Lunedì, 15 Luglio 2024
Politica

Documento unitario della maggioranza: "Marchionna revochi le deleghe agli assessori"

Lo hanno sottoscritto tutti i consiglieri del centrodestra, ad eccezione di Mevoli e Vantaggiato, entrambi di FdI. "Moderati" e "Pri: "Sindaco garante fra i gruppi consiliari e i partiti"

BRINDISI – Non si parla più di azzeramento, ma di “revoca delle deleghe”. L’espressione è contenuta in un documento sottoscritto da 19 su 21 consiglieri di maggioranza, rivolto al sindaco di Brindisi, Giuseppe Marchionna. Tutti i gruppi del centrodestra chiedono al primo cittadino di avocare a se le deleghe assessorili, in vista di quello che si prospetta come un imminente rimpasto. Gli unici due consiglieri che non hanno firmato il documento appartengono entrambi a Fratelli d’Italia. Si tratta del coordinatore cittadino Cesare Mevoli e della capogruppo Maria Lucia Vantaggiato. 

Il percorso culminato con la sottoscrizione di questo documento era iniziato venerdì scorso, quando si è svolto un vertice dei capigruppo di maggioranza in cui, in presenza di Marchionna, si è parlato di azzeramento della giunta. Optavano per questa soluzione, in particolare, i gruppi consiliari di Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia, mentre la Casa dei Moderati e il Partito repubblicano erano contrari all'ipotesi dell'azzeramento. 

Fra sabato e lunedì il primo cittadino ha effettuato un giro di consultazioni con i partiti. Ieri sera ci sono stati ulteriori colloqui, andati avanti fino a tarda sera. I gruppi di maggioranza hanno trovato la quadra stamattina, con l’adozione del documento su cui convergono anche “Moderati” e “Pri”. 

La nota di Pri e Casa dei Moderati

I segretari cittadini dei due partiti, rispettivamente Claudio Niccoli e Vito Birgitta, oltre ai relativi capigruppo “ribadiscono la centralità e l'importanza - si legge in un una nota congiunta - del programma che ha determinato la vittoria di questa coalizione e del sindaco Giuseppe Marchionna alle scorse elezioni amministrative”.

“Brindisi da troppo tempo - spiegano Pri e Moderati - soffre di tanti problemi e attualmente si trova in un momento di svolta epocale. La crisi del comparto industriale, l’efficientamento dei servizi sociali e del servizio di raccolta dei rifiuti, il decoro urbano, il piano della costa, il Pug, l'adozione del Piano Casa, la dovuta attenzione ai temi dell'ambiente erano, sono e saranno gli esclusivi obiettivi del nostro agire politico”. 

“Tanto abbiamo avuto modo di affermare pubblicamente negli ultimi giorni, affidando nelle mani del Sindaco le opportune soluzioni, al fine di restituire a Brindisi la dignità che merita”. Il Pri e la Casa dei Moderati “ritengono che ciò debba passare da un momento di riflessione che riconosca alla politica il primato, rispetto a valutazioni sui singoli e alla personalizzazione delle problematiche”.

“Per queste motivazioni e nell'esclusivo interesse della comunità, con grande senso di responsabilità, abbiamo deciso, nell'ottica di superare questa fase di riflessione, tipica del confronto democratico tra le forze politiche – concludono - di accettare le posizioni espresse nei giorni scorsi dai gruppi consiliari di maggioranza, affidando al sindaco il ruolo di garante tra gli stessi e i partiti politici di questa maggioranza”. 

La tempistica

Ora andrà definita la tempistica di quello che si configura come un rimpasto dell’esecutivo. Quando ancora si parlava di azzeramento, i gruppi avevano invitato Marchionna ad agire prima della convocazione del consiglio comunale sull’approvazione sia del bilancio 2023 (chiuso con un passivo di quasi 2 milioni di euro) che del piano industriale triennale della Brindisi Multiservizi. A questo punto, una volta revocate le deleghe, saranno necessari dei giorni di riflessione e presumibilmente di confronto sia con i gruppi consiliari che con i partiti, per varare i nuovi assetti della giunta. L’impressione è che non ci si limiterà a una riassegnazione delle deleghe. 

Alla base della crisi politica vi sarebbe uno scollamento fra la giunta e i gruppi consiliari, che lamentano scarso coinvolgimento nelle iniziative dell'esecutivo e poco confronto nelle commissioni. 

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