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Emiliano, De Luca, la classe dirigente del Sud e la "questione dei meridionali"

Quando si parla dei leader più forti della periferia, in questo caso Emiliano e De Luca, si usa il termine “cacicco” per indicare il loro dominio assoluto sulle realtà che governano e la loro autonomia dal centro del partito. Cacicco teoricamente era ed è un insulto

Quando si parla dei leader più forti della periferia, in questo caso Emiliano e De Luca, si usa il termine “cacicco” per indicare il loro dominio assoluto sulle realtà che governano e la loro autonomia dal centro del partito. Cacicco teoricamente era ed è un insulto. Cacicco, infatti, è un personaggio che ostacola il rinnovamento, che appesantisce la spinta rinnovatrice centrale eccetera eccetera. I cacicchi, invece, erano i capi tribù delle Antille e dell’America centro-meridionale che si opponevano alla dominazione spagnola.

Come si vede nulla di comparabile con i cacicchi nostrani, almeno per due ragioni. La prima è che non c’è nessuna dominazione esterna. La seconda è che i cacicchi contemporanei non guidano tribù a loro fedeli. Allora la categoria da usare per indicare l’emergere di queste figure dominanti della politica regionale, e , per questa via, di quella nazionale deve essere un’altra. Da inventare.

Se scaviamo nella realtà che ci è di fronte due cose appaiono agli occhi. La prima è che non vi è “dominazione spagnola” rispetto alla quale capi locali si ribellano perché la novità, al tempo d’oggi, (cosa che muta anche  il concetto di questione meridionale) , è che se è vero che il Nord ha colpe verso il Sud, il problema del Sud è  la sua classe dirigente, la democrazia a cui hanno dato vita, la rete che hanno fatto con settori dell’impresa e della burocrazia.

Il cacicco contemporaneo , cioè, non è un liberatore, è forse egli stesso occupatore della propria terra. Se è bravo e disinteressato può suscitare risorse e amministrare nell’interesse generale. Sennò è un politicante come tanti nel passato. Di questi cacicchi è pieno il Mezzogiorno: sono nella sfera della politica (vanesi deputati e senatori, consiglieri regionali incapaci, sindaci inefficienti e via via discorrendo), sono nella società civile: magistrati –divi, giornalisti autoreferenziali, professionisti voraci, imprenditori che contano sulla mano pubblica.

Sono questi cacicchi che rovinano il Mezzogiorno non per la loro opposizione a un “centro” nazionale illuminato ma perché fanno parte di un circolo largo di sostenitori di tutte le leadership nazionali. Questi cacicchi contemporanei non sono neppure capi-tribù. Il popolo che li segue non è composto da una sola tribù e spesso non è neppure organizzato in tribù. Da qui tante mediazioni, tante consorterie, talvolta tante ruberie.

Come si vede, nel bene e nel male, Emiliano ( e De Luca) non rientra in alcuna categoria di cacicco. Non è lui a ribellarsi a Roma ma la tiene sotto scacco, non governa una sola tribù ma un sistema relazionale ampio e contraddittorio.  Emiliano però può fare qualcosa per il Mezzogiorno se parte dal presupposto di far parte, involontariamente forse, di una Casta che oggi domina il Mezzogiorno e non si fa scudo delle inefficienze romane. In questo senso non esistendo i cacicchi, non esiste neppure più una questione meridionale, ma una questione dei meridionali. Se non cambiano loro e se non li aiuta la loro classe dirigente, è inutile continuare a lamentarsi.

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