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Consuntivo, suspense sul parere dei revisori: "Favorevole con prescrizioni"

Meno 24 ore alla verità, a quel parere dei (nuovi) revisori dei conti che sino alle 14 di oggi (28 maggio) non c’è, ma che i consiglieri comunali aspettano tra questa sera e domani mattina, quando dovranno tornare in Aula per adottare il Conto consuntivo 2014: “Favorevole con prescrizioni”, sostengono dalla maggioranza

BRINDISI  - Meno 24 ore alla verità, a quel parere dei (nuovi) revisori dei conti che sino alle 14 di oggi (28 maggio) non c’è, ma che i consiglieri comunali aspettano tra questa sera e domani mattina, quando dovranno tornare in Aula per adottare il Conto consuntivo 2014: “Favorevole con prescrizioni”, sostengono dalla maggioranza mentre i “nemici” delle opposizioni si dicono pronti a chiedere un’ispezione del Ministero delle Finanze per accertare le reali di condizioni di salute delle casse pubbliche dopo lo sforamento del patto di stabilità.

La suspense.  L’attesa, quindi, si percepisce tutta a Palazzo di città, dove questa mattina è stato un via vai di consiglieri comunali, sia di centrosinistra che centrodestra, tutti alla ricerca delle conclusioni del Collegio nominato lo scorso 21 maggio, con l’obiettivo di superare l’empasse nella quale il Comune di Brindisi si è trovato imbrigliato nell’attesa del parere dei revisori ormai ex, Vittorio Dell’Atti, in veste di presidente, Massimo Mangiameli e Rita Saracino. Nonostante il Collegio, ereditato dalla gestione commissariale di Bruno Pezzuto, fosse in regime di prorogatio, l’Amministrazione ha ritenuto di consegnare comunque tutta la documentazione sul consuntivo, versione 2014, nella convinzione che il parere sarebbe arrivato. Favorevole sì, ma con una serie di raccomandazioni proprio in ragione dello sbilanciamento che i tre hanno certificato nel momento in cui l’Ente ha saldato la perdita della partecipata Multiservizi, pari a un milione d 597mila euro.

Giorno dopo giorno il confronto interno al Collegio (ex) sarebbe diventato aspro al punto che i tre si sono trovati su posizioni talmente differenti da non riuscire ad arrivare a soluzione: stando alle indiscrezioni filtrate dal Palazzo, Mangiameli  prima e Saracino poi, si sarebbero espressi con un no, di fatto bocciando le entrate e le uscite di dodici mesi addietro, mentre per Dell’Atti ci sarebbero state le condizioni per dire “nì”, ossia un sì a condizione che il Comune seguisse una certa linea di rigore.  Fatto sta che i tre sono stati liquidati dal Consiglio comunale che con i voti della maggioranza, eccezione fatta per Umberto Ribezzi, del Pd, in contestazione con il segretario cittadino del partito, ha investito della questione tre nuovi commercialisti iscritti nello speciale registro regionale da cui la Prefettura attinge tramite sorteggio, secondo le nuove disposizioni di legge.

La novità. Cos’è cambiato con l’arrivo di nuovi, al secolo Antonio Simone, in qualità di presidente del Collegio in carica per i prossimi tre anni, Raffaele Petracca e Alberta Caterina Colella? “Tutto”, rispondono fuori microfono i consiglieri di maggioranza. “I nuovi non hanno preclusioni di alcun tipo e soprattutto non intendono esprimere un giudizio politico, ma limitarsi a consegnare un parere tecnico”, spiegano. Chiara la frecciatina agli ex. Ma di fatto non si può prescindere dallo sforamento del patto di stabilità, ammesso dal sindaco Mimmo Consales dopo 22 giorni di silenzio. E allora, ecco che la tesi più accreditata porta a sostenere che il parere sarà favorevole con alcune prescrizioni che ingesseranno il Comune, sul piano della capacità di spesa. Il che mal si concilia con il mantenimento di alcune partecipate, stando a quanto sostengono alcuni degli inquilini di opposizione che sulla sponda del fiume altro non attendono, se non di vedere il “cadavere”.In primis la Multiservizi, da cui è partita la richiesta per un bando pubblico finalizzato all’assunzione di venti operai con contratto a tempo indeterminato.

