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D'Alema e Renzi? In caso di sconfitta del Pd, subito al voto

Non sempre sono stato d'accordo con D'Alema e persino ora non condivido alcuni giudizi sprezzanti sul cosiddetto "nuovo corso" perché non vedo in loro una analisi approfondita ma una somma di impressioni talvolta giustificate

Non sempre sono stato d’accordo con D’Alema e persino ora non condivido alcuni giudizi sprezzanti sul cosiddetto “nuovo corso” perché non vedo in loro una analisi approfondita ma una somma di impressioni talvolta giustificate. L’idea , però, di trasformare D’Alema in un problema del Pd , anzi nel problema del Pd, mi sembra miserabile.

L’ex premier ha da tempo maturato una ostilità politica di fondo verso Renzi, non è solo acrimonia, è contrapposizioni di culture e valori. Li esprime di rado ma in modo netto e, tuttavia, con minore aggressività di come Renzi, i renziani e gli ex dalemiani diventati renziani abbiamo espresso la volontà di cacciare dalla politica attiva il “deputato di Gallipoli”.

Oggi siamo stati posti di fronte al tentativo di indicare il capro espiatorio nel caso di fallimento delle elezioni romane. Ha partecipato a questa trappola o si è infilato subito dopo, uno dei dalemiani al tempo più feroce , come Matteo Orfini. Tutto ciò dice  che D’Alema fra i suoi tanti difetti ne ha uno che li sovrasta tutti quanti: si sceglie collaboratori pronti al tradimento, l’elenco è lungo.

Il tema oggi riguarda però alcune questioni di libertà in un partito. D’Alema non può fare campagna elettorale a favore di un candidato concorrente del candidato per proprio partito, ma non può neppure osannare il candidato del proprio partito che  non gli va. “Te piace ‘o presepio? No”. In quel “no” c’è una idea forte di democrazia. Non tradisco il partito ma non voglio essere ipocritamente coinvolto nelle sue scelte.

Quel che più mi preme tuttavia sottolineare è la mancanza di visione nella contrapposizione fra D’Alema e Renzi. Renzi non ha visione. D’Alema l’ha cambiata molto speso. Oggi sembra che D’Alema non si occupi di quel che può accadere se cade Renzi.

Siamo franchi. O entriamo nell’ordine di idee che dopo Renzi, e dopo un Renzi sconfitto, al Pd serva un lungo periodo di opposizione per rigenerarsi dopo una vera battaglia politica interna oppure l’idea che se cade Renzi si fa un altro governo senza passare dal voto mette il paese dentro un rischio democratico senza precedenti.

Deve esser chiaro a tutti noi, senza moralismo, se vogliamo che Renzi cada, facciamo in modo che cada. Tuttavia un minuto dopo si va a votare. Un altro governo Monti, Letta o chicchessia ucciderebbe la democrazia.

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