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Depositate le dimissioni. Ripartono le speranze, ma anche i riciclaggi

La storia ricomincia dalle 9 di stamani quando le dimissioni dei 17 consiglieri comunali che hanno staccato la spina alla giunta del sindaco Angela Carluccio sono state depositate in segreteria generale per il protocollo. Da qui alle prossime elezioni, ennesima prova d’appello per i brindisini

BRINDISI – La storia ricomincia dalle 9 di stamani quando le dimissioni dei 17 consiglieri comunali che hanno staccato la spina alla giunta del sindaco Angela Carluccio sono state depositate in segreteria generale per il protocollo. Da qui alle prossime elezioni, ennesima prova d’appello per i brindisini, un anno di tempo in cui la città sarà affidata ad un commissario straordinario contestualmente all’atto di scioglimento del consiglio comunale, e nelle more da lunedì sarà la prefettura a mandare nel municipio di piazza Matteotti un funzionario che dovrà seguire le questioni urgenti.

Per la natura dei problemi aperti, al Comune di Brindisi risulterebbe salutare un incarico commissariale ad un dirigente della Ragioneria dello Stato, che curi, modifichi ma anche indaghi, il dissesto economico, le scelte di finanza locale, e soprattutto la gestione delle cosiddette società partecipate. E’ quanto si augurano a Brindisi, indipendentemente dalla figura e la provenienza del futuro commissario straordinario, gli osservatori delle vicende amministrative. I quali invocano l’accertamento delle connesse responsabilità affinché la politica locale ne tragga ammonimento.

L’impunità amministrativa (non quella penale) è stato un lento veleno per il governo della città, ma un corroborante per personaggi dalle qualità oggettivamente insignificanti ma dalle enormi ambizioni, e agevolati per questo nella tessitura di politiche clientelari, talvolta pericolose. Insomma, occorre una svolta severa, una di quelle cure per la memoria collettiva che impedisca che a distanza di qualche mese storie, persone, volti, comportamenti legati a disastri di gestione della cosa pubblica e anche peggio ritornino in gioco lavati con candeggina e ammorbidente.

Il cinismo popolare ben poche volte sbaglia: i commenti sui social dopo la caduta della giunta Carluccio, operazione progettata, costruita e messa in campo dall’intesa tra Marcello Rollo, ex presidente dell’Asi, e Massimo Ferrarese fondatore di Noi Centro e presidente dell’Invimit, sono piuttosto unanimi. Il cambiamento non ci sarà perché torneranno sotto mentite spoglie i soliti personaggi, e i brindisini ci ricascheranno, votandoli.

Il ragionamento non è infondato, anche se può sembrare dettato solo da una banale semplificazione del rapporto tra la città e la politica. Ben poco è stato fatto negli ultimi anni per risanare un tessuto sociale in parte contaminato da un lato da quella che fu l’economia contrabbandiera dall’altro dall’assistenzialismo rozzo di gran parte del ceto amministrativo, se così può definirsi. In realtà, la situazione è peggiorata perché questi scambi hanno fatto esplodere la grossa grana delle società partecipate e dei servizi ad esse connessi, ma anche la crisi di altri settori, come quello dell’igiene urbana.

Basterà un anno a cambiare tutto questo? Assolutamente no. Un conto sono le dichiarazioni e gli impegni che arrivano a pioggia nelle redazioni da stamani, un conto le prove che hanno dato di se stessi molti dei partiti, presenti in tutte le manovre a palazzo di città degli ultimi tre-quattro anni, assenti dal terreno delle vertenze per la difesa dei posti di lavoro, della progettualità, della scuola, dell’ambiente, e del territorio.

E così la Cgil si trova a ringraziare per il sostegno ricevuto dai lavoratori in difficili situazioni occupazionali non la politica, ma il prefetto. E quello che è stato fatto per ripulire un po’ le facciate e le stanze imbrattate di alcune sedi della pubblica amministrazione lo si deve agli inquirenti, e non alle difese immunitarie di una generazione di occupanti dei luoghi di potere che ha dato prova solo di una incredibile determinazione a riciclarsi e a ritornare.

I diciassette sono tornati a dividersi un minuto dopo il deposito delle firme. Li rivedremo (quasi tutti) nelle liste del giugno 2018? Sarà una campagna amministrativa fortemente condizionata da quella che la precederà, per le elezioni politiche. Molti stringeranno patti per utilizzare il grande serbatoio di voti del capoluogo come è accaduto nelle ultime Regionali. Ma anche la parte della società civile che sogna una vera svolta avrà 12 mesi per cercare “l’uomo nuovo”, calarsi fino al collo in una realtà fatta di latenti o manifeste crisi industriali, di insicurezza sociale, di torti da raddrizzare, infrastrutture da sottrarre ad usi privatistici e da rilanciare, bandi da espletare, programmazione urbanistica da completare, beni comuni da difendere ogni giorno, criminalità da combattere, autorevolezza di città e territorio da riconquistare.

Si vorrebbe concludere dicendo che il tempo dei prestigiatori, degli stregoni, dei furbi, ma anche dei pochi ma puri è abbondantemente finito. Purtroppo non è così. La partita è appena ricominciata.

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