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D'Attis: "Porto di Brindisi boicottato, qualcuno ne trae beneficio"

Il deputato: "Progetto vasca di colmata fermo da 3 anni, valuto esposto in Procura". Recovery plan: "Brindisi esclusa"

BRINDISI – Un’interrogazione parlamentare e un esposto in Procura. Queste le iniziative tramite le quali il deputato Mauro D’Attis (Forza Italia) intende far luce su chi, a suo dire, sta traendo beneficio da quello che definisce un boicottaggio del porto di Brindisi. La lentezza degli iter autorizzativi della vasca di colmata e del pontile a briccole, oltre ai dubbi riguardanti il Cis (Contratto istituzionale di sviluppo) e il recovery plan, sono stati al centro di una conferenza stampa in modalità smart convocata stamani (giovedì 14 gennaio) dal parlamentare azzurro, sullo sviluppo della città

Cis e recovery plan

Riguardo ai Cis di Brindisi e Lecce, D’Attis sostiene che questi “non esistono così come ci sono stati raccontati”. Si tratta infatti di un “progettificio” la cui impostazione originaria, secondo la quale ne avrebbero beneficiato sono le città di Brindisi e Lecce, dovrà essere modificata in termini di area vasta, includendo, anche altri Comuni delle due province. “Ancora oggi – dichiara D’Attis - non c’è alcun provvedimento serio in atto sui Cis, un’opportunità che non ci possiamo far scappare”. A tal proposito D’Attis, nel rimarcare la mancanza di dialogo istituzionale con il sindaco di Brindisi, invita lo stesso Rossi e il suo omologo di Lecce a costruire la proposta dei Cis coinvolgendo “tutti a partire dai rappresentanti istituzionali (consiglio comunale, parlamentari del posto, consiglio regionale)”. 

Altra opportunità da cogliere è quella del recovery plan, approdato due giorni fa in Consiglio dei ministri e che in prima lettura sarà assegnato alla commissione Bilancio della Camera, di cui D’Attis fa parte. Il problema, però, è che “sulla transizione ambientale ed energetica – dichiara il deputato - Brindisi non è per nulla citata”. “E’ inserito – spiega il parlamentare - il progetto pilota della decarbonizzazione dei siti di Taranto e del Sulcis”, ma “non c’è scritto in nessuna scheda che Brindisi appartiene anche a Taranto”. Brindisi, da quanto riferito da D’Attis, compare nella bozza del recovery plan solo a proposito di una previsione sull’accessibilità all’intermodalità nell’area del porto. In particolare sono previsti due finanziamenti: uno da 39 milioni di euro per la vasca di colmata, indispensabile per realizzare a Sant’Apollinare tre accosti che permetterebbero di aumentare il traffico delle navi Ro.Ro; l’altro da venti milioni di euro per il banchinamento di Capobianco.

Vasca di colmata

Ma è qui che ci si scontra con i ritardi della burocrazia. D’Attis rimarca infatti come il progetto della vasca di colmata sia in valutazione al ministero dell’Ambiente da tre anni. E’ in fase di stallo anche il progetto del pontile a briccole, necessario per renderebbe più sicuri gli ormeggi presso la banchina di Costa Morena Est e attirare navi più grandi, portando il fondale da 12 a 14 metri di profondità.
D’Attis parla di uffici pubblici “che tengono bloccato il porto di Brindisi, compresa l’inerzia del Consiglio dei lavori pubblici”. “Tre anni per valutare un progetto di vasca di colmata – afferma - sono troppi. Depositerò una interrogazione su questo punto”. Oltre all’interrogazione, D’Attis valuta “la possibilità di deporre presto un esposto alla Procura della Repubblica nei confronti di tutti coloro che sono interessati al procedimento, per i reati di abuso d’ufficio o omissione di atti d’ufficio”. “Perché – prosegue - se è vero che i cittadini devono pagare le tasse entro una certa data altrimenti arriva l’Agenzia delle entrate, è giusto che i funzionari dello Stato che non fanno il loro mestiere o che sono complici di richieste politiche che non hanno nulla a che fare con le prescrizioni tecniche e le autorizzazioni, rendano conto anche alla giustizia”. 

Non solo. D’Attis si riserva di presentare un esposto anche alla Corte dei conti sulle spese sostenute per la caratterizzazione dei sedimenti del porto di Brindisi, ai fini della realizzazione della vasca di colmata. “Sono stati spesi 400mila euro – afferma - ma quando poi la vasca di colmata sarà autorizzata, bisognerà rifare le caratterizzazioni”. “Il porto di Brindisi – sostiene ancora D’Attis - con la complicità dei brindisini è stato boicottato e questa cosa favorisce qualcuno che non si riesce ad individuare. Vediamo se attraverso queste iniziative riusciremo a individuarlo”.  D’Attis appoggia inoltre la localizzazione del deposito di gas costiero progettato da Edison nel sito di Costa Morena Est e chiede l’inserimento del porto di Brindisi nel quadrilatero delle Zes. “Sposiamo la linea del presidente dell’Autorità di sistema portuale, Ugo Patroni Griffi – conclude il deputato - e faremo in modo di vigilare sulle omissioni che vengono fatte o volontariamente o strumentalmente sulle progettazioni di Brindisi”: 

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