Giovedì, 21 Ottobre 2021
Politica Carovigno

Elezioni/ Carovigno, il Pd: “Mele sindaco”. Pronta una tessera per lui

Via libera con il placet di Tomaselli ed Epifani, con tre liste civiche di appoggio. Tarantino: "Con noi è stato leale". Fuori l'Ncd. Comunisti e Rifondazione con propri candidati

CAROVIGNO – “Hanno tentato di farmi fuori in ogni modo perché io che mi chiamo Mimmo Mele evidentemente ho dato fastidio, e hanno fatto di tutto per mettermi da parte. Che vadano loro a riposarsi”. Lui, del relax forzato, lontano dal Comune, ne ha abbastanza. E allora avanti tutta a Carovigno, con la “coppia di fatto” risultato dall’intesa tra il Partito democratico e il sindaco dimissionario, ex Udc (molto ex), alla ricerca del “botto” personale in uno con il successo politico-amministrativo alle comunali. Con la benedizione del senatore Salvatore Tomaselli e del consigliere regionale Giovanni Epifani, entrambi ostunesi (Tomaselli per residenza), pronti a diventare sacerdoti per la celebrazione delle nozze.

Le dimissioni. Fuori dalla liason carovignese restano quelli di  Ncd, Partito comunista e Rifondazione. Poco importa se il candidato governatore della Puglia, Michele Emiliano, proprio ieri abbia strappato il “sì” del Partito comunista al grido di “Scatenate l’inferno”. Nel regno di Satana, Mele (politico di lungo corso che vanta anche il titolo di onorevole) vorrebbe vedere gli esponenti del Nuovo Centro destra, sui quali ha messo una croce sopra nel momento in cui il 2 febbraio scorso ha consegnato le dimissioni da primo cittadino nelle mani del segretario generale.

Mentre arrivava il commissario Pietro Massone, lui giurava  a se stesso che non sarebbe finita lì. No, perché Mele non ha tollerato affatto il gioco di Ncd che prima ha corteggiato la “sua” maggioranza, infiltrandosi tra i consiglieri comunali eletti nelle civiche del sindaco, poi tra le braccia dell’uomo del Nuovo Centro Destra, Vincenzo Franceschini, sono finiti i transfughi (cinque). Il gruppo di “ex” ha puntato i piedi e fatto sgambetti: “Volevano di tutto e di più”, dice Mele, quanto mai determinato a tornare ad essere sindaco.

“In altre parole mi sono sembrati interessati alla lottizzazione politica. Più dicevo no ai ricatti, più tornavano alla carica. Se credevano di essere riusciti a portarmi allo sfinimento, si sono sbagliati alla grande”. Ci hanno provato chiedendo l’azzeramento della giunta, la presidenza del Consorzio Torre Guaceto e il posto da vice sindaco, stando ai racconti delle cronache del Palazzo.

Mimmo MeleLa “vendetta” di Mimmo Mele. Mele a quel punto ha detto basta e come uno stratega che sa che la vendetta è un piatto che va gustato freddo ha atteso non con le mani in mano che passasse la bufera e il clima tornasse ad essere mite dopo che alla turbolenza politica a cui si è aggiunta la sequenza di attentati a Carovigno:“Ncd è il motivo della mia ricandidatura. Tornerò più forte di prima, per merito del valore morale dei candidati consiglieri del Pd e delle liste civiche (almeno tre,ndr). I rami secchi e l’erba cattiva sono stati estirpati. Non c’è spazio per chi voleva fare danni e ha cercato di sfiancarmi”, sottolinea.

Stanco non lo è per niente. Physique du r?le. Può essere. Non è questo il punto: “Il fatto è che nonostante tutto, c’è la voglia di dare il giusto riscatto a un paese che merita perché ha delle potenzialità enormi che vanno evidenziate con un progetto razionale. Se ci sono la buona volontà e le capacità, allora arrivano anche i risultati. Se vuole le fornisco i numeri”.

Oddio, Mele che dà i numeri è un’affermazione che farebbe più che contenti i “nemici” ai quali ha lanciato il guanto di sfida nella piazza cittadina. “Mi riferisco a quelli che raccontano dello sviluppo del settore turismo, non sono numeri miei: la fonte è della Regione Puglia e qui dicono che le presenze degli italiani nel 2012 sono state pari a 233mila e che nel 2014 sono arrivate a 340mila, ossia più 46 per cento. Così come è salito il numero degli stranieri, passando da 14mila nel 2012 a 26mila”.

L’intesa con il Pd.  A Bari, più esattamente in consiglio regionale, siede un amico di lungo corso di Mele, al secolo Giovanni Epifani, espressione del Pd, ostunese di origine: si  conobbero quand’erano poco più che ragazzi e in calzoncini corti tiravano calci al pallone sognando chissà quali campioni. Erano i tempi dell’Azione cattolica, poi si sono ritrovati nella Dc per separarsi politicamente, incrociarsi per motivi di lavoro essendo entrambi costruttori e “ritrovarsi” in chiave politico-elettorale.

