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Michele Emiliano

Michele Emiliano

La corrente del sindaco contro il Pd regionale: “Commissario decaduto”

“Nomina mai ratificata dalla direzione a Bari”. “Nessun rilancio del partito dal suo arrivo, solo sotterfugi in basso stile impero e attacchi all’amministrazione comunale”. La richiesta al segretario provinciale Bruno: “Emiliano non ha in grande considerazione la città di Brindisi”. E intanto si costituisce il gruppo dei renziani

BRINDISI – “Cari vertici del Pd, il commissario cittadino è decaduto perché la sua nomina non è mai stata ratificata dalla direzione regionale del partito, ai sensi dello Statuto, per cui è arrivato il momento di restituire al circolo di Brindisi la piena autonomia in attesa del congresso per l’elezione del nuovo segretario”. Fuochi d’artificio di inizio anno in casa Pd,  dove l’inno alla pace è durato lo spazio del cin-cin durante il cenone.

Archiviato il momento di festa, è arrivata la miccia accesa spedita al governatore della Puglia, Michele Emiliano in veste di segretario regionale del Pd, al presidente della Provincia (e sindaco di Francavilla Fontana) Maurizio Bruno in qualità di segretario provinciale del partito. La forma è quella di una lettera firmata da due componenti del provinciale, Piero Giosa e Marisa Pati, da un ex della segretarie cittadina come Vito Camassa e da due volti della direzione cittadina, Sandro Antonino e Antonella Verardi.

Nomi che, secondo indiscrezioni, sarebbero quelli di una parte degli esponenti della corrente renziana, costituita a Brindisi di recente in maniera ufficiale, parallelamente alla campagna di tesseramento (tanto discussa e oggetto essa stessa di polemiche e tensioni per le decine di “sconosciuti” portati a richiedere l’iscrizione dalla corrente che fa capo al sindaco e all’assessore Luperti)

La deflagrazione, in effetti, sarebbe conseguenza diretta dell’evoluzione degli ingressi nel Pd brindisino e lascia presagire una battaglia a tutti gli effetti, partendo dal ricorso davanti alla Commissione di garanzia regionale  del Partito democratico, cui la missiva è stata inoltrata per conoscenza, essendo l’organismo deputato alla risoluzione delle controversie in casa.

Il punto di partenza è un attacco ad Emiliano (che, come è noto, non è proprio renziano): “Quando in politica si ricorre a “fatwe” o diktat per imporre il proprio punto di vista, abbandonando il senso di un confronto ampio, della ricerca di convergenze, di una mediazione alta,in quel momento si sta celebrando il funerale della Politica”.

“Ancora una volta il segretario regionale del Pd, rifugge da ogni confronto democratico e dopo aver pretestuosamente commissariato il circolo di Brindisi, pretende l’azzeramento della giunta del sindaco Consales o quantomeno la rimozione degli assessori in quota Pd, l’idea che ci si possa svegliare un giorno e trovare qualcuno che decide per tutti cosa è giusto è esattamente l’opposto di una sana democrazia”, si legge.

“In tempi non sospetti più volte, attraverso documenti ufficiali, la maggioranza dei componenti il direttivo cittadino aveva chiesto invano un intervento del segretario provinciale e del segretario regionale teso a ristabilire le regole di democrazia interna al Partito palesemente violate dall’allora segretario cittadino Antonio Elefante, fu necessaria una motivata richiesta di auto convocazione per costringerlo a un direttivo al quale inopinatamente si presentò dimissionario”. Da qui, il commissariamento con l’arrivo di Sandra Antonica. “Ben presto abbiamo scoperto che l’obiettivo del commissariamento non era il rilancio del Partito,  ma un attacco mirato all’amministrazione comunale”, sostengono i firmatari del documento.

“Solo la precisa volontà di evitare di trascinare il Partito in una squallida querelle a colpi di statuto ha fatto sì che non si giungesse ad impugnare il provvedimento di commissariamento , tentando di evitare una gogna mediatica a suon di comunicati stampa, attività alla quale non si è invece affatto sottratta la commissaria Antonica non giovando certo all’immagine del Partito, sarebbe stato sufficiente, infatti, così come prevede l’articolo 17 dello Statuto Nazionale del Pd dichiarare nulla la nomina del commissario non essendo stata la stessa ratificata dall’organo superiore (direzione regionale) entro 30 giorni”.

Poi l’affondo: “Non è necessario ricordare sotterfugi, blandimenti ed ammiccamenti vari in stile basso impero che hanno caratterizzato i primi giorni di lavoro del commissario prima di giungere all’unica assemblea di circolo nella quale dopo un apprezzata relazione introduttiva di Bruno che invitava il Partito a ricompattarsi trovando al proprio interno la forza di sostenere al meglio le sfide che la città aveva davanti distinguendo così l’azione amministrativa da quella del Partito”. Ma il commissario “riportava al centro del dibattito il ruolo dell’amministrazione e la richiesta di ritiro degli assessori Pd, senza dare ancora una volta alcuna spiegazione plausibile”.

La verità secondo il gruppo dei firmatari sarebbe altra e sarebbe agganciata ad alcune considerazioni:  “L’approdo della Tap, degli interessi corposi che ruotano intorno al Pug, la questione non risolta delle autorità portuali con la città metropolitana di Bari che richiede a gran voce il mantenimento del suo Status a scapito di Brindisi, le questione legate all’Aia della centrale Enel e non ultimo la chiusura del ciclo dei rifiuti e la conseguente posizione su Edipower”.

“L’elenco sarebbe lungo,e val la pena sottolineare comunque come la provincia di Brindisi sia stata ancora una volta mortificata nelle sue aspettative con alcun ruolo di governo o sottogoverno all’interno dell’amministrazione Emiliano. Se tanti indizi fanno una prova è evidente come Emiliano non abbia in gran considerazione la città di Brindisi alimentando di fatto pensieri maligni”. Guerra aperta, in altre parole. Battaglia che inevitabilmente vedrà le parti contendersi il simbolo del Pd. Mentre il centrodestra gongola delle disgrazie altrui e i grillini procedono nella loro marcia verso Palazzo di città, già iniziata con le regionali.

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