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Dal Comune manganellate alle presidi e spot sul Frecciarossa

Si avvia lentamente alla normalità la situazione negli istituti scolastici comunali di Brindisi, con la permanenza stamani di criticità in alcuni plessi: in quello della Perasso la giornata per alunni e insegnanti è cominciata con giacche a vento e berretti

BRINDISI – Si avvia lentamente alla normalità la situazione negli istituti scolastici comunali di Brindisi, con la permanenza stamani di criticità in alcuni plessi: in quello della Perasso la giornata per alunni e insegnanti è cominciata con giacche a vento e berretti indossati tra i banchi. Come sempre accade quando si tratta di servizi scolastici (l’avvio della mensa che non coincide mai con l’inizio delle lezioni), gli interventi sono giunti in ritardo malgrado la situazione climatica eccezionale.

E come sempre da qualche tempo a questa parte, al Comune di Brindisi si continua a confondere la comunicazione istituzionale con quella di parte, usando per esempio la pagina Facebook ufficiale come manganello per le presidi che hanno osato protestare. L’accusa giunge da varie parti politiche.

Ma per il sindaco l’emergenza gelo nelle scuole è acqua passata, tanto che oggi preferisce dedicarsi alla questione del ritiro dell’esperimento Frecciarossa da parte di Trenitalia, con la solita giaculatoria sul Sud dimenticato dalle politiche delle grandi infrastrutture. L’operazione Frecciarossa sino a Lecce era destinata sin dall’inizio al fallimento, perché un treno da 300 chilometri orari che da Bari in giù diventa un convoglio ordinario non serve a nessuno e non cambia la qualità dei collegamenti.

Il treno, tra l’altro, deve competere con la concorrenza dei voli low-cost, mentre la Puglia è ancora alle prese con la famosa strozzatura adriatica tra Termoli e Lesina, su cui il Cipe nel 2015 ha investito 106 milioni di euro destinati al primo lotto del raddoppio del binario sul versante pugliese. Intanto, “grazie” anche alle modifiche richieste dalla Regione Molise, i costi complessivi previsti per l’eliminazione della strozzatura sono lievitati a 750 milioni, che non saranno finanziabili con i fondi destinati alla rete europea Ten-T per la resistenza della Germania ad aggiungere altri spezzoni alla dorsale adriatica.

Questi maledetti 32 chilometri di binario unico sono la causa principale per cui la dorsale adriatica non può essere attrezzata per svolgere le funzioni di rete ferroviaria ad alta capacità, con pesanti ripercussioni sia sul trasporto passeggeri che su quello delle merci proprio sulla direttrice che, con il completamento dell’allargamento della galleria di Cattolica, è l’unica in grado di trasportare i container di grandi dimensioni che arrivano da tutto il mondo nei porti di Taranto, Gioia Tauro ed altri.

Sino a quando quei lavori non saranno completati, la sindaca Angela Carluccio e i suoi consiglieri devono sapere che la Puglia non si ferma a Bari, ma molto più a nord, su quel binario unico che sminuisce ogni progetto innovativo possibile. Le urgenze del trasporto ferroviario al momento sono perciò altre, aggiungendovi quelle legate al trasporto quotidiano dei pendolari, ad esempio. E, del resto, quale lezione può giungere da un Comune che ha tra le grandi opere bloccate proprio un sistema di mobilità locale, noto anche come “Shuttle”, che punta sulla intermodalità treno-bus-aereo? Possiamo perciò tranquillamente definire del tutto inutile il nuovo spot partorito oggi in piazza Matteotti.

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