Giovedì, 28 Ottobre 2021
Politica

Intervento/ Dopo la nuova legge elettorale regionale, altro che 8 Marzo

Ci accingiamo a celebrare il prossimo 8 marzo la “Festa della donna” in una Regione la cui classe politica ha avuto la sfrontatezza pochi giorni or sono di bocciare con voto segreto la doppia preferenza di genere. Si è voluto così perpetuare quella che è di fatto una vera e propria “apartheid” che impedisce a metà dell’elettorato di essere adeguatamente rappresentato politicamente

Ci accingiamo a celebrare il prossimo 8 marzo la “Festa della donna” in una Regione la cui classe politica ha avuto la sfrontatezza pochi giorni or sono di bocciare con voto segreto la doppia preferenza di genere. Si è voluto così perpetuare quella che è di fatto una vera e propria “apartheid” che impedisce a metà dell’elettorato di essere adeguatamente rappresentato politicamente. E’ sotto gli occhi di tutti che nel nostro paese accanto ad una perdurante crisi economica c’è una crisi della democrazia partecipata con sempre meno gente che si interessa della cosa pubblica e che giudica in maniera assolutamente negativa chi è impegnato in politica.

Una svolta a questa situazione passa per un ricambio generazionale e soprattutto per una significativo e sostanziale coinvolgimento delle donne in politica. Questo perché mediamente maggiore è il loro grado di preparazione rispetto ai colleghi uomini, più spiccata la  capacità di ascolto e di mediazione e geneticamente minore l’attitudine a delinquere

L’introduzione dal 2012 delle “quote di lista”, l’obbligo cioè di avere almeno 1/3 di candidati di sesso femminile, non ha avuto un significativo impatto sul numero di donne elette negli organi istituzionali. La dove è stata invece introdotta la “doppia preferenza di genere” si è assistito ad un significativo incremento della rappresentanza femminile con punte massime del 25%. La strada che separa la Puglia dalla Scandinavia, dove la percentuale di donne al potere arriva anche a superare il 50% , è però ancora molto lunga. Le lancette della storia, nonostante il bieco conservatorismo della nostra classe politica, non possono però essere portate indietro ed è ineluttabile che sempre di più donne dovranno essere coinvolte nella gestione della cosa pubblica.

Ci auguriamo che il ricorso del presidente Vendola alla Corte Costituzionale  possa andare a buon fine. In caso contrario sanare questo “vulnus” dovrà essere uno dei primi obiettivi programmatici del nuovo Governatore. Il voto dell’Assemblea Regionale di pochi giorni fa ci da pertanto pochi motivi per scendere domani in piazza sventolando le mimose ed inneggiando ad un’uguaglianza di diritti che a tutt’oggi è solo di facciata.

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