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Pagliara espulso dall'Udc chiede in tribunale 110mila euro di danni

Dignità e onorabilità lese, con conseguente danno all’immagine e richiesta di pagamento per 110mila euro a titolo di “ristoro”: tanto ha chiesto al Tribunale di Brindisi il consigliere comunale Massimo Pagliara che non ha per niente dimenticato l’espulsione decisa dall’Udc due estati addietro

BRINDISI – Dignità e onorabilità lese, con conseguente danno all’immagine e richiesta di pagamento per 110mila euro a titolo di “ristoro”: tanto ha chiesto al Tribunale di Brindisi il consigliere comunale Massimo Pagliara che non ha per niente dimenticato l’espulsione decisa dall’Udc due estati addietro. E non sembra neppure intenzionato a lasciar passare la diffida del Centro democratico, nel quale è approdato subito dopo, a usare il nome e il simbolo del partito perché è stato disconosciuto  pure qui, ma lui contesta il provvedimento su tutta la linea e anche questa volta è pronto ad adire le vie legali.

Il caso. In questo caso il tempo non ha potuto niente. Altro che rimarginare le ferite. Il boccone era ed è indigesto. La battaglia legale è in corso ed è a un passo dalla sentenza, attesa per la fine dell’estate: il punto centrale è legato alla richiesta di danni avanzata dall’avvocato Giacomo Greco, nell’interesse di Pagliara. Il consigliere ritiene di essere stato “offeso” o meglio colpito e danneggiato nella sua dignità di uomo prima ancora che di persona impegnata in politica, sempre corretta e rispettosa degli altri.

Ed è per questo che ha presentato il conto nel processo scaturito dalla denuncia querela che presentò il 13 luglio 2013, all’indomani del documento firmato da Ciro Argese, allora segretario provinciale del’Udc, partito nel quale sia lui che Antonio Ferrari, furono eletti nel 2012. Argese è passato, come si sa, nel Nuovo Centro destra-Area popolare mantenendo la responsabilità provinciale e a fine maggio ha tentato di correre in direzione del consiglio regionale, ma è rimasto nella sua Ceglie Messapica.

Massimo PagliaraRiavvolgendo il nastro degli avvenimenti politico-legali di quel tempo, si racconta che Pagliara  - in coppia con Ferrari - sia stato messo alla porta dalla sede del partito di Casini sulla base di una relazione scritta da Giampiero Epifani, segretario cittadino dell’Udc, di recente approdato in consiglio comunale: si contestava la  “violazione dei doveri morali e politici che arrecano gravi pregiudizi al partito”, come si legge nella lettera spedita per raccomandata.

Udc. Pagliara sostenne e ribadisce oggi  che la decisione assunta dai vertici locali dell’Udc sia contraria a norme statutarie della pubblicità data alla sanzione, visto che la notizia finì nei tg locali, sulle pagine dei giornali e on line, e che non ci fu alcuna reale motivazione. La verità secondo il diretto interessato sarebbe altra: “L’espulsione era finalizzata palesemente a ledere la personalità e la dignità dei consiglieri”, scrisse il legale.  “Pagliara (e Ferrari) ormai sono pubblicamente etichettati come espulsi o addirittura dissidenti”.

E i due non l’hanno proprio digerita. Pagliara, in particolare, è deciso ad andare sino in fondo alla questione e per questo aspetta di sapere se il giudice accoglierà la sua richiesta di “ristoro” o meno. Centodiecimila euro in ballo. Ma non è tutto. Nossignore. Perché il consigliere Massimo Pagliara, negli ultimi giorni, è stato costretto a fare i conti con un’altra estromissione, quella dal Centro democratico, in cui aveva deciso di transitare dopo la fine della storia con Udc, nella speranza – forse – di aver trovato la pace.

Niente da fare. Peggio di prima. Per di più il giorno dopo l’ingresso in Giunta di Ugo Poli come assessore alla Programmazione economica, espressione di quel Centro democratico rappresentato da Pagliara, sempre in coppia con Ferrari. Ma non riconosciuto dal partito, quello vero.

Centro democratico. “Non ho ancora ricevuto alcuna comunicazione sulla revoca della rappresentanza con diffida all’uso del nome e del simbolo del partito”, dice il consigliere comunale. “Né è chiara la motivazione di una decisione tanto drastica ed immediata in perfetto stile bolscevico: normalmente, in un qualsiasi partito politico, inconvenienti di questo tipo sono oggetto di discussione e di confronto negli organismi competenti, quali quelli cittadini. A norma di statuto, le funzioni di indirizzo delle attività dei gruppi consiliari e di attuazione nel Comune della linea politica ed amministrativa del partito  competono all'assemblea del circolo”, continua citando il numero dell’articolo (11 dello statuto ).  

“Non si vede, quindi, in virtù di quale potere statutario l'ufficio di presidenza nazionale abbia potuto emettere un provvedimento tanto drastico ed immediato, posto che il suo compito statutario   è quello di dare attuazione ai deliberati della direzione nazionale e del consiglio nazionale”. Anche in questo caso sfodera il numero dell’articolo, il 21.

Il punto, comunque, è questo: “La decisione è palesemente irrituale, anomala ed estemporanea, in quanto non prevista dallo statuto, risulta emessa in assenza di un contraddittorio con i destinatari e di una discussione con gli organi territoriali comunali del partito. La mancanza di iniziativa politica (contestata a Pagliara, ndr) non può essere imputata al consigliere comunale, il quale, a norma dell'art. 33 dello statuto, ha solo l'obbligo di conformarsi a dette iniziative, non di promuoverle, scavalcando gli organismi territoriali competenti”.

“Generica appare l'accusa di ‘perdurante mancanza di collegamento con il partito regionale e nazionale’, considerato che viene posta a fondamento, non già di un dibattito interno al partito coinvolgente gli organismi territoriali e gli stessi consiglieri comunali, ma addirittura di una decisione immediatamente efficace”.

La conclusione: “In segno di  rispetto dei cittadini che con il loro voto hanno manifestato fiducia nei miei confronti non posso che concedermi un breve periodo di riflessione  per valutare  l'opportunità  di tutelare la mia onorabilità e dignità di uomo e di consigliere comunale nelle sedi opportune”. Quali? Quelle legali. Si potrebbe arrivare a un processo bis con annessa richiesta di danni per lesioni dell’immagine.    

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