Emilio Mola, il giornalista brindisino star del web contro le fake news

Uno dei commentatori politici più condivisi sui social, il cronista originario di Oria racconta come combattere l'odio on line

BRINDISI - Di lui questa estate si è occupata sul Fatto Quotidiano anche Selvaggia Lucarelli, annoverandolo tra i 5 commentatori dell’attualità politica italiana che sbucati dal nulla sono oggi tra i più seguiti e condivisi, soprattutto nella lotta contro la propaganda della “Bestia” di Matteo Salvini e le fake news. E rivelando che anche dietro uno degli altri 4 ci sarebbe sempre lui. Oggi Emilio Mola conta quasi 107mila like, 165mila follower e 4 milioni di interazioni mensili. Nato a Francavilla Fontana e cresciuto a Oria, a 39 anni il giornalista brindisino sui social network è identificato come l'anti-Bestia o come cacciatore di fake news. O come difensore di coloro che si ritrovano messi alla berlina su Facebook.

In quale di queste definizioni ti riconosci?
In quella di un normale utente social che non tollerando più una certa narrazione distorta della realtà che da anni prendeva piede sui social ha deciso nel proprio piccolo di controbattere con proprie argomentazioni, dati e storie. Il fatto che in pochi mesi quel piccolo orticello di amici sia divenuto una comunità molto più grande non credo testimoni una particolare bravura da parte mia o di altri, ma semplicemente l’esistenza di un vuoto comunicativo che evidentemente partiti e politici non riuscivano a colmare abbastanza o per nulla. E questo, paradossalmente, più che rallegrarmi mi sconforta.

Quando è stato che i tuoi post hanno cominciato ad attirare l'attenzione degli utenti?
Credo sia stato un post di 2 anni fa col quale ho provato a ricordare un po’ a tutti noi, elencando fatti storici, che non sono di certo stati i barconi a portare all’Italia i suoi problemi. Che prima dei barconi avevamo mafie, bombe, debito, tasse, precariato, attentati nelle piazze, nelle strade, nelle banche, per strada, campagne d’odio contro i meridionali e così via. Tutto fatto in casa, con le nostre mani, da italiani contro altri italiani. Mentre oggi si vuol far credere che ogni nostro male sia stato portato da quattro disgraziati su una barca. Facebook censurò quel post ed Enrico Mentana lo ripubblicò sulla sua pagina sfidando Facebook a censurare anche lui. Quel post superò sulla pagina di Mentana i 100mila like e Facebook non lo censurò, riabilitando anche me poche ore dopo con tanto di scuse.

Nella tua bio su Facebook citi George Orwell: “La vera libertà di stampa è dire alla gente quel che la gente non vorrebbe sentirsi dire”. Cosa non vogliamo ascoltare?
Non vogliamo sentirci dire che noi, come popolo, tra mille pregi e mille meriti, abbiamo anche delle responsabilità sulla nostra condizione. Non vogliamo sentirci dire ad esempio che se milioni di italiani pagano tantissime tasse è perché altri milioni di italiani le pagano in parte o non le pagano affatto. Non vogliamo sentirci dire che se gli italiani non rubassero agli altri italiani ogni anno 120 miliardi avremmo tutti più soldi in tasca, avremmo più lavoro, più ospedali, più servizi e così via. Ci piace invece che i politici ci raccontino la storia del popolo italiano vittima dei cattivi poteri forte, dell’Europa, degli immigrati. E così facendo, non individuando i veri problemi, preferendo le favole alla verità, non potremo mai risolverli i veri problemi.

Chi è e che fa oggi Emilio Mola? Selvaggia Lucarelli ha rivelato che dietro il successo di Cathy La Torre ci sia tu.
Sono un giornalista nato e cresciuto professionalmente nella scuderia di Senzacolonne, alla corte di Gianmarco Di Napoli e, soprattutto all’inizio, di Marcello Orlandini. Oggi con Cathy La Torre lavoro al progetto “Odiare Ti Costa”, per combattere l’odio online, e curo la comunicazione dello studio legale WildSide, leader sul tema dei diritti umani e civili. Il fatto che lei chieda a un giornalista consigli e aiuti sulla comunicazione credo sia da parte sua solo un gesto di grande umiltà. E’ un’avvocata, non una giornalista. E poi basta guardarla nelle sue interviste in tv per capire che sul fronte della comunicazione non ha di certo bisogno di prendere lezioni.

