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"Il Cavaliere e il solito armamentario tv"

BRINDISI - Riceviamo e pubblichiamo il seguente intervento dell'ex senatore Michele Miraglia sulle tecniche mediatiche di Silvio Berlusconi alle porte della campagna elettorale per le Politiche di fine febbraio.

BRINDISI - Riceviamo e pubblichiamo il seguente intervento dell'ex senatore Michele Miraglia sulle tecniche mediatiche di Silvio Berlusconi alle porte della campagna elettorale per le Politiche di fine febbraio.

Le continue scorribande di Berlusconi alla radio e, soprattutto, in tv, avvenute con largo anticipo ed in maniera più massiccia rispetto ai competitori, ripropongono alcune riflessioni sulle tecniche di comunicazione, dallo stesso sperimentate con successo in passato ed ora riproposte.  Premesso che le campagne elettorali del Cavaliere si svolgono sotto l'attenta regia di esperti di marketing, esse ripetono gli schemi classici della pubblicità commerciale, attraverso la riproposizione ossessiva del messaggio propagandistico, imperniato su alcuni slogan ad effetto, per imprimerli nella mente dei destinatari ( es. non mettere le mani nelle tasche degli italiani, eliminazione dell'Imu, etc.).

Non è necessario che le promesse fatte siano mantenute in seguito o siano compatibili con le condizioni disastrose della finanza pubblica, l'importante è che creino una illusione momentanea nei soggetti interessati e diano l'impressione di avere a cuore e di voler  difendere le posizioni delle categorie più gravate dal fisco. Oltre alla presentazione di programmi irrealizzabili, come puntualmente avvenuto con i precedenti governi di centro-destra, altra furbizia del Cavaliere consiste nell'esporre una versione di comodo, completamente falsa ed arbitraria, di fatti e vicende del passato.

Così l'affermazione di non aver mai alzato le tasse durante i suoi governi, smentita dai documenti ufficiali, che affermano l'esatto contrario oppure la dichiarazione che l'andamento dello 'spread' è indipendente dai governi, quando all'opposto è dimostrato che vi è una stretta connessione tra i due fattori. Infatti, mentre alla caduta del governo Berlusconi nel novembre 2011 lo 'spread' Italia - Spagna toccava i 140 punti base a svantaggio del nostro paese, con la nomina di Monti e la fiducia dei mercati il differenziale tra i due paesi, invece, si azzerava nell'arco di una settimana.

Ancora, la promessa di presentare una lista pulita di candidati alle prossime elezioni, contraddetta dalla candidatura di fior di indagati, inquisiti e processati, da Dell'Utri a Cosentino, da Verdini a Cesaro. Tale disinvoltura e sfrontatezza del Cavaliere si basa fondamentalmente sulla speranza di poter raggirare ancora una volta l'elettorato, specie quello di memoria corta e meno informato, che riceve, in maggioranza, informazioni tramite la tv, in gran parte influenzata dalla sua propaganda.

Pur sapendo di esporsi a forti critiche, perchè prive di fondamento, le sparate propagandistiche del Cavaliere ( ultima, la proposta di candidare alla Presidenza della Repubblica Mario Draghi, già impegnato a svolgere con autorevolezza ed incisività l'alto incarico di Presidente della Bce) egli le utilizza unicamente allo scopo di occupare la scena mediatica e così dimostrare di non essere in declino, ma ancora "vivo e vegeto".

Infine, l'irrefrenabile pulsione ad atteggiarsi a vittima, vuoi della magistratura, vuoi dei comunisti, vuoi degli alti poteri dello Stato, vuoi delle potenze straniere, rappresenta anche un modo per proporsi all'attenzione e comprensione dell'opinione pubblica meno provveduta (i napoletani direbbero "chiagni e futti" ). Se quello elencato è in sintesi parziale l'armamentario del populismo e della demagogia del Cavaliere, ad esso si aggiunge altrettanto fuorviante ed esiziale quello del principale alleato della coalizione, la Lega Nord, alla quale fa da contraltare, assurdamente, nella medesima alleanza il Grande Sud, in una specie di commedia degli equivoci e di gioco delle parti, senza alcun costrutto. (Michele Miraglia)

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