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Pd/2 Un partito fluttuante in gran parte in mano mano ai signori delle tessere

Inutile tentare di fare paragoni tra il tesseramento del vecchio Pci e quello del Pd, in questo caso di Brindisi: il 9 dicembre il Pci sarebbe già in campo da due mesi per il reclutamento 2016, mentre il Partito democratico brindisino comincia quello del 2015 a poche settimane dalla fine dell’anno

Inutile tentare di fare paragoni tra il tesseramento del vecchio Pci e quello del Pd, in questo caso di Brindisi: il 9 dicembre il Pci sarebbe già in campo da due mesi per il reclutamento 2016, mentre il Partito democratico brindisino comincia quello del 2015 a poche settimane dalla fine dell’anno. La ragione è semplice: il Pci era uno dei partiti-comunità, e con le tessere si autofinanziava anche; nel Pd le tessere servono ai gruppi al comando per confrontarsi ai congressi o quando si tratta di conquistare la supremazia nelle liste elettorali. E in questo non c’è nulla di nuovo, ma solo una inversione ad U per copiare e mutuare regole del gioco di altri partiti dove dominava la logica degli equilibri e degli scontri tra correnti.

Nel Pd è consentito accettare e promuovere iscrizioni anche un’ora prima dei congressi. Chi vuole vincere si dà da fare. E’ il gioco di gruppi dirigenti immutabili, che hanno fatto il lifting sposando strumentalmente il renzismo e che non si curano della crescita del partito se non per meri interessi elettorali. Raggiunto lo scopo, le tessere possono anche essere abbandonate, non servono più, nessuno se ne occupa. E’ interessante osservare come il Partito democratico si sia ridotto ai minimi termini nelle città dove il Pci era forte e contava centinaia di iscritti, come Mesagne, Francavilla Fontana, Carovigno, tanto per citare qualche esempio, e dove oggi è all’amministrazione (sempre Francavilla e Brindisi).

E’ interessante ed emblematico il dato di Ostuni, una delle sezioni del Pci più deboli dal punto di vista delle iscrizioni, ma dove oggi il Pd ha esattamente il 29 per cento di tutti gli iscritti della provincia, il doppio di quelli della città capoluogo. Qui è forte la leadership dell’ex consigliere comunale Giovanni Epifani e del senatore Salvatore Tomaselli. Ma questo non è riscontrabile invece a Fasano, dove ci sono un senatore, Nicola Latorre, che svolge la propria attività interamente a Roma, e un consigliere regionale, Fabiano Amati, e San Pietro Vernotico, dove ci sono una deputata, Elisa Mariano, e un consigliere regionale, Pino Romano. Oppure a Francavilla Fontana, dove il sindaco è anche il segretario provinciale del Pd. Per capire perché bisognerà aspettare il congresso provinciale.

Sarebbe però sbagliato vedere nella fluttuazione delle tessere del Pd, e nel drastico calo di iscrizioni, solo un fenomeno comandato dagli interessi elettorali e congressuali. C’è indubbiamente anche un abbandono da parte di vecchi militanti e di nuovi iscritti delusi, stanchi della situazione e di un partito che non ha più confronto politico interno, capace di ritrovarsi – ma non sempre – solo in occasione del voto amministrativo o politico, e persino commissariato come a Brindisi ed altri centri della provincia. Riuscirà Sandra Antonica a smuovere le acque?

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