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L'ingresso dell'aula del consiglio comunale a Brindisi

L'ingresso dell'aula del consiglio comunale a Brindisi

"E' ora che i partiti si liberino dalle ambizioni dei mediocri"

Il problema è che a Brindisi continuiamo a ragionare in termini di persone e non di classi dirigenti, di "politici" e non di cittadini. La faccio breve: se la città non funziona è perché i brindisini, non solo chi li amministra, hanno qualcosa che non va bene. Sono loro a mandare in consiglio comunale tanta gente mediocre, capace di vendersi per un incarico o un contributo anche da quattro soldi

"Abbiamo perso una grande occasione con Mennitti", diceva un amico poco più di un mese fa. In realtà di grandi occasioni Brindisi ne ha ormai archiviate tante. Michele Errico fu una grande occasione, ma se ne andò sbattendo la porta, inveendo contro i “poteri forti”, anziché denunciarli e combatterli. Lorenzo Maggi era una persona per bene, ma un problema familiare lo costrinse alle dimissioni. Giovanni Antonino è stata la più grande delle occasioni, ma la sua deriva, il delirio di onnipotenza, l'aver imbarcato a bordo tutte le specie (anche le peggiori) e infine la pioggia di arresti, chiusero quell'esperienza in maniera nefasta. Anche Mimmo Consales, almeno per chi lo ha sostenuto, è ora annoverabile tra le occasioni perse.

Il problema è che a Brindisi continuiamo a ragionare in termini di persone e non di classi dirigenti, di "politici" e non di cittadini. La faccio breve: se la città non funziona è perché i brindisini, non solo chi li amministra, hanno qualcosa che non va bene. Sono loro a mandare in consiglio comunale tanta gente mediocre, capace di vendersi per un incarico o un contributo anche da quattro soldi. Quando iniziai ad occuparmi di politica locale, in consiglio c'erano Manco, Masiello, Bargone, Dipietrangelo, Vincenzo Guadalupi. C'erano anche le mezze calzette, ma i "numeri uno" le tenevano a bada affinché non facessero troppi danni. Oggi, anzi diciamo ormai da quasi 20 anni, le mezze calzette sono diventate maggioranza invadente e nauseante. Chiedono, pretendono, ricattano. E purtroppo ottengono. Un incarico, una delibera, una consulenza.

Lo sfilacciamento dei partiti ha fatto il loro gioco. La voglia che ogni sindaco ha di rimanere in sella (si chiami esso Antonino, Mennitti o Consales, nulla cambia) li aiuta a non estinguersi ed anzi a riprodursi fino a diventare metastasi.

C’è chi cambia casacca, partito o movimento subito dopo l’elezione, ma c’è perfino chi lo fa ancora prima del voto, offrendo il suo pacchetto al miglior offerente. Consales pensava di poter governare questi personaggi, ma era finito col diventare ostaggio anche lui. La sua amministrazione era caduta già prima del nefasto sabato 6 febbraio.

Nelle ultime 48 ore, su BrindisiReport, il direttore Marcello Orlandini, il consigliere comunale Riccardo Rossi, l’amico Pino De Luca e il saggio Vittorio Bruno Stamerra hanno scritto cose molto simili utilizzando parole diverse: qui non serve più individuare il Messia di turno, serve un patto per la città, siglato tra persone che ancora ci credono. Un patto che chiuda le porte ai mercanti del tempio (anche quelli che portano in dote 300-400 voti) e ai professionisti del Consiglio comunale. Centrodestra e centrosinistra finora non sono stati in grado di alzare queste barriere. Devono farlo oggi. E forse l’incombenza del Movimento 5 Stelle potrà aiutare a fare un po’ di pulizia.

Ma serve rinnovamento vero, nei nomi e nelle facce, nelle idee e nei progetti. Perché in casi gravi, com’è oggi quello di Brindisi, è necessario intervenire col bisturi. Il Movimento di Grillo candiderà gente “nuova” e speriamo anche competente. In ogni caso, per come stanno le cose, l’ingresso in forze dei grillini in consiglio comunale sarà un bene: difficile assistere a spettacoli più avvilenti di quelli ai quali abbiamo assistito negli ultimi mesi.

La speranza è che l’arrivo dei grillini (e non solo quello) convinca Emiliano a ridare al Pd locale una parvenza di serietà, eliminando quei personaggi in cerca d’autore che hanno contribuito a rendere il partito una barzelletta oltre che un agglomerato di bande e gruppetti in perenne lotta. C’è da sperare che anche il centrodestra ritrovi un sussulto di dignità e si affidi a persone serie, rottamando i ras dell’era berlusconiana e i loro fedeli servitori. Per tutti dovrà valere una regola: è il momento di fare un passo indietro. Di archiviare l’Io e il Tu. E pensare per una volta al Noi.

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