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D'Attorre: "Impossibile restare nel Pd". Anche a Brindisi il nuovo movimento

“Non è stato semplice, ma di fronte alla mutazione genetica in atto all’interno del Partito democratico, era impossibile restare: continuare così avrebbe significato arrendersi e invece credo e, non sono il solo a pensarlo, che sia necessario ricostruire la sinistra per l’Italia e per il lavoro. Dobbiamo farlo e possiamo farcela”

BRINDISI – “Non è stato semplice, ma di fronte alla mutazione genetica in atto all’interno del Partito democratico, era impossibile restare: continuare così avrebbe significato arrendersi e invece credo e, non sono il solo a pensarlo, che sia necessario ricostruire la sinistra per l’Italia e per il lavoro. Dobbiamo farlo e possiamo farcela”.

Non ha dubbi l’onorevole Alfredo D’Attorre, ormai a tutti gli effetti ex componente della direzione nazionale del partito e altrettanto “ex” della Commissione Affari istituzionali, adesso proiettato verso il battesimo di un nuovo soggetto politico che nascerà sabato prossimo (7 novembre) a Roma, data stabilita per la manifestazione pubblica presso il teatro Quirino (inizio ore 10). 

Tra i volti noti ex Pd, ci saranno gli onorevoli Stefano Fassina, Carlo Galli, Vincenzo Folino e Monica Gregori, compagni di viaggio, al pari di alcuni ex Sel, come Fava. Ma il numero potrebbe salire con conseguenze sui gruppi parlamentari e di conseguenza sulla maggioranza del Governo Renzi, rispetto alla quale il nuovo movimento si pone come alternativa. O meglio, come espressione della sinistra autentica, quella vera, di cui D’Attore & co sostengono si siano perse le tracce. Lo hanno anche detto martedì scorso al diretto interessato, il premier, incontrato in occasione della riunione dell’assemblea dei parlamentari.

“La mutazione genetica del PD, nato come forza centrale del centrosinistra italiano, è purtroppo ormai compiuta. Lo è per il programma economico-sociale, per l’idea delle istituzioni e del sistema democratico, per la natura della sua vita interna, per il radicale mutamento della composizione dei suoi iscritti ed elettori, per le nuove alleanze politiche e sociali che si stanno affermando”, dice D’Attorre.

“L’esperienza renziana e le mutazioni introdotte non saranno una parentesi. Hanno ormai alterato in maniera irreversibile la percezione del Pd e della sua funzione nell’immaginario collettivo. Non ha senso il confronto con altre forze della sinistra europea”, prosegue.

“Renzi si è inserito con determinazione e spregiudicatezza nel varco aperto dai difetti di costruzione originari del Pd e dall’esito delle elezioni del 2013. In meno di due anni, sfruttando la leva del governo, ha prodotto una discontinuità profonda, che non è riducibile ai fisiologici cambiamenti di orientamento che segnano la vita dei grandi partiti europei tra un congresso e l’altro”. 

“Ciò è stato possibile anche per la fragilità della cultura politica e del modello organizzativo che il PD si trascina fin dalla sua nascita. Il tentativo della segreteria Bersani, controcorrente rispetto ai tempi e non sorretto da una maggioranza congressuale omogenea, ha tamponato questi problemi, ma non ha potuto risolverli”.

Nel documento di presentazione del nuovo soggetto politico, c’è un riferimento ai temi che si intende riprendere: “Alla centralità del lavoro si è sostituita quella dei profitti, al principio di uguaglianza la retorica della meritocrazia che legittima la crescita reale delle diseguaglianze, alla progressività dell’imposizione fiscale l’adozione del motto berlusconiano “meno tasse per tutti”, all’universalità dei diritti sociali il primato di una presunta efficienza che apre il campo ai tagli al welfare e a un maggior spazio ai privati in campo sanitario e previdenziale”.

L’affondo prosegue: “Il ruolo della sinistra, in altri termini, è puramente decorativo, e sono impossibili il dialogo e il confronto interno, visto che mai è stato proposto un referendum degli iscritti, per cui restare all’interno del Pd avrebbe significato arrendersi, accettare e rassegnarsi alle cose, se non accontentarsi di fare articoli su un giornale, partecipare a commemorazioni e convegni. Non è questa la sinistra”.

Pronto a partire in direzione della capitale, anche un gruppo di ex del Partito democratico di Brindisi, tra i quali sicuramente fa “notizia” il nome di Carmine Dipietrangelo, dato fra i presenti al teatro Quirino. Difficile tenere a freno le indiscrezioni: “Guardo con interesse a questa iniziativa”, conferma. “Credo sia necessario restituire alla sinistra la giusta dimensione, quella che è stata smarrita di recente. Rispetto quanti, ancora nel Pd, si richiamano a questi valori, ma per quel che mi riguarda io mi sento estraneo”.

Il Pd brindisino, nel frattempo commissariato, è alle prese con un confronto interno per verificare se ci siano o meno le condizioni per ribadire la fiducia al sindaco Mimmo Consales, autosospesosi dal partito, e agli assessori all’Urbanistica, Pasquale Luperti, e all’Ecologia, Antonio Monetti: sul tavolo, infatti, c’è la richiesta delle segreterie regionali e provinciali di azzerare la Giunta per dare slancio all’attività amministrativa. La decisione spetta al partito.

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