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Dalle analisi del sangue all'arrembaggio trasformista: i rischi per il Pd

Si racconta che quando, finita la guerra il Pci, riprese il suo posto fra i partiti legali, in tanti chiesero di iscriversi. Le vecchia procedura, nata su un partito piccolo e prevalentemente di quadri, prevedeva non solo la doppia presentazione ma anche una vera e propria analisi del sangue per il candidato

Cuffaro

Si racconta che quando, finita la guerra il Pci, riprese il suo posto fra i partiti legali, in tanti chiesero di iscriversi. Le vecchia procedura, nata su un partito piccolo e prevalentemente di quadri, prevedeva non solo la doppia presentazione ma anche una vera e propria analisi del sangue per il candidato. Togliatti tagliò la testa al toro e il Pci aprì le sue fila e diventò un vero partito di massa.

Ovviamente non entrava chiunque. Dovevi essere presentato o essere persona nota sul luogo di lavoro. Questi erano i regolamenti nei partiti di una volta. Generalmente non erano previste iscrizioni di massa. E’ capitato poche volte che una forza confluisse. Per il Pci capitò con dirigenti e militanti del Psiup, partito socialista formatosi col rifiuto della sinistra Psi di appoggiare il primo centro-sinistra che dopo un voto infausto decise di entrare nella grande casa comunista. Si dirà altri tempi. E’ proprio così.

Tempi che ti vengono in mente quando leggi che a Bisceglie in provincia di Bari un trecento persone capeggiate dal sindaco e tutte di destra hanno chiesto la tessera del Pd e quando leggi che l’ex on. Cuffaro, che ha scontato con dignità la sua pena per cose di mafia invita, i suoi militanti, seguaci e elettori ad aderire al Pd. Si tratta di migliaio di persone e di voti.

Bersani ha subito protestato dicendo pressappoco : “Questo partito allora non è più mio”.  Miguel Gotor , suo intellettuale di riferimento dice oggi a un quotidiano che la scissione non sarà un fatto individuale. Roberto Speranza, lucano e ex capogruppo alla Camera, contesta la confluenza che trova in prima fila a fare da argine Fausto Raciti, segretario del Pd siciliano.

Che dire? Hanno ragione loro. La caduta di antiche appartenenze non può trasformare un partito politico in un taxi collettivo. Prendo questo che mi porta fin là, poi se cambio idea ne prendo un altro. Oppure: tanto destra e sinistra non esistono più, allora con chi se non con Renzi che esprime meglio di tutti questo superamento di antiche ubbie?

I partiti, persino quelli di oggi, sono società chiuse. Possono essere , dovrebbero essere, trasparenti, possono incoraggiare l’ingresso di altri ospiti-inquilini. Non devono diventare luoghi neutri scalabili dall’esterno. Non lo può diventare un partito di sinistra. Molti pensano che l’operazione Bisceglie e l’operazione Cuffaro siano l’anticipo del partito della nazione. Sarebbe un ben misera fine di una idea discutibile.

Partito della Nazione in senso largo è un partito politico di sinistra che si fa carico dell’intera comunità nazionale, se la prende sulle spalle. Partito della Nazione può essere, invece, un partito di centro in cui confluiscono tutti coloro che tagliano i ponti con realtà attuale e storia della sinistra (non lo fanno però con la destra). Partito della nazione, infine, può essere il partito del riciclaggio del personale politico impresentabile che porta nomenklatura nell’illusione che  questa porti voti. Quindi quelli di Bisceglie, Verdini, Cuffaro e altri ancora.

Ecco se il Pd diventa questo partito della nazione non è più il Pd. Né se diventa partito della nazione-centrista. Non lo è più neppure in Puglia se il gruppo dirigente  del Pd non chiude le porte al trasformismo di quelli di Bisceglie. Il trasformismo, e quello meridionale soprattutto, sono la malattia più grave della politica italiana.

Non invoco la purezza. Siamo tutti peccatori. Invoco coerenza e dignità. Invoco la bellezza dello scontro fra destra e sinistra.  Questa maionese impazzita per  cui Cuffaro e altri possano stare nello stesso partito di chi aveva appeso il ritratto di Berlinguer non va bene. E’ antiestetico, diciamo così. E non va bene sia se lo fa Renzi, sia se lo fa Emiliano. 

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