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Il caso Fassina emblema del limbo della sinistra esterna al Pd

Quello che è successo a Stefano Fassina a Roma si presta a diverse considerazioni. Lasciamo perdere quelle più severe e sarcastiche. Analizziamo le altre

Quello che è successo a Stefano Fassina a Roma si presta a diverse considerazioni. Lasciamo perdere quelle più severe e sarcastiche. Analizziamo le altre. Fassina arriva alla candidatura per fare il sindaco di Roma dopo aver guidato una severa opposizione a Matteo Renzi e dopo essere stato nel governo Letta che si reggeva anche con i voti di Berlusconi.

L’uomo è di sinistra, viene dalla scuola di Vincenzo Visco, è triste- solitario-y-final,  non ha grande impatto televisivo. Però ha una sua coerenza, è uno che sa rinunciare. Una persona perbene. C’è molta differenza umana, morale e politica fra lui e il suo sodale Matteo Orfini che, dopo essere stato uomo di D’Alema grazie al quale è arrivato ai vertici del Pd e in Parlamento, poi lo ha ferocemente criticato fino a diventare presidente dello stesso Pd, dopo Cuperlo, con un patto con Matteo Renzi.

Fassina è altra pasta d’uomo. Tuttavia si è candidato per Roma sapendo di non aver entusiasmato molti suoi compagni di cordata, soprattutto quelli di provenienza Sel. Fassina con D’Attorre e pochi altri non ha truppe ovvero ne ha poche e per racimolare le firme necessarie a candidarsi ha dovuto far riferimento al gruppo dirigente di Sel.

Alla fine si è scoperto che il marchingegno aveva alcun falle e Fassina si è trovato finora fuori. Alcuni pensano a una trappola romana di alcuni dirigenti di Sel, non c’è però la pistola fumante, quindi i maliziosi possono aver ragione ma anche no.

Resta il dato politico:  da decenni le esperienze a sinistra falliscono. Hanno avuto due sole punte apicali con Bertinotti e poi con Nichi Vendola dopo la vittoria pugliese. Poi è sempre stata la stessa storia. Una miriade  di gruppi che si espellevano l’un l’altro, e alla fine molta gente a casa, molti tornati laddove erano fuggiti, altri a creare nuovi partiti.

Del resto non ci sono più i leader di una volta: Fratoianni non vale Vendola ma neppure Franco Giordano. E il povero Fassina è così triste che è difficile votarlo. Questo dice molte cose per chi nel Pd si sente a disagio o si aggira attorno al Pd. A sinistra non nasce niente. Diciamola tutta: non è mai nato niente. La vera linea vincente, o con qualche probabilità di vittoria, è sempre stata quella di spostare l’asse del principale partito di sinistra.

Questo vuol dire compromessi e bocconi amari. Molti non vogliono gli uni e non voglio più ingoiare gli altri. Tocca a loro dire, allora, che mondo c’è dopo e fuori dal Pd. Forse è meglio combattere su una idea positiva che rilanci il Pd perché  “essere contro Renzi” non basta per fare una linea.

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