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Dimissioni in blocco di 17 consiglieri: cade la sindaca di Brindisi

All'appello per lo scioglimento delle Assise ha risposto anche Umberto Ribezzi, indipendente dei Ds dopo aver lasciato i Coerenti di Luperti: a casa di Carmelo Palazzo, alla presenza del notaio Corrado, raccolte le firme necessarie a staccare la spina all'Amministrazione Carluccio e tornare alle elezioni.Marino autore dell'operazione: "Non mi ricandido". Domani le firme saranno depositate al segretario generale. La sindaca: "Lascio con serenità, avrei voluto lavorare ma non mi è stato dato tempo"

Articolo in aggiornamento continuo

BRINDISI – Fine della storia, tutti a casa. Diciassette consiglieri comunali di Brindisi si sono dimessi in blocco, staccando la spina all’Amministrazione della sindaca Angela Carluccio a distanza di quasi un anno dalle elezioni. Brindisi tornerà a scegliere il suo sindaco. Record negativo che, probabilmente, in tutto il Belpaese, la città è destinata a detenere da oggi, da quando 16 esponenti della frastagliata opposizione più uno dell’ormai ex maggioranza Umberto Ribezzi, ex Coerenti e altrettanto ex Democratici e socialisti, disertore a tutti gli effetti dopo aver ottenuto per Vito Camassa la presidenza della Multiservizi, si sono dati appuntamento davanti al notaio, a casa di Carmelo Palazzo, l’inossidabile di Impegno sociale. E’ stato il primo sostenitore della candidatura in rosa, diventato in tempi strettissimi il primo avversario della coalizione centrista trainata da  Marcello Rollo e Massimo Ferrarese. E' stato lui, Palazzo, a indicare come "chi per lei" la coppia Ferrarese-Rollo nel momento in cui la sindaca firmò il decreto per la rotazione dei dirigenti e la nomina dei componenti dello staff, senza parlare con i partner di coalizione.

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Hanno firmato tutti e 17 contestualmente, determinando in tal modo lo scioglimento immediato del Consiglio comunale di Brindisi  e quindi il ritorno alle elezioni la primavera del prossimo anno, rispondendo alla chiamata arrivata da Nando Marino, autore del colpo di mano, stando a quanto si apprende. Le voci, in effetti, riferivano di un pressing nelle ultime 48 ore per chiudere la partita a stretto giro. Stando così le cose, a Palazzo di città tornerà un commissario per la gestione ordinaria. Il certificato  di “morte” è arrivato  attorno alle 17,30, dopo un vortice di telefonate, messaggi via Whatsapp partito in mattinata con invito alla riservatezza, forse per scaramanzia, visti i tre tentativi falliti davanti agli occhi dei giornalisti e di conseguenza della città, da gennaio sino a marzo.

Fino a quando non sono state apposte tutte le firme non  si sapeva a chi spettasse la paternità dell'iniziativa, fatto sta che della manovra di ammutinamento ne era al corrente la diretta interessata, Angela Carluccio. E neppure questa volta la sindaca, ora diventata ex, per effetto dello scioglimento del Consiglio, ha tradito emozioni. Mentre i 17 hanno messo nero su bianco la volontà di dimettersi, di fronte al notaio Gianandrea Corrado, a Palazzo di città il clima è diventato teso al punto da rendere necessario un vertice politico tra i centristi, con Marcello Rollo in testa, e gli esponenti di Direzione Italia del coordinatore cittadino Italo Guadalupi.

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Indiscrezioni riferivano di un possibile gioco d’anticipo della sindaca e secondo questa tesi Carluccio, spinta dal suo staff, avrebbe pensato alle dimissioni nel tentativo di ricomporre il puzzle della sua maggioranza. Il copione sarebbe stato lo stesso dello fine di gennaio, quando rassegno le dimissioni nelle mani del segretario generale Giuseppe Salvatore Alemanno, dichiarando allo stesso tempo di essere disponibile ad allargare la sua coalizione.

E infatti dopo qualche giorno arrivò Damiano Flores, che da primo degli eletti del Pd diventò capogruppo dei Democratici e socialisti, praticamente il 17esimo con il salvagente. Non risultano esserci dimissioni protocollate da Angela Carluccio, arrivata a Palazzo di città, dopo la vittoria al ballottaggio, con consensi limitati, rispetto allo sfidante Nando Marino che proprio oggi aveva incontrato per parlare della questione legata al palazzetto dello sport.