I quesiti. “Il Comune è moribondo, se si continua così la fine è vicina e sarà default a tutti gli effetti”, sostengono. I più battaglieri sono Giampiero Pennetta, eletto nel Movimento Regione Salento, che tra l’altro è presidente della Commissione Bilancio, Massimiliano Oggiano, della lista La Puglia prima di tutto (candidato alle regionali per Oltre con Fitto) il quale parla anche in veste di revisore dei conti essendo presidente del Collegio nel Comune di Carovigno e Luigi Sergi, consigliere ex di maggioranza, ancora in Scelta Civica ma impegnato in un “cartello elettorale” in favore della lista dell’eurodeputato.

I tre hanno spedito una raffica di domande ai nuovi revisori, 15 quesiti squisitamente tecnici che attengono in modo particolare allo spostamento di residui che negli ultimi anni costituiscono una spina nel fianco dell’Amministrazione, viste le contestazioni. Pennetta, Oggiano e Sergi ritengono l’aspetto di fondamentale importanza per accertare se il Comune ha chiuso in avanzo e se, come si legge nel conto consuntivo, quel segno più riguardi effettivamente l’importo di quasi 25 milioni di euro. Ventuno dei quali vincolati.

I residui. La prima questione riguarda la “sostenibilità finanziaria delle politiche di bilancio poste in essere dal Comune di Brindisi”, aspetto sul quale ci sono dubbi perché – sostengono – che dal quadro riassuntivo della gestione di cassa fornito dal tesoriere (la Banca Monte dei Paschi di Siena) si evince un deterioramento del fondo di cassa: da sei milioni di euro circa a 784mila, alla luce dello sbilanciamento delle politiche di gestione dei residui, rispetto al quale ci sarebbe un differenziale negativo di undici milioni e 600mila euro. Per la gestione di competenza, invece, c’è un differenziale positivo di quasi sei milioni e mezzo di euro.

A seguire ci sono obiezioni sollevate rispetto  all’Imposta comunale sugli immobili: i tre sostengono che si è proceduto a stralciare due milioni e mezzo di euro di residui e che sul fronte della riscossione ci sarebbe stata un’azione contenuta. Altri sei milioni sono stati stralciati, sempre secondo il trio, per la tassa sui rifiuti solidi urbani. Tanti, forse troppi per i contestatori che sono arrivati a chiedere se ci siano o meno gli estremi per ipotizzare un eventuale danno erariale.

Non è chiaro neanche per quale motivo sia stata inserita la Tasi senza alcuna movimentazione e per quale motivo per la Tari si abbia un residuo accumulato di nove milioni e 700mila euro. Chiarimenti, inoltre, sono stati chiesti a proposito dei contributi dell’Unione Europea inseriti nel conto per due milioni e 300mila euro. L’analisi dei tre non ha risparmiato neppure i diritti di segreteria.

“Da quel che a noi risulta, sembra proprio che il Comune spenda più di quanto incassi”, fanno sapere. “Aspettiamo che ci rispondano, magari in Consiglio comunale domani mattina, in modo tale da informare la cittadinanza”, dice Sergi. In caso contrario? “Vedremo il da farsi”. 
L’ispezione. Pare che il trio intenda scrivere al Ministero dell’Economia e delle Finanze per chiedere un’ispezione dei funzionari. Non sarebbe la prima volta, dal momento che gli ispettori arrivarono a Palazzo di città nel 2009 per effetto di un controllo a campione e andarono via lasciando una serie di censure. Storia passata sì. Ma suscettibile di tornare d’attualità.

Domani, quindi, si attende un Consiglio comunale scoppiettante. Anche perché in discussione c’è la rinegoziazione dei debiti del Comune, sulla base di una recente circolare della Cassa depositi e prestiti spa: al primo gennaio 2015, la somma era pari a 23.259.041,62. La manovra dovrebbe essere utile per realizzare economie da destinare alla copertura di spese correnti e per ridurre la rata di annuale come conseguenza del posticipo alla fine del 2044 della scadenza del piano di ammortamento.

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