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Candidare persone che abbiano già superato l'esame della vita

Il vostro organo di informazione si è soffermato a lungo sul "male oscuro" da cui sarebbe afflitta Brindisi, che ha visto quattro sindaci arrestati negli ultimi trenta anni. Non mi soffermo sul merito delle contestazioni che sono state loro mosse, rientrando io stesso nel novero delle persone sottoposte a misure coercitive

Il vostro organo di informazione si è soffermato a lungo sul “male oscuro” da cui sarebbe afflitta Brindisi, che ha visto quattro sindaci arrestati negli ultimi trenta anni. Non mi soffermo sul merito delle contestazioni che sono state loro mosse,  rientrando io stesso nel novero delle persone sottoposte a misure coercitive. Mi pare solo il caso di sottolineare che le vicende che li videro, loro malgrado, protagonisti sono assolutamente diverse e non collegate da un unico filo conduttore.

Piuttosto è un altro il dato che vorrei sottolineare, questo si suscettibile di una analisi politica. Da che si vota con l’elezione diretta del sindaco ben cinque delle persone assurte a questa carica hanno dovuto rinunciare anzitempo all’incarico. Perché dimessisi o “dimissionati”. E tanto in venti anni.  Anche dal punto di vista delle proporzioni, quindi, questo dato mi pare più eclatante. Persone diverse, per provenienza ed estrazione politica.

Due rappresentanti della tante volte invocata società civile, Errico e Maggi. Due uomini con esperienze politiche alle spalle, sia pure a diversi livelli istituzionali, quali Antonino e Mennitti.  Un uomo nuovo ma già aduso alle frequentazioni delle stanze del potere, ossia Consales. E tanto determinando ogni volta una alternanza dello schieramento chiamato ad esprimere la maggioranza consiliare. Con questo non voglio sostenere che Brindisi sia per definizione una città ingovernabile.

Piuttosto a me pare di poter dire che nel nostro territorio è venuta meno la capacità dei partiti di selezionare classi dirigenti adeguate e idonee a dare soluzione amministrativa ai problemi della città, esprimendo sindaci che potessero far leva su maggioranze “strutturate”, formate da uomini in cui è prevalente non dico l’ideologia ma quantomeno il senso di appartenenza. Tanto ha generato la tendenza a candidare gli “acchiappavoti” piuttosto che i militanti, fenomeno indotto anche dalla introduzione della preferenza unica che ha ridotto le competizioni elettorali negli Enti Locali ad “elezioni di condominio” o competizioni tra clan.

Con due conseguenze, che rappresentano entrambe la faccia di una identica medaglia: da un lato, la convinzione del sindaco di turno di “poter fare da sé”, senza dover rendere conto del suo operato non dico ai cittadini ma quanto meno alle forze politiche che lo avevano proposto per tale carica; dall’altro, le transumanze spudorate di consiglieri dall’uno all’altro schieramento . E tanto in una realtà in cui non solo i partiti ma anche gli altri corpi intermedi hanno da tempo abdicato al loro ruolo di intermediazione e rappresentanza, costretti quasi sempre ad inseguire le emergenze: associazioni di categoria, sindacati, ordini e collegi professionali.

Il venir meno di ogni forma di controllo sugli atti amministrativi ha poi aggravato ulteriormente le cose: un tempo le sezioni provinciali del Comitato Regionale di Controllo facevano da argine al dilagare di atti amministrativi sulla cui legittimità è lecito nutrire dubbi. La soppressione della figura del Difensore Civico non ha fatto che aggravare le cose. Sarebbe forse il caso di chiedersi in quale altra città il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti, che incide sul bilancio comunale per svariati milioni di euro, viene affidato da più di dieci anni senza alcuno straccio di gara.

La inadeguatezza della struttura burocratica ha poi fatto il resto. Come meravigliarsi che nel personal computer di un imprenditore sia stato rinvenuto il progetto di revamping dell’impianto di biostabilizzazione se un unico dirigente, tra l’altro extra pianta organica, regge contemporaneamente cinque ripartizioni chiave come l’Urbanistica, i Lavori Pubblici, l’Ambiente, il Patrimonio ed i Trasporti?

Temo che l’aver scelto di accelerare la data della consultazione popolare non sia stata una scelta felice. Salvo che non si sia scelto volutamente di  privare i cittadini dello spazio necessario per una riflessione. Tre o al massimo quattro mesi mi sembrano un termine assolutamente insufficiente per una adeguata “lettura” del territorio, che ne individui le criticità e ne prospetti le soluzioni. Partirà la caccia al nome ad effetto, cui affidare la guida della coalizione.

Il più conosciuto, il più affermato, magari in settori lontani anni luce dalla politica, incapace evidentemente di rigenerarsi da se, di trovare al suo interno gli anticorpi ch rendano possibile un nuovo inizio. Al punto che mi chiedo come mai a nessuno sia ancora venuto in mente di proporre quale candidato sindaco Flavia Pennetta, senza ombra di dubbio la brindisina più stimata anche fuori dagli angusti confini del nostro territorio.

Quale tipo di sviluppo urbanistico proporre per Brindisi: la via migliore per rilanciare il nostro scalo portuale in una logica non più comunale; come affrontare i rischi connessi con l’ennesima, nebulosa, cessione di pezzi del petrolchimico, che rischia di determinare la scomparsa definitiva di questo segmento produttivo nella nostra città: sono solo alcuni dei problemi che sembra si sia scelto di affrontare “dopo”. E’ sintomatico che anche il rappresentante di un elevato livello istituzionale si limiti ad invitare i suoi seguaci a “scatenare l’inferno”, come se non bastassero i bagliori delle auto in fiamme che già rischiarano le notti brindisine.

Eppure vi sarebbe ancora il tempo per chiedere a tutte le forze che parteciperanno alle consultazioni elettorali di sottoscrivere un patto d’onore: quello di candidare solo persone che abbiano già superato “gli esami della vita”;  che abbiano una professione, un impiego o un mestiere ben definito e non legato a commesse pubbliche; un patto in cui ci si impegni a lasciare il sindaco eletto libero di scegliersi i propri collaboratori, magari al di fuori della cerchia dei candidati. E di poterli sostituire laddove venga meno il necessario rapporto fiduciario.

Un’intesa per invitare i brindisini a guardare alla amministrazione civica come al luogo in cui si affrontano i temi di interesse comune e non come  il posto in cui possano trovare soluzione i problemi personali. E’ troppo? E’ quello che servirebbe per Brindisi.

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