Su Facebook, il primo a dare l’annuncio della fine dell’Amministrazione Carluccio è stato il consigliere Riccardo Rossi di Brindisi Bene Comune, il contestatore e nemico politico più acerrimo dei centristi, seguito da Stefano Alparone dei Cinque Stelle: “E’ fatta. Con le dimissioni di 17 consiglieri termina la consiliatura Carluccio”, ha scritto Rossi sulla sua pagina del social. “Da oggi Brindisi ha un anno per costruire una proposta e soprattutto presentare una classe dirigente adeguata per risolvere i problemi di questa città”. Questo il messaggio di Alparone: “Game over. La disastrosa esperienza Carluccio è finalmente finita”.

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Anche Mauro D’Attis, di Forza Italia ha fatto affidamento ai social: “L’Amministrazione meritava lo scioglimento anticipato e non ha fatto nulla per evitarlo. Il lungo commissariamento, come da me e Fi auspicato, ci dà il tempo per riflettere e pensare a Brindisi”, ha scritto. “E a riflettere non dovranno essere solo i partiti o i movimenti ma soprattutto gli elettori”.

Dopo le firme, i consiglieri comunali dimissionari si sono visti al bar Rosso e Nero, poco distante da Palazzo di città, luogo storicamente al centro di eclatanti notizie politiche. Hanno sorseggiato un caffè e pare che già in questa sede qualcuno abbia escluso la propria candidatura in occasione delle prossime elezioni. Non sarà della partita Nando Marino: "Non mi ricandido, assolutamente no", dice. "Ma non per questo non seguirò le vice politico-amministrative di Brindisi che per undici mesi ha vissuto il periodo più buio", sottolinea.

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E a domanda diretta, se sia stato lui l'artefice dell'incontro a casa di Palazzo per firmare le dimissioni risponde: "Sì, ma non è questo il dato importante. Quel che conta è aver restituito a Brindisi la speranza di un futuro certamente migliore. Sono dello stesso avviso tutti i miei colleghi consiglieri, a partire da Ribezzi con il quale ho avuto modo di parlare: era ed è davvero deluso da questa Amministrazione. Non è stato portato avanti un solo progetto, non c'è stata una proposta. Sono stati capaci di perdere sei consiglieri in meno di un anno. Abbiamo detto basta, con convinzione, ai continui record negativi di Brindisi. Guardiamo avanti adesso".

Le dimissioni dei 17, con allegati documenti di identità, saranno depositati domani mattina alle 9 a Palazzo di città dal segretario generale.  A quel punto partirà la comunicazione al prefetto e quindi sarà notificata la nomina del commissario che traghetterà il Comune sino alle prossime amministrative. Non è da escludere l'ipotesi di un election day corrispondente con le politiche. 

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In serata è arrivata la dichiarazione di Angela Carluccio, affidata al portavoce: "Lascio il Palazzo di Città con la stessa serenità con cui lo scorso anno avevo per la prima volta indossato la fascia tricolore: quel giorno mi impegnai a dare tutta me stessa per la mia Brindisi, oggi posso dire di averlo fatto, non lesinando sforzi e cercando di inerpicarmi tra le mille salite di un percorso complesso e viziato da insidie e trabocchetti", si legge nella nota per la stampa, spedita via mail attorno alle 19,30.

"Mi sarebbe piaciuto avere la possibilità di incidere davvero sulle sorti di questa città, ma non me n’è stato dato il tempo. Così come democraticamente sono stata eletta, democraticamente sono stata destituita e devo accettare tale decisione", è scritto ancora. "Auguro a Brindisi che il percorso di rinascita che abbiamo avviato in questi mesi non sia interrotto dalla lunga gestione commissariale e che la nostra città possa presto risolvere tutti i suoi problemi e tornare a sorridere, come merita". 

In serata i commenti degli esponenti di maggioranza, a parture da Direzione Italia, ex Cor, gruppo che sino alla fine ha resistito: "La notizia delle  diciassette firme depositate per sfiduciare la sindaca, Angela Carluccio, non può che rammaricarci. Abbiamo sempre lavorato nell’interesse di questa città, la nostra posizione è sempre stata coerente con i principi che sin dall’inizio hanno animato il nostro percorso politico", si legge nella nota. "A partire dalle primarie sino ad oggi non abbiamo mai anteposto l’interesse personale a quello collettivo perché abbiamo sempre creduto che una città si governa prima di tutto con l’onestà intellettuale, oltre che morale. Non crediamo, ora, che un amministrazione commissariale possa sostituire la politica là dove ci sono decisioni importanti che hanno un peso sul futuro della città".

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