno di stucchi dorati, che non è fatto per imbarcare chi chiede una svolta reale per l’Italia.

E nelle periferie la situazione non è migliore. Siamo stati chiamati, noi giornalisti brindisini, ad ascoltare il programma di una candidata sindaco tra i tavolini di un noto bar sul lungomare. Non siamo formalisti, ma questi non sono segnali incoraggianti per la città che rischia, da quanto si osserva, di ritrovarsi con un consiglio comunale fatto per i tre quarti dalle stesse persone di quello sciolto in seguito alle indagini della magistratura. Al lavoro? Ma per cosa e per chi?

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