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Dieta mediterranea:"A Ceglie è stata offerta pari dignità, si torni al dialogo"

BRINDISI - La guerra fratricida sulla Fondazione della Dieta mediterranea continua a mietere vittime. Dopo aver suggellato una insanabile – e incomprensibile – riapertura di ancestrali ostilità fra Ceglie Messapica e Ostuni, la querelle assume i connotati di guerra civile, intestina. Nelle fila di chi sostiene le scelte del presidente della Provincia Massimo Ferrarese si schiera, a viso aperto, l’assessore provinciale Pietro Mita, del Partito democratico, criticando aspramente la scelta del sindaco Luigi Caroli di fare parte per sé, pensando per Ceglie ad un marchio alternativo a Filia Solis, nel segno dell’eccellenza gastronomica.

BRINDISI - La guerra fratricida sulla Fondazione della Dieta mediterranea continua a mietere vittime. Dopo aver suggellato una insanabile - e incomprensibile - riapertura di ancestrali ostilità fra Ceglie Messapica e Ostuni, la querelle assume i connotati di guerra civile, intestina. Nelle fila di chi sostiene le scelte del presidente della Provincia Massimo Ferrarese si schiera, a viso aperto, l'assessore provinciale Pietro Mita, del Partito democratico, criticando aspramente la scelta del sindaco Luigi Caroli di fare parte per sé, pensando per Ceglie ad un marchio alternativo a Filia Solis, nel segno dell'eccellenza gastronomica.

"La scelta annunciata dal sindaco di Ceglie Messapica di non aderire alla Fondazione della dieta mediterranea è del tutto incomprensibile - così esordisce l'unico assessore cegliese della giunta Ferrarese - soprattutto se si considera che proprio al primo cittadino è stata proposta in più occasioni la possibilità di collocare Ceglie nel consiglio di amministrazione della Fondazione, in una condizione di assoluta pari dignità con la Provincia di Brindisi ed il Comune di Ostuni".

La replica c'entra con l'aspra critica di Caroli alla scelta di concentrare nella stessa persona, il professore Gaetano Crepaldi, la direzione scientifica ma anche manageriale del progetto, "Come se in provincia di Brindisi non ci fosse nessuno in grado di rivestire il ruolo", aveva commentato, assai seccato, il primo cittadino. Il concetto è che Ceglie non ci sta, a relegare se stessa in un ruolo ancillare, proprio laddove eccelle, cioè a tavola. E il sindaco non si sottrae a impugnare il vessillo del campanile. Anche se, a ben guardare nelle pieghe del dibattito a botta di comunicati stampa, la battaglia rischia di assumere i toni deteriori della vecchia bagarre politica, di bassissimo cabotaggio, per il posto al sole, la poltrona, il finanziamento, e cosucce così.

False questioni, secondo l'assessore Mita, quella accampate da Caroli, che tira in ballo anche i ristoratori e l'associazione "Ceglie è?", cui la Provincia avrebbe proposto invano un posto nel consiglio d'amministrazione della fondazione, vedendosi per la seconda volta declinare l'invito. "Siamo talmente consapevoli dell'importanza che Ceglie riveste in questa iniziativa - prosegue Mita - da aver individuato proprio in quel comune la localizzazione della sede di una scuola sulla dieta mediterranea", un contentino che non ha accontentato affatto gli indigeni. Val la pena di precisare che "quel comune" è quello che ha dato i natali e la residenza (ma non un posto nell'esecutivo) a Mita.

L'assessore conclude con un invito al suo sindaco, stesse origini e schieramenti avversi: "Mi auguro che ci siano ancora le condizioni per rivedere le posizioni assunte e quindi per far tornare Ceglie a dialogare con il resto del territorio brindisino, uscendo da un isolamento che certamente non giova alla sua crescita ed alla valorizzazione delle sue potenzialità". L'invito finale non chiude la contesa, questo è un fatto. E l'ennesima schermaglia non eleva il dibattito, né cancella quel sentore che aleggia intorno alla faccenda fin dal primo istante: la battaglia, di campanile era e tale resta. Per l'una e l'altra parte.

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