Sei d'accordo con chi dice che i social network abbiano stravolto il giornalismo?
I social network hanno stravolto ogni aspetto della nostra vita. Hanno stravolto il modo in cui ci svegliamo, in cui aspettiamo l’autobus, il modo in cui ci mostriamo, ci rapportiamo con gli amici, il modo in cui cerchiamo o conosciamo la partner o il partner. Tutto. E ovviamente hanno stravolto anche il modo in cui ci informiamo. Lo hanno fatto nel bene, rendendo plurale, gratuita e a portata di mano tutta l’informazione che vogliamo. Ma anche nel male, polarizzando le nostre posizioni, creando bolle in cui ognuno riceve solo le notizie che vorrebbe leggere, favorendo il dilettantismo e diffondendo a velocità spaventose le fake news che stanno avendo un impatto devastante sulle nostre democrazie. Il giornalismo sta insomma vivendo una fase di grande transizione. Sta cercando di capire come gestire questo cambiamento senza farsene travolgere. Così come purtroppo sta avvenendo.

Emilio Mola 1-2 

Quando vuoi sai “mordere”, eppure di solito ti tacciano di essere un “buonista”. Ti dà fastidio quel termine?
Mia mamma da piccolo mi insegnava che bisogna essere buoni, altruisti, pensare anche a chi ha di meno, difendere gli ultimi. Al catechismo mi insegnavano la stessa cosa: prima gli ultimi. A scuola la maestra mi diceva le stesse cose: bisogna essere buoni. Ora scopro che la bontà è un insulto, che pensare agli ultimi è un crimine, che pretendere dal proprio governo di salvare una persona che sta affogando è un orrore. E chi me lo dice questo? Quelli che espongono il rosario ai comizi e hanno come immagine profilo di Facebook la Madonna o Padre Pio. Allora meglio buonista che ipocrita.

E' la politica che influenza i trend sui social o viceversa?
La politica, o meglio la comunicazione politica, ormai vive in funzione del like su Facebook. L’Italia aveva un enorme problema: aveva una classe politica che pensava alle prossime elezioni anziché alle prossime generazioni. Adesso siamo passati a una politica che pensa solo al prossimo post e al prossimo like. Il suo orizzonte non è più né la generazione né l’elezione né l’anno solare. E’ l’oggi. Bisogna ottenere il like del follower oggi. Perché poi quel like diventerà un voto e quel voto diventerà poltrone e potere. E questa gara al ribasso sarà la vera condanna del nostro Paese.

Tu per anni hai scritto su un quotidiano locale, Senzacolonne. Pensi che i social network e il giornalismo oggi possano aiutare i territori in maniera più prolifica rispetto al passato?
Realtà come BrindisiReport sono la testimonianza più lampante di quanto questo sia vero.

Parliamo dell'Emilio Mola privato. E' risaputo che adori il tuo buen retiro di Campomarino di Maruggio. E' quello il tuo vero ufficio?
Magari. Amo il mare, ma attualmente il mio ufficio è a Bologna.

Adesso che il successo ti ha arriso, come (e dove) vedi il tuo futuro?
Dipende cosa intendiamo per successo. Non credo che qualche like o follower su Facebook lo sia. Anzi, evito proprio di usare tanti “espedienti” usati da altri per fare il pieno di like e di follower senza troppa fatica. Ma non è questo che mi interessa. Se qualcuno deve seguirmi deve farlo perché io in cambio gli do qualcosa che sia mio, che sia frutto di un mio lavoro, di una mia riflessione, di una mia ricerca, non perché abbia fatto un copia e incolla o cose di questo tipo. Riguardo al mio futuro non so sinceramente cosa aspettarmi. Ho imparato che la vita può sorprenderti sempre, nel bene e nel male. Il vero successo forse è imparare a gestire questa imprevedibilità, senza mai lasciarsi abbattere nei momenti difficili o esaltarsi e montarsi nella testa in quelli favorevoli.

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Un'ultima domanda: ti ci vedi come politico?
Se fossi un politico punterei tutto su scuola, università, ricerca, sanità, lotta all’evasione, ambiente e riconversione energetica. Cioè cose noiose. Cose che salverebbero il paese, che forse lo renderebbero il più ricco del mondo, ma i cui risultati si vedrebbero solo fra 15-20 anni. Mentre troppi italiani preferiscono ancora sacrificare la ricchezza di domani pur di avere qualche contentino oggi. In parole povere non prenderei nemmeno un voto.

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