Giovanni EpifaniQuando? Prima ancora del ballottaggio alle comunali di Carovigno, quando Mimmo Mele lasciò senza fiato Tonia Gentile che correva per Forza Italia & co: l’ossigeno arrivò oltre che dalle sette civiche, dai voti giunti (a sorpresa?) dagli elettori del Pd. Nonostante il Partito democratico, chiamato a pronunciarsi sull’apparentamento, disse  no, lasciando libertà di decisione agli elettori. Non era ancora il caso di schierarsi in maniera ufficiale. (Nella foto, Giovanni Epifani)

La “simpatia” c’era da tempo, e si era concretizzata nell’appoggio di Mele al Pd alle comunali (poi perse) di Ostuni, seconda città del “nostro”,  ma a Carovigno il Pd preferì aspettare di capire cosa avesse in mente Mele, vale a dire quale prospettiva di governo potesse esserci, dal momento che il rischio di uno “sbandamento a destra” restava più che concreto. E una volta esclusa questa opzione, bisognava vedere quali sarebbero stati i punti dell’azione, tra cui spiccavano la valorizzazione della fascia costiera (la Marina di Carovigno), la risoluzione del nodo legato all’impianto di depurazione e la questione tributi. Poiché la politica è fatta di numeri, il Pd a conta chiusa entrò in giunta con Marzia Bagnulo, avvocato, attuale segretario cittadino del Partito democratico a Carovigno, titolare della delega di “punta”, quella al Turismo.

Giovanni Epifani. Il perché dell’intesa è presto detto: “Il Pd ha sempre rispettato le valutazioni del territorio, essendo ancorato al principio di democrazia che vuol dire libera scelta e quindi partecipazione”, spiega Giovanni Epifani, a sua volta ricandidato alle elezioni regionali in virtù del diritto di prelazione riconosciuto agli uscenti. “In altre parole non potevamo non tenere conto delle scelte dei carovignesi che hanno votato Pd, per cui una volta discusso con Mele del progetto politico-amministrativo, siamo stati dalla sua parte”.

“Tra l’altro – aggiunge Epifani – le sue dimissioni sono state apprezzate perché Mele si è reso conto che con una parte di quella che era la maggioranza  non poteva costruire niente, per cui non è sceso a compromessi e ha scelto di rimanere con il Pd. Tra l’altro, lo stesso Mele ha raccolto i consensi per il Partito democratico alle primarie vinte da Renzi e precedentemente, alle regionali e alle europee. Carovigno ha votato Pd. Il partito, quindi,  coerentemente ha riconosciuto la validità del percorso seguito dal sindaco dimissionario e la necessità di una continuazione”.

Corrado Tarantino, segretario provinciale uscenteCorrado Tarantino. Il riconoscimento è stato ribadito e consacrato in una delle ultime riunioni davanti al tavolo provinciale del Pd: “C’erano il senatore Salvatore Tomaselli, nella doppia veste di esponente nazionale del partito nonché di componente della Federazione provinciale, e il consigliere regionale Giovanni Epifani”, spiega Corrado Tarantino, presidente uscente del consiglio comunale di Carovigno, già segretario provinciale del Pd nonché candidato primo cittadino in quel che poi sarebbe diventato il Comune di Mimmo Mele.

“Questo a conferma del fatto che c’è stata condivisione in tutte le sedi, dopo quella cittadina, in cui all’unanimità è stato dato il via libera a Mele ricandidato”, continua. “Il Pd, quindi, ribadisce – qualora ce ne sia bisogno – l’impegno politico-amministrativo, convinto com’è della necessità di dare un contributo al riscatto di Carovigno per non tornare mai più al disastro del passato. Quello è un capitolo  chiuso. E i fatti ci danno ragione: crediamo di aver ben fatto sino ad ora e che soprattutto bene ha lavorato Mele il quale con noi del Pd è stato leale”.

“Le sue dimissioni, per quanto siano state definite come un fatto strano se non anomalo, hanno confermato il suo essere in linea con la nostra idea di progettare il futuro, compresa la volontà di rinnovare la classe dirigente”. Volti nuovi, consiglieri di spessore tra Pd e civiche, con Mele sindaco. Sempre lui, evergreen con la maglia da attaccante. Fuori dalla squadra, Ncd. Al pari dell’altra sinistra che pure era stata contattata, salvo respingere la proposta: ha detto no Tonino Mosaico del Partito comunista che a Carovigno sostiene Antonio Palmisano, antropologo, docente universitario. Anche Rifondazione farà da sé con Luigi Tamborrino.

La tessera. In panchina sembrano restare gli esponenti dell’Udc che il Pd vorrebbe dalla sua parte per fare goal. Se la vittoria dovesse esserci, c’è chi è pronto a scommettere che Mimmo Mele metterà sulla sua casacca il simbolo del Partito democratico. Si accettano scommesse, nonostante le attuali dichiarazioni: “Le tessere non mi interessano”, stoppa l’aspirante primo cittadino. “Se dovesse aderire, non può farmi che piacere”, dice Epifani. “Ma non mi pare che ad oggi abbia maturato questa scelta. In ogni caso, Mele una risposta al Pd l’ha data in termini di fedeltà”. Partito democratico e Mimmo Mele sono una coppia di fatto, c’è poco da fare. E naturalmente (non c'era bisogno di sottolinearlo) ticket Epifani-Mele per l'incrocio elezioni regionali-elezioni comunali.

Ma non bisogna dimenticare che si gioca anche un'altra partita, in queste elezioni comunali anticipate: quella tra Mimmo Mele e il suo grande, vero avversario Vittorio Zizza, l'ex sindaco e ora senatore di Forza Italia schieratosi con i "ricostruttori" di Raffaele Fitto. Il centrodestra scende in campo con un ex assessore della giunta Zizza, Carmine Brandi, che annuncia un'impressionante ondata di liste civiche. Anche nelle prossime settimane il pathos e l'adrenalina saliranno alle stelle a Carovigno, è garantito. Questa però è un'altra storia.

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