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Corruzione: se i partiti sbarrassero la strada alle mele marce

Corruzione, ci risiamo. La cancrena del malaffare questa volta colpisce il segretario regionale del Pd campano Stefano Graziano, indagato per aver favorito nel giro dell’assegnazione degli appalti il clan dei Casalesi

Stefano Graziano e Matteo Renzi

Corruzione, ci risiamo. La cancrena del malaffare questa volta colpisce il segretario regionale del Pd campano Stefano Graziano, indagato per aver favorito nel giro dell’assegnazione degli appalti il clan dei Casalesi. L’ennesimo caso di politica inquinata che segue quanto accaduto nel recente passato anche a  Roma, Brindisi, Quarto. Ricordiamo anche lo “ scandalo Anas” con l’arresto dell’ex sottosegretario Meduri e la recente inchiesta lucana sulla vicenda “ Tempa Rossa”.

Da ricordare anche che dal 1991 ad oggi sono stati ben 258 i comuni sciolti per infiltrazione mafiosa, segno tangibile che la tenuta della legalità è sempre stata a rischio soprattutto nelle amministrazioni locali. Sottolineando e precisando che ogni volta che si configura un accusa questa deve essere provata dopo un regolare processo e che vige sempre la regola della presunzione di innocenza, la domanda da porsi è la seguente: come si esce dalla spirale della corruzione?

Nel 2015 sono state varate la nuova legge anticorruzione ed è stato anche reintrodotto il reato di falso  in bilancio, nuove norme che dovrebbero quindi rafforzare la lotta sia ai corrotti quanto ai corruttori. Ma, accanto alla giusta riflessione da compiere sulla dovuta  legislazione da adottare, è necessario ragionare anche sulla crisi della forma partito, la cui struttura dovrebbe essere in grado, da sola,  di controllare e vagliare la fedina penale dei propri aderenti e candidati.

Ma cosa è  un partito? Per comprenderne bene il concetto possiamo consultare qualsiasi vocabolario della lingua italiana, anche se  ormai è diventato  molto più pratico e veloce cercare i significati delle parole utilizzando internet ed i motori di ricerca. Se digitiamo la parola “ partito “ su google o yahoo il primo link che ci viene visualizzato è quello di Wikipedia, che lo definisce in questo modo: “associazione tra persone accomunate da una medesima finalità politica”.

Una definizione che è ben lontana da quello che percepisce gran parte dell’ opinione pubblica, nella quale si è ben insinuata l’idea che i partiti ed i loro iscritti siano soggetti pericolosi,  aderenti quasi a delle vere associazioni a delinquere. Il tutto inquadrato nella convinzione che “ i politici sono tutti ladri” o anche quella sempre più diffusa che “ i politici sono tutti uguali”. Tutto questo sta diventando sempre più prepotentemente parte integrante della coscienza civica italiana, visti anche gli altissimi tassi di astensionismo alle urne che sono stati registrati negli ultimi anni.

Insomma, la cosiddetta “ antipolitica” si sta facendo sempre più largo come un battistrada, un dato inconfutabile confermato anche dallo storico Salvatore Lupo che , con molta lucidità, si è detto “ convinto” che “molte  tendenze degenerative non siano state conseguenza di “un eccesso di partito”, ma al contrario della presa sempre più debole dei partiti sulla società italiana". Quella stessa presa sempre più debole che continua sin dal 1992, anno in cui l’ inchiesta giudiziaria “ Mani Pulite” fece man bassa di tutta la partitocrazia che sino a quel momento avevano spadroneggiato su tutto sin dal dopoguerra. Da allora è entrata in profonda crisi non solo la loro funzione ma anche la propria struttura di controllo su tutti i candidati  e la seconda Repubblica ha risentito pesantemente di questa carenza.  

Per questo, sempre allontanando le considerazioni populiste e giustizialiste, i partiti di oggi oltre che ad applicare le leggi farebbero bene anche a dotarsi di organismi interni di seria vigilanza su militanti, tesserati e soprattutto candidati. Forse un “ capo bastone “ in meno si porterà via con se un bel po’ di voti, ma questo potrebbe essere utile per ripristinare un clima di fiducia con i cittadini. E allontanare anche gli spettri sempre dannosi del conflitto, ancora in atto, tra potere politico e giudiziario